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C’era una volta Sergio Leone

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In questi giorni in molti hanno ricordato Sergio Leone, morto esattamente 20 anni fa (il 30 aprile 1989), a noi piace ricordarlo con le parole di uno dei suoi principali collaboratori, Sergio Donati.

In questi giorni in molti hanno ricordato Sergio Leone, morto esattamente 20 anni fa (il 30 aprile 1989), a noi piace ricordarlo con le parole di uno dei suoi principali collaboratori, Sergio Donati. Quello che segue è l’incipit del volume pubblicato da noi di Omero C’era una volta il west (ma c’ero anch’io).

Un giorno dell’inverno 1963 squillò il telefono nella mia casa di Milano. “E’ un tale che chiama da Roma” disse mia moglie “Un certo Sergio Leone.”
Oh bella. Saranno stati tre anni che non lo sentivo. Presi il ricevitore e mi esplose nell’orecchio il suo romanesco vocione baritonale: “A Se’, ma che cazzo stai a fa’ lassù tra le nebbie?”
Gli spiegai che lavoravo in pubblicità, che ero diventato copy-chief nella seconda più grande agenzia italiana, che mi ero appena sposato.
“Ma al cinema non ce pensi più ?” chiese lui.
“Beh, scrivo Caroselli…”
“Tsè ! Sta a sentire,” disse lui con tono misterioso, “Vatti a vedere un film de Kurosawa, se chiama Yojimbo, la sfida del samurai.”
“E perché?”
“Perché se ne po’ fa’ un western.”
“Un western?” trasecolai “Un western italiano?”
“Che ti credi? Già se ne fanno. Certo, si truccano da stranieri, regista e attori tutti con dei nomi americani. Che te frega? L’importante è che ‘sta storia giapponese è la fine del mondo.”
“Ma Kurosawa che dice?” mi preoccupai “E’ disposto a cedere i diritti per un remake in chiave western?”
All’altro capo del filo sentii che Leone sbuffava per tanta ingenuità. “Ma quando mai Kurosawa lo vedrà… Mica è un film de John Ford. Lo devo fa’ co’ du’ lire, altro che in Giappone, se arriva a Caltanissetta è già un miracolo. Ma l’importante è cominciare, mostrare di che siamo capaci. Allora, ce stai?”
“Beh… ” borbottai vago “Appena posso me lo vado a vedere, questo film, e poi magari ci sentiamo.”
Riappesi e mia moglie mi guardò curiosa: “Ma chi è questo Leone?”
“Uno del cinema,” dissi “è molto in gamba, ma un po’ troppo trafficone per il carattere mio, ha sempre mille progetti, uno più sballato dell’altro… Tipo un western italiano, figurati! Senti, amore, quando questo Sergio Leone richiama digli che non ci sono, che sono all’estero per lavoro, che non si sa quando torno.”
E fu così che non scrissi la sceneggiatura di “Per un pugno di dollari”.

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