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Di cosa parliamo quando parliamo di famiglia?

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Famiglia, cosa significa famiglia? Per un recente studio inglese, famiglia è passare tempo insieme.

Famiglia, cosa significa famiglia? Per un recente studio inglese, famiglia è passare tempo insieme. Ne deduco quindi  che io non tengo famiglia, scompaginata e sparpagliata  com’è, come le biglie che un boccino ha schizzato sul tappeto verde di un biliardo, a popolare i quattro angoli del mondo se il mondo avesse forma quadra.
Allora ne reinvento una ad hoc su Youtube, che ci vuole. Basta avanzare la proposta di amicizia. Basta cliccare un pulsante e la mia famiglia adottiva si crea – sotto i miei occhi e per volontà precisa – con la stessa facilità con cui dio ha reso la terra un luogo abitato.
Lo, so, è maya, illusione. Però l’innamoramento no, ecco l’innamoramento non lo avevo previsto.
E in questo mio angolo privato cerco Shane, giovane e malizioso come un puledro, Shane che offre sé  stesso alla curiosità  di mille e mille visualizzatori – e come potrebbe essere diversamente, tu sei fatto per sedurre -, così se pure il Canada è lontano, mio Shane e tu sei poco meno di un uomo (i puristi direbbero un ragazzino), conosco a memoria la tua casa, il tuo giardino, i tuoi amori. Shane e il primo bacio, Shane che prova un triplo salto mortale, Shane a scuola con Susan. Shane at the mall, al centro commerciale. Shane e i miei nuovi capelli. Vi piacciono, chiedi? Lo chiedi a me Shane? Come posso rispondere? Che giudice sarei, io? Un giudice cieco, un giudice imparziale.
Sono belli i tuoi sfondi,  Shane. Sei un elfo ridente, il pulito delle mie giornate. Sottile come un filo di cotone. Le tue dita nodose, le braccia ossute. Sempre così imbottito di vestiti. Hai avuto freddo e il tuo giaccone a scacchi, forse, non ti ha protetto abbastanza. E’ consumato sui gomiti e questo dice di te, parla della tua vanità solo apparente. Non hai cura dei dettagli, non ti importano. La tua  bellezza è l’argine alla sciatteria. Ma dimmi caro, ora tocca te ascoltare: tutta quella neve è caduta davvero? Chi ti ha scaldato le mani mentre attraversavi quei cumuli di neve? Sei stato felice l’inverno passato? Chi dice di amarti ti ha trattato bene? Hai idea  dove migrano le anatre quando i laghi si ghiacciano? Diresti no, mi pare di sentirti. Tu ami solo la musica. Youtube, myspace. Lo sfondo scorre, si porta via il Canada. Illusioni.
Poi la tua danza sfuma, e quando i due minuti di video-presentazione sono vano passato – ripetibile all’infinito se lo desidero cliccando “guarda di nuovo” -, come mi piace vederti sedere, seduti tutti e due – la danza è finita, la cam va spenta e allora spegniamo la cam – in quell’attimo di puro miracolo, quando il tuo viso è un dettaglio secondario, non mio ma neppure più solo di te stesso perché  l’ON-OFF di questo universo cybernetico ti costringe tuo malgrado alla banalità delle cose – allora, fermerei l’attimo in cui torni in te, fuori da te a occuparti che il  filmato sia registrato bene. Ma soprattutto ansioso di piacere, ragazzino bugiardo. I miei sono occhi grandi, occhi esperti a stanare la bugia.
Così mi accorgo con sgomento purissimo quanto getterei alle spalle  ciò per cui mi affanno le giornate:  riconoscimenti, congratulazioni, una vita posata e rispettabile, un uomo che mi ama. Per maya, un’illusione. Per te, te, mille volte per te piccolo Shane.

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