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Creator Vesevo: sculture di lava in mostra permanente

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Il Vesuvio, uno dei cinque vulcani più pericolosi al mondo, è anche creatore. Oltre che simbolo controverso di distruzione, e allo stesso tempo di vita...
© Giovanni Barba

Il Vesuvio, uno dei cinque vulcani più pericolosi al mondo, è anche creatore. Oltre che simbolo controverso di distruzione, e allo stesso tempo di vita, il vulcano partenopeo può ben essere considerato generatore. Creatore di arte, nella fattispecie, perché dalla sua pietra lavica sono state ricavate ben dieci sculture che, da almeno quattro anni, ornano il sentiero che conduce al cratere. Nel corso del tempo, la fisionomia vesuviana ha acquistato un valore simbolico ineguagliabile, fino a rappresentare la città stessa. Un progetto unico è “Creator Vesevo”, programma di land art, in perfetta unione con il territorio e lo straordinario paesaggio. Collocata in un punto che consente di ammirare un panorama unico al mondo, al centro di un grandioso arco naturale, che da Capo Miseno corre fino a Punta Campanella, la grande cima rappresenta un miracolo della natura, un caleidoscopio di immagini di difficile descrizione e diviene straordinario palcoscenico di mostra d’arte. “Non c’è nessun altro vulcano al mondo, nessun altro luogo di montagna per il quale sia stata pensata una cosa del genere, un intervento che coniuga bellezze naturali – che non hanno bisogno di parole tanto il Vesuvio è conosciuto, un’icona mondiale – con il genio degli artisti che hanno apportato al fascino del vulcano il soffio della loro arte”, è il commento di Jean-Noël Schifano, direttore artistico del progetto. Nel piccolo slargo, da cui si inerpica la strada che porta all’Osservatorio Vesuviano, la prima opera della lava in mostra permanente è quella dell’olandese Mark Brusse: Ascoltando con gli occhi. Poi, via via, sfilano Dimas Macedo , affermato autore portoghese di opere monumentali, con Totem, il visionario jugoslavo Vladimir Velickovic, con L’antenato, e il pittore e designer tedesco Johannes Grützke, con Il tempo inesorabile. La mostra continua con un napoletano di fama internazionale, Lello Esposito, pittore e scultore impegnato in una ricerca sui simboli della città (Pulcinella, la maschera, i corni, l’uovo, i teschi, i vulcani e San Gennaro) che sul sentiero ha installato Gli occhi del Vesuvio, una grande maschera di Pulcinella, nera di pietra lavica, attraverso i cui occhi si può vedere il paesaggio. L’esposizione continua con l’unica presenza femminile del gruppo artistico, l’islandese Rúri, che ha realizzato Terra vivax, e con Miguel Berrocal il più grande scultore vivente, autore di un epico Torso del Vesuvio. Per finire, si possono ammirare lo specialista del granito, il francese Denis Monfleur, con In faccia al Vesuvio, l’artista franco-argentino Antonio Seguì, con Icaro, e il greco Alexandros Fassianos che ovunque ha esposto opere in cui unisce realtà eroiche del mito antico, a moderne situazioni quotidiane ed è presente sul vulcano con L’angelo di fuoco. Una rosa di artisti di fama internazionale che ha sposato il progetto con grande entusiasmo. L’originalità degli scultori è stata, però, sorretta dalla maestria degli artigiani del Vesuvio e dal patrimonio di conoscenze e familiarità con il vulcano che ancora conservano. La pietra lavica, infatti, è di difficile lavorazione: più dura del granito, ma fragile come il vetro è quasi un materiale simbolico. Così, solo grazie all’intervento di mani esperte è stato possibile forgiarla. “Napoli e il suo territorio – ribadisce Schifano – non devono imitare quanto si fa altrove, ma devono creare qualcosa di suo, come questa mostra permanente del Vesuvio. Napoli non ha bisogno dell’effimero, ma di qualcosa che duri…”. Il progetto dei dieci scultori, nato da un’idea dell’architetto Massimo Iovino, coordinatore del Programma Urban Herculaneum del Comune di Ercolano, dà nuova luce al vulcano, da sempre luogo totemico, religioso e scientifico, ammirato mondialmente e parte ardente e magica dell’identità europea. Le statue sono una sorta di voto, un sacrificio fatto al grande gigante, per imbonirlo. Come a un dio a cui si offre la propria virtù, per riceverne benevolenza. In fondo, si spera gradisca.

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