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Libri di piante e fiori (prima parte)

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A quanto mi hanno raccontato, il ramo paterno della mia famiglia è stato legato alla terra per generazioni.

A quanto mi hanno raccontato, il ramo paterno della mia famiglia è stato legato alla terra per generazioni. Contadini e  vignaioli; coltivavano la vite e facevano il vino. Da quando i monasteri avevano smesso di essere autonomi per le loro necessità, era la mia famiglia, per lunga tradizione, a rifornire di vino la vicina Abbazia di Montecassino.

Rammento bene un rubicondo monaco del monastero – Fra’ Pietro, si chiamava – che al tempo della vendemmia si trasferiva nella casa della nonna per il tempo che era necessario, e presiedeva a tutte le fasi della complessa operazione.

Da dove sia nato il mio interesse per le piante non mi è ben chiaro; forse dall’esserci stato sempre in mezzo. Ragazzino di campagna; elementari in una scuola locale: ‘sede disagiata’ per la maestra, ma una pacchia per noi piccoli, che abbinavamo – come si dice – casa, giochi e lavoro, in un continuo di avventure che la scuola non interrompeva, anzi…

Solo alle medie il salto in città, che distava poco più di tre chilometri, ma già era un altro mondo. Poi il liceo, e all’epoca le piante erano l’ultimo dei miei pensieri, frastornato tra novità e ormoni…

La grande città – Roma, per gli studi universitari – fu uno shock. Alla vita in città, per chi è nato e vissuto in campagna, manca sempre una dimensione. Ci si adatta, più o meno ‘contro natura’; se ne apprezzano i vantaggi, ma alla prima occasione si cerca di fuggirne. Forse è stato in quel periodo che si sono inseriti i libri (di piante e fiori): a riempire un vuoto. Ma prima o poi si ritorna alle radici. A me è successo nel ’79, con l’acquisto e successiva ristrutturazione di un casale in campagna, lontano da Roma ma non troppo: zona ‘Castelli’.

Evidentemente, viverci in mezzo, alle piante, non è sufficiente a sviluppare ‘la passione’. Mi proverò a definirla meglio…

I contadini hanno con la natura un rapporto empatico, in parte ‘magico’; la conoscono e la temono. I loro nemici sono i temporali, le grandinate, le gelate tardive, i lunghi periodi senza pioggia. Coloro che vivono dei prodotti dei campi hanno con la natura un rapporto per forza di cose inquinato, se devono trarne un utile. Poi ci sono gli esteti curiosi, gli intellettuali di ritorno, gli stessi pensionati, curatori di certi campicelli ordinati di periferia, affascinanti da esplorare, perché in essi si condensa l’esperienza di una vita… Già qui siamo più dalle parti di quella che definirei ‘passione’… [v. su “O”: I giardini di marzo… 
del 04.03.07]

 

Quando è capitato a me, di tornare alla campagna, non ero solo.

Non mi riferisco a persone e affetti, ma ad un’altra presenza, più discreta e continua: i libri, sono stati i compagni fedeli di quegli anni. Sono stati con me nei primi lavori, nella sistemazione del giardino, nella (ri)scoperta del mondo delle piante; mi hanno accompagnato nei viaggi… In molti modi hanno cambiato il mio modo di vedere le cose.

Li cercavo con fervore di collezionista, per un’immagine, una suggestione che mi avevano attratto. E’ difficile che qualcuno di essi mi lasciasse senza darmi un’idea in più, una prospettiva che prima non avevo. Mi riferisco, per limitare il campo, solo ai libri sul tema che stiamo trattando: quelli di fiori e piante…

Libri di piante e fiori (prima parte)

Ippolito Pizzetti (1926 – 2007) l’ho conosciuto negli anni ’80… Andai a prenderlo nella sua bella casa dalle parti di Corso Francia – con il famoso terrazzo di cui sempre scriveva – per accompagnarlo a Villa Ramazzini. Con alcuni amici volevamo coinvolgerlo in un progetto per ripristinare l’architettura originaria del giardino di quella villa storica; ma questa è un’altra storia…

Di lui ricordo la gentilezza e la disponibilità, oltre all’estrema competenza. L’avevo apprezzato nelle brevi note della rubrica settimanale: “Pollice verde” che teneva su un periodico. Quando le raccolse tutte insieme, in un libro dal titolo omonimo, corsi a comprarlo.

Di Ippolito Pizzetti si è già parlato su queste pagine [v. su “O”: Notizie dai giardini – Giardini veri e sognati 
del 02.04.07] per un approccio – si può dire – ‘umanistico’ ad essi e per considerarli una ‘chiave’, una delle vie di ‘accesso al mondo’.

