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La Sapienza della fiction: nuove idee per raccontare storie

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Un confronto intenso, significativo e ricco di spunti e riflessioni quello emerso nel corso del 1˚ Fiction Day dal titolo "La Sapienza della fiction" che si è svolto presso il Centro Congressi d’Ateneo lo scorso 13 maggio.

Un confronto intenso, significativo e ricco di spunti e riflessioni quello emerso nel corso del 1˚ Fiction Day dal titolo “La Sapienza della fiction” che si è svolto presso il Centro Congressi d’Ateneo lo scorso 13 maggio. La giornata, momento di incontro tra mondo accademico e realtà professionali, è stata istituita anche per “festeggiare” i primi venti anni dell’Osservatorio sulla Fiction Italiana, diretto da Milly Buonanno, e il suo inquadramento entro la facoltà di Scienze della Comunicazione.
Oggetto di discussione è stata, appunto, la narrativa, quella particolare forma di racconto seriale protagonista delle serate televisive. Una fiction che ha rischiato di cadere nella trappola pregiudiziale di coloro che, a livello accademico, non hanno riconosciuto, fin da subito, il suo essere bussola per orientarsi nelle incertezze del presente e la sua capacità connettiva e che, al contrario, nel corso del tempo ha dato vita a molteplici forme di discorso sulla realtà sociale. Una fiction, per dirla con Casetti, che riprende la realtà che ci circonda, e la trasporta su un piano parallelo. A volte mostra alcuni aspetti nascosti, a volte mescola più realtà fino a fonderle in un altro, diverso mondo.
Come emerso dai dati mostrati dall’OFI, il 60% della fiction va in onda in prime time e, ad esempio, il 42% delle serate di Rai Uno di quest’anno è stato occupato proprio dalla produzione seriale. In tempi di erosione e frammentazione del pubblico televisivo, la fiction rimane, pertanto, il genere più visto e apprezzato. Proprio le audiences hanno assunto un ruolo sempre più centrale e attivo nelle pratiche di ricezione e di consumo essenzialmente per soddisfare quel bisogno di storie e di narratività specifico dell’essere umano. Storie in grado di leggere il cambiamento del mondo e coltivare l’identità individuale e la memoria collettiva di un paese. La forza dirompente dell’immaginazione narrativa, come scrive Ricoeur, consiste nella capacità di poter trascendere il reale fornendo quelle risorse che permettono agli individui di costruire la propria identità.
“Alla fiction”, come ha detto Milly Buonanno, “viene oramai riconosciuta la funzione di preservare, costruire e ri-costruire un senso comune della vita quotidiana, un substrato di credenze e assunzioni condivise, perfino di risposte ai dilemmi dell’esistenza, che a sua volta serve a familiarizzare con il mondo sociale”. Se, da un lato, Mario Morcellini ha affermato come la fiction, nella sua storia, sia stata sempre in grado di cogliere, rielaborare e anticipare le trasformazioni della società italiana, dall’altro, il mondo accademico e professionale ha riconosciuto che il genere è oramai ad una svolta. Nonostante la quantità di ore trasmessa nell’ultimo anno tocchi quota 800, è opportuno riflettere ed intervenire sul genere. Innovarlo. Renderlo al passo coi tempi.
Tempi che offrono una pluralizzazione delle forme di fruizione della fiction dovuta, in particolar modo, all’affermarsi e diffondersi delle nuove tecnologie. Una fiction plurale che deve investire in contenuti. Si trovano “autostrade bellissime e infinite ma vuote di contenuti” come hanno detto i broadcaster, presenti al convegno; al contrario, in tempi di tagli ai budget, si devono ripensare i modelli produttivi e prevedere costi più bassi. “È un prodotto che costa molto” – ha commentato Giancarlo Scheri (direttore Fiction Mediaset) “per questo motivo crediamo sempre di più nell’utilizzo delle nuove tecniche di ripresa come l’alta definizione. Occorre, inoltre, aprirsi alle coproduzioni internazionali nella lunga serialità”. Riprogettare la fiction significa comprendere la centralità del packaging per le serie. Appare fondamentale pensare ai prodotti narrativi esclusivamente in termini editoriali; in quanto la fiction prende valore dall’identità del canale, come ha compreso molto bene Sky. Nils Hartmann, direttore di SkyCinema, ha riconosciuto come l’identità di rete aggiunga immenso valore al prodotto proprio perché questo si viene ad inserire nel flusso del palinsesto creando l’evento attraverso l’appuntamento fisso.
In secondo luogo, la competitività della fiction italiana si deve giocare sempre più sui formati. La fiction, se vuole sopravvivere a se stessa, deve riconoscere la sua linfa vitale proprio nella lunga serialità. La produzione in serie nell’ambito del prodotto culturale muove innanzitutto da ragioni di ottimizzazione economica: la serializzazione di una storia, la sua parcellizzazione in piccoli frammenti uguali nel formato, mantengono vivi l’interesse e la curiosità per sapere cosa succederà dopo, aumentando l’attaccamento alla storia. Il racconto segmentato viene a costituire un formidabile strumento di costruzione e fidelizzazione del pubblico. Come ha ben intuito Sky, si deve rischiare maggiormente investendo sul prodotto a lunga serialità proponendo storie di anti-eroi come Romanzo Criminale o, prossimamente, vicende legate al satanismo e al Mostro di Firenze.
La sfida è già in atto. È necessario, pertanto, che la totalità degli attori coinvolti si collochi come artefice del cambiamento, abbandonando la lunga fase adolescenziale e costruendo modelli virtuosi di narrazione di storie che siano facilmente collocabili nella propria vita quotidiana, vicende in grado di produrre quadretti della nostra realtà sociale.

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