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La “Piovra” è donna. Squadra Antimafia – Palermo oggi

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Martedì scorso ha debuttato, su Canale 5, il primo dei sei appuntamenti con la nuova serie prodotta dalla TaoDue per Mediaset, Squadra Antimafia – Palermo Oggi

Martedì scorso ha debuttato, su Canale 5,  il primo dei sei appuntamenti con la nuova serie  prodotta dalla TaoDue per Mediaset, Squadra Antimafia – Palermo Oggi, nuovo capitolo della fiction ispirata alla mafia che “conclude”, in maniera ideale, la trilogia iniziata con Il Capo dei Capi e L’Ultimo Padrino. La volontà è quella di affrontare la mafia oggi, senza riferimenti biografici a padrini realmente esistenti o lontani dalla contemporaneità. Una serie dove prevale il falso sul vero, il verosimile sulla realtà concreta potenziando gli aspetti action e thriller. L’idea, al contrario, è di realizzare una storia di Mafia, o meglio della lotta tra Legge e Mafia, dal punto di vista delle donne, considerato che finora la prospettiva privilegiata è stata quella maschile.

Al centro troviamo Palermo, la sua zona grigia, i suoi contorni confusi. Una successione scenografica di paesaggi marittimi, caos cittadino e santuari. Una Palermo che torna a fare da sfondo a una storia destinata a macchiarsi di sangue e fondata sul rapporto tra due donne: da una parte il vice questore Claudia Mares (Simona Cavallari), richiamata a Palermo da Stefano Lauria (Massimo Poggio), capo della Squadra Duomo, corpo speciale per la lotta alla Mafia; dall’altra Rosalia Abate (Giulia Michelini) discendente di una famiglia mafiosa scappata in America dopo un attentato dei Corleonesi nel quale ha perso la famiglia e dal quale si è salvata proprio grazie a Claudia. E così, anni dopo, le due si ritrovano in un paese dagli equilibri mutati, ma che ancora vive nella morsa del terrore per una mafia che sembra difficile da estirpare completamente, ma una serie di tragici eventi le coinvolgeranno, allontanandole e tramutando la loro amicizia in estrema rivalità.

Una fiction dove, finalmente, è evidente la traccia del progetto, della scrittura, della serialità, elementi oggi indispensabili per rendere possibile una diffusione multicanale. Alla base vi è un’ottima scrittura drammatizzata che attraverso il punto di vista femminile e la preferenza per l’action, è in grado di “far vedere” i fatti più che raccontarli. Una narrazione priva di tempi morti ma caratterizzata da ritmo serrato, intenso dove è forte l’idea che solo le donne potranno, forse un giorno, battere la mafia.

Proprio le donne, protagoniste della storia, permettono di non vedere il già visto e non ascoltare il già raccontato. Si pensi al personaggio della poliziotta, interpretata da Simona Cavallari, e quella di Rosy, alla quale presta il volto Giulia Michelini, che è una sorta sintesi di tutte quelle donne di mafia pentite. Come ha dichiarato il regista della serie, Pier Belloni, sia nello stile di regia che nella narrazione ha dovuto rispettare questo punto di vista privilegiando l’intimità delle vicende già forti per natura. Il genere– ha ancora detto – è dettato dal titolo, ma la mafia è talmente diramata negli argomenti che permette di passare dal poliziesco al drammatico fino all’action pura e cercando di rispettare la credibilità della storia. Grazie agli attori è possibile una grande empatia e identificazione anche con personaggi apparentemente mostruosi che sono lontani nelle grandi azioni ma vicini in quelle di tutti i giorni e nei sentimenti universali come l’amore.

Nel cast si ritrovano anche Claudio Gioè, apprezzato protagonista de “Il capo dei capi”, stavolta nei panni del Vice Questore Ivan Di Meo, che collaborerà con la protagonista a fare luce sull’indagine lasciata aperta da Lauria. Oltre a lui, ad aiutare Claudia ci sarà la squadra “Duomo”, quella che arrestò Provenzano, composta da Alfiere (Ninni Bruschetta), Africa (Marco Leonardi), Gigante (Lele Vannoli) e Viola (Silvia De Santis).

Uscire dalla banalizzazione del melodramma, del romanzo è possibile. Cosi come è possibile improntare di serialità il racconto della Mafia moderna, di quelle famiglie nobili mafiose palermitane che furono scacciate da Riina e i Corleonesi negli anni ottanta.

Una narrazione al femminile dove si va ad inserire quella lotta tra Bene e Male arricchita da una serie di sfumature ben più interessanti della semplice ambizione della conquista di potere tipica degli uomini e delle fiction del passato.

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