Pizzetti aveva ben chiaro che il giardinaggio è al contempo un’avventura della fantasia e dell’intelletto; un territorio di frontiera tra la tecnica e la poesia. Sapeva quanta parte della bellezza di un giardino è dovuta, oltre che all’intuizione iniziale, alla paziente operosità, alla lenta acquisizione dell’esperienza, all’incessante impegno della ragione.

Negli anni successivi Pizzetti è stato, oltre che autore di una famosa “Garzantina” (‘Fiori e Giardino’; 1998), anche curatore de “L’Ornitorinco”, una ‘Collana di libri sulla natura’, per la Rizzoli, preziosi e ormai introvabili. Se ne presenta un florilegio su queste pagine (v. in seguito).

 

 

Vita Sackwille-West (1892- 1962) era una ‘romantica donna inglese’ coniugata con il diplomatico Harold Nicolson, amica di Virginia Woolf e con lei  appartenente al circolo Bloomsbury.

Vita e il marito, negli anni tra le due guerre mondiali diedero inizio, con l’acquisizione del castello di Sissinghurst nel Kent, alla realizzazione di uno dei più rinomati giardini in ‘stile inglese’ [v. su “O”: Passeggiate per i giardini del mondo 
del 13.05.07], applicando molte delle intuizioni della famosa ‘garden designer’ inglese Gertrude Jekyll (1843 – 1932)

In questo libro – titolo originale ‘Garden book’ (1968) – sono state raccolte le note settimanali di giardinaggio di Vita Sackville-West sull’Observer. L’edizione italiana è del 1975. Emblematico il sottotitolo (di pugno di Pizzetti, direi): ‘Coltivare un giardino come si coltiva la vita’.

Scrive Pizzetti nella sua presentazione, in seconda di copertina:

“In your garden’: nel vostro giardino – si chiamava la sua rubrica settimanale, di cui questo libro è una antologia. Non come si fa o si cura un giardino; non il giardino come entità astratta, ma cosa accade nel vostro giardino. Che è molto diverso. Il giardino diventa qui un’esperienza, dove il ritmo delle stagioni, il mutare dei colori e delle forme, la resistenza delle singole piante introdotte, i tentativi, le invenzioni, le fantasie repentine e le disillusioni, sono annotate giorno per giorno. E quando il giardino è concepito – dalla Sackville West come da chiunque lo consideri non uno scacciapensieri o un hobby, ma un fatto della vita – chi ne vuol parlare non ha altra soluzione, come hanno fatto sia l’Autrice che Gertrude Jeckyl o tutti i grandi maestri del giardinaggio, che parlare del proprio giardino… (…) …Il riferimento al vostro giardino non è un controsenso; vuol dire: tutto quello che posso insegnarvi è il modo di vivere questa esperienza, ammesso che siate disposti ad accettarla come tale; la disposizione ad un rapporto con il mondo delle piante…”

 

All’inizio della frequentazione con il mondo delle piante, una conoscenza di base è fondamentale. L’esplorazione del microcosmo del proprio giardino, così come lo sguardo attento al vasto mondo vegetale tutt’intorno, pongono una quantità di interrogativi, di urgenza ineludibile per il vero appassionato.

Un manuale fondamentale per questo scopo, diventato ‘di culto’ tra gli adepti, e concepito al fine di identificare con esattezza – per approssimazioni successive – la pianta che si sta cercando, è il seguente:

‘Che fiore è?’, di Dietmar Aichele. Titolo originale ‘Was blüht denn da?’ (1965/1979). Un libro prezioso, anche grazie ai chiarissimi disegni di Marianne Golte-Bechtle. Collana ‘L’ornitorinco’, Rizzoli (1980)

L’identificazione procede a partire dalla caratteristica più appariscente delle piante – cioè il colore del fiore – raggruppandole in pagine con il taglio di diverso colore. Ogni sezione è ulteriormente suddivisa in tabelle, in considerazione del luogo di reperimento (es. giardini, orti, prati, macerie, pascoli, scarpate ferroviarie e così via). Infine, all’interno delle tabelle, una ulteriore suddivisione è fatta in base alla forma del fiore (per il numero di petali: quattro, cinque o più, a simmetria radiata (come il garofano), a simmetria bilaterale (come la bocca di leone o le orchidee), con piccoli simboli a indicarne la forma. Insomma una divertente caccia al tesoro, compensata dai ‘preziosi’ nomi della pianta (il nome comune e quello scientifico, della classificazione di Linneo). Essi permetteranno di accedere al favoloso mondo delle informazioni sulla pianta – famiglia genere, specie – agli scambi tra appassionati, alle ricerche e ai confronti con altre specie…

Da “Che fiore è?”, due pagine a caso, con i fiori raggruppati per colore. E’ parzialmente visibile il ‘taglio’ colorato del libro, per facilitare la ricerca ‘a colpo d’occhio’
Sempre da “Che fiore è?”, due pagine a fronte con le indicazioni corrispondenti alle figure

Ad un livello di maggiore esperienza con le piante, si situano due libri altrettanto preziosi, con immagini non disegnate, ma fotografate.

