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Non Pensarci. È sempre fiction

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La settimana scorsa abbiamo fotografato la situazione della fiction italiana illustrando alcune serie di eccellenza prodotte in particolare dal satellite.

La settimana scorsa abbiamo fotografato la situazione della fiction italiana illustrando alcune serie di eccellenza prodotte in particolare dal satellite. A tale proposito, questa settimana vi segnalo il caso di “Non pensarci” che ha debuttato lunedì 18 maggio su Fox (canale 110 di Sky). Tentando di replicare il successo di “Boris”, la fiction, in 12 episodi, prodotta da Pupkin, ITC Movie e Wilder per Fox Channels Italy e La 7 (che la trasmetterà l’anno prossimo) trae ispirazione dall’omonimo film del 2008 di Gianni Zanasi, regista anche della serie tv insieme a Michele e Lucio Pellegrini (“I Liceali”), entrambi sceneggiatori della fiction. Ancora una volta, quindi, la televisione si vede costretta a pescare e recuperare idee narrative dal grande schermo (come Quo Vadis, Baby e Romanzo Criminale) con l’intento di regalare più ampio respiro al testo rappresentato.

Fotografia divertente e surreale di una famiglia “costantemente sull’orlo di una crisi di nervi”, alla frutta, la serie racconta le disavventure dei Nardini, un tempo facoltosi imprenditori che producevano ciliegie sotto spirito ed oggi ad un passo dalla bancarotta, vista con gli occhi del secondogenito, che dopo anni d’assenza da casa e a causa dell’infarto del padre, dovrà fare i conti con il proprio ritorno in famiglia. Questo è l’incipit della serie televisiva, che nel primo episodio risente di una certa lentezza narrativa, ma che pone comunque le basi del racconto negli episodi successivi. Una narrazione che non risparmierà cattive notizie, complicati lieto fine, cinici dialoghi e personaggi surreali. E proprio i personaggi rappresentano il cuore pulsante della vicenda. Personaggi che pensano e che, coerentemente, affrontano momenti difficili con toni quasi “primaverili”, surreali in una Rimini piovosa. Questi appaiono in grado di far scattare il processo di immedesimazione da parte del pubblico e, in ciò, consiste la forza della serie.

Il cast vede tra i protagonisti diversi volti noti del cinema italiano quali Giuseppe Battiston, Valerio Mastandrea, Caterina Murino, Gisella Burinato e altri, con la partecipazione di un volto irrivente della tv come Luciana Littizzetto.

Protagonista principale è Stefano (Mastrandrea), una piccola star del rock indipendente italiano, anche se ormai la sua carriera vive un periodo di decadenza. Ha 36 anni, non ha più una compagna, e le copertine delle riviste musicali non hanno più spazio per lui. Così, disilluso e disorientato, da Roma torna a casa. Un personaggio che suscita la simpatia, ma soprattutto l’empatia, dello spettatore proprio perché genuinamente costruito con semplicità, che non sempre significa superficialità.

Alberto (un impeccabile e ironico Giuseppe Battiston) è un ex campione di tennis che ha appeso la racchetta al chiodo per dedicare la sua vita alle ciliegie. Ha una moglie che lo stressa (Anna  Ferzetti) e due figli piccoli. Michela (Anita Caprioli), la sorella, è una biologa marina che ha rifiutato una cattedra all’estero per restare vicina ai suoi delfini al parco acquatico. Ecologista convinta, usa solo mezzi pubblici, fa attivismo politico, volontariato e mille altre attività utili alla comunità. Non mancano mamme in crisi salvate da sedicenti “sciamani di Riccione” e una sfilza di divertenti e azzeccati caratteristi che vivacizzano le vicende della famiglia Nardini. Con la partecipazione straordinaria di Luciana Littizzetto (Marta, l’amica e parrucchiera della madre), che porterà il sano torpiloquio a vette mai viste, la serie diverte e si fa guardare con gusto rappresentando qualcosa di distante dai family drama ai quali siamo abituati. La famiglia è al centro con tutti i suoi meccanismi non sempre facilmente comprensibili e gestibili. Nonostante qualche digressione visionaria che la rende vicina a prodotti esteri, la fiction parla essenzialmente di famiglia, lavoro, di rapporti umani e sociali, di sogni e disillusioni in un mondo fresco e divertente toccando, alle volte, anche il limite dell’assurdo. La stessa risata nasce da una costante applicazione della legge di Murphy. Ovvero, se qualcosa andrà storto lo farà.

Una serie fresca e divertente che sottolinea l’inadeguatezza di tipi umani che, alla fine, riescono a suscitare tenerezza in chi li guarda. E, senza pensarci, arriva dritto alla pancia e al cuore del telespettatore.

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