É peculiare il modo in cui funziona la memoria fotografica, con le piante. Quando si ha tra le mani un libro di piante è consigliabile sfogliarlo, semplicemente: ‘guardare le figure’, anche pensando ad altro. Qualcosa rimane sempre. A distanza di tempo, in altri luoghi e in una diversa situazione, l’immagine ritorna come ricordo. Appena possibile si andrà a scartabellare tra i propri libri – quei pochi che ciascuno avrà eletto a propri ‘libri guida’ – per dare a quell’immagine un nome.

Due guide di Oleg Polunin. I titoli originali sono rispettivamente: ‘The concise flower of Europe’ (1972) – Ed. italiana Zanichelli, 1974 e ‘Trees and bushes of Europe’ (1976) – Zanichelli, 1977

Nella mia personale esperienza il passaggio alle infinite seduzioni delle piante esotiche – innescato con i viaggi –  è stato propiziato dai primi libri pubblicati in Italia da Guglielmo Betto (venuto a mancare prematuramente nel 1994), peculiare figura di appassionato preso in prestito da un’altra disciplina: era avvocato e giurista d’impresa. Si è già parlato di Guglielmo Betto su queste pagine [v. su “O”: Piante e frutti tropicali in Italiadel 20.10.08].

Come divulgatore della conoscenza dei giardini e di piante insolite egli è stato – ho scoperto poi – un faro per molti. Proprio da queste pagine di “O”, trovandomi a prendere contatti per la pubblicazione di alcune foto con altri appassionati, ho incontrato un suo estimatore, nella persona di un grande esperto e coltivatore in Italia di una pianta multiforme e dalle infinite varietà: la passiflora (v. al sito: http://www.passiflora.it)

‘Le piante insolite’ di Guglielmo Betto; Ed. Giorgio Mondadori, 1991. In copertina Allamanda neriifolia, Fam. Apocynaceae

Dalle piante insolite a quelle difficili da coltivare nei nostri climi, il passo è stato breve. Le orchidee sono state una passione folgorante, durata alcuni anni, un corso, molti libri e – perfino – l’iscrizione al gruppo romano della società dei coltivatori. Poi, pur restandomi una grande ammirazione per queste piante ho smesso di insistere a volerle coltivare in Italia, in un clima alieno: questo è accaduto dopo averle conosciute meglio e avute per compagne durante una lunga permanenza in un paese tropicale.

In quei climi esse sembrano vivere di niente e le ho viste prosperare così rigogliosamente, aggrappate con le radici nude ai tronchi degli alberi, che non ho più avuto voglia di forzarle in serra, una volta tornato in Italia…

‘Le Orchidee’ di Rebecca Tyson Northen: un ‘classico’ intramontabile. Titolo originale americano ‘Home Orchid Growing’ (1a ed. 1950). Ed. italiana ‘L’ornitorinco’ – Rizzoli (1981)

Un’altra avventura con le piante ha riguardato i bonsai. Anche di essi abbiamo già parlato, soprattutto – attraverso un racconto di Theodore Sturgeon – per rispondere a chi pensa che fare bonsai sia una forma di crudeltà verso le piante; è invece piuttosto una interazione, che implica una conoscenza approfondita e uno scambio. Scrive Sturgeon: – “E la scultura più lenta del mondo, e qualche volta non si sa bene che cosa venga scolpito, l’uomo o l’albero”. [v. su “O”: Le piante e il tempo del 05.08.07].

Dei vari libri sui bonsai, ciascuno riesce a dare un’idea, una originale soluzione per un problema che si è avuto durante la coltivazione. Questo, di Harry Tomlinson, De Agostini (1991) ne è un bell’esempio

Anche la stagione dei bonsai ebbe termine. In modo brusco. Li regalai tutti ad un amico fidato, perché partivo per una lunga permanenza all’estero, ed essi hanno bisogno di cure assidue.

Tyler Whittle: ‘I cacciatori di piante’ (Rizzoli 1980). Titolo inglese: ‘The plant hunters’ (1970). La coniugazione di passione e avventura in un libro che si legge come un romanzo

Viaggiano, gli uomini e le piante [v. su “O”: Piante e uomini in viaggio (terza parte) 
in tre parti, dell’1, 22 e 28.10.2007].

Viaggiano i semi, con il vento, con gli uccelli e le correnti; viaggiano le piante insieme agli uomini, per i motivi più diversi. Viaggiano gli uomini con navi aerei e poi… Con i ricordi e con i sogni.

 

Libri di piante e fiori.1 (continua)

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