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La danza dei fiori. Leggerezza

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"La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso. Paul Valéry ha detto: Il faut être léger comme...
“La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso. Paul Valéry ha detto: Il faut être léger comme l’oiseau, et non comme la plume

(Italo Calvino, Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio. 1. Leggerezza – Milano, Oscar Mondadori, 1993)

Questi Momix! Devono avere Roma in particolare antipatia perché centellinano le loro apparizioni nella capitale, mentre più facilmente si concedono altrove, in giro per l’Italia. Li ho seguiti – attraverso Internet – da Bologna, per la ‘prima’ italiana di ‘Bothanica’, il loro spettacolo più recente, a Torino, infine a Rimini, il 27 e il 28 marzo.

È stato allora che ho pensato: Fermi là! – prima che ripartissero per ancora più lontano: per Messina il 7 e l’8 di aprile e poi per New York, addirittura…

Rimini è lontanissima da Roma. Meno male che ho degli amici a Cervia, che è lì nei pressi, e mi farà piacere incontrarli; così associo le due cose.

Prendo la borsa – macchina fotografica e taccuino per gli appunti – e parto…

I Momix sono un gruppo di danza moderna – coordinati da un leader-guru, Moses Pendleton – attivi fin dagli anni ’80, in USA originariamente. Nel corso degli anni la formazione e il numero degli interpreti hanno subito diversi mutamenti, anche per fattori fisiologici; ma il fascino che trasmettono attraverso i loro spettacoli è rimasto immutato.

I Momix fanno un teatro-danza che utilizza il corpo umano, costumi e attrezzi, giochi di luci e ombre, in una originale combinazione che evoca un mondo di immagini surreali.

Ricordo di averli visti per la prima volta una quindicina di anni fa; ma sono come una droga: si torna a vederli ancora e ancora, dopo una prima folgorazione, nei diversi spettacoli che portano in giro per il mondo…

La locandina dell’ultimo spettacolo dei Momix: ‘Bothanica’, strutturato come un’opera sinfonica in quattro stagioni e due tempi

Alcune immagini di scena dagli spettacoli dei Momix: ‘Corolla’, da ‘Opus Cactus’ (sopra) e ‘Il risveglio della primavera, da ‘Bothanica’

Mi sembra che uno degli aspetti di fascino del teatro-danza dei Momix consista nel tentativo di superare la forza di gravità cui tutti i corpi terrestri sono assoggettati; ma non questi danzatori, apparentemente.

L’altra assunto della fisica che sembra negato è che il movimento, il sollevamento, lo spostamento in genere, richiedano sforzo e fatica; neanche questi si avvertono, durante lo spettacolo.

Infine la instabilità, le metamorfosi che hanno luogo sulla scena. È una variazione continua delle forme, per cui ogni cosa cambia e si trasforma in qualcosa di altro, suscitando sospensione del giudizio, attesa, e infine la sorpresa in chi assiste.


Altre immagini da uno spettacolo dei Momix: effetti speciali ottenuti con la luce di Wood (black light), che rende fluorescente il colore bianco.

La luce e i colori, insieme alla musica, si combinano per ricreare immagini fantastiche e oniriche; una sorta di base emotiva alla scena cui si assiste con gli occhi. Proprio all’inizio della sua carriera artistica, quando ancora militava con l’ensemble “Pilobolus Dance Theatre” Pendleton collaborò con Frank Zappa e apriva i concerti del suo gruppo ‘Mother of invention’.

Ogni volta si tratta di uno spettacolo ‘concept’, legato da un filo comune; sia esso la vita nel deserto, le magie della luce lunare, o il mondo della natura, come in quest’ultimo ‘Bothanica’.

Qualche locandina di altri spettacoli dei Momix, nel corso degli anni

Una associazione che viene quasi immediata quando – come per l’universo Momix – si considerino l’originalità di espressione e le coreografie della danza, è il classico ‘Fantasia’ di Walt Disney. D’altra parte lo stesso Pendleton ha ammesso di esserne stato influenzato ai suoi inizi.

Il film di Disney fu una scommessa a più livelli – per l’epoca (1940!), ma anche in assoluto – non solo per l’associazione tra il suono e le immagini (far vedere i suoni… far sentire le immagini…), ma anche per aver messo in scena animazioni di creature improbabili come ballerini, animali o vegetali…

La danza dei funghetti e dei cardi e delle orchidee (con musiche dallo ‘Schiaccianoci’ – ‘The Nutcracker’ di Ciajkovskij); la danza degli ippopotami, degli struzzi e dei coccodrilli (sulle note della ‘Danza delle ore’ di Amilcare Ponchielli)

Nessun riferimento è più pertinente con la danza dei Momix che una storia di science fiction, di quelle che piacciono a me… Un romanzo breve vincitore del premio Hugo nel 1978 (una specie di Oscar della sf – Ndr.). Titolo: Stardance, di Spider e Jeanne Robinson [lo scrittore è Spider, ma la moglie Jeanne, danzatrice, coreografa e insegnante di danza, vi ha collaborato con una sua visione ‘dall’interno’ nel campo specifico – Ndr]. Stardance, oltre che una serie di successo è poi diventato anche il progetto di un film e un’idea di movimento a gravità 0, seriamente presa in considerazione dalla NASA. L’uscita del libro e l’inizio dell’attività dei Momix sono più o meno contemporanei; credo che tra i due eventi ci siano dei collegamenti…

 

Stardance è la storia di Shara Drummond, una danzatrice eccezionalmente dotata, ma con un corpo che non è esattamente quello di una ballerina.

Assistiamo alla scena in cui la sorella Norrey, ballerina affermata e insegnante di danza, la presenta all’operatore video, io-narrante della vicenda.

Mio Dio, Norrey, ma… È colossale..! 

– Sì. Il secondo marito di mia madre era un giocatore di football americano – disse Norrey in tono malinconico …È spaventosamente brava!

– Se é brava, è spaventoso davvero. Povera ragazza…”

Con  questo handicap da fronteggiare e con una volontà (tutta americana) di danzare malgrado questo, Shara prova, insiste nella danza solista mentre l’operatore (che nel frattempo si è senza speranza innamorato di lei) riprende i suoi lavori.

Danza, Shara, pezzi che intitola: “Gravità è un verbo” e “Massa è un verbo“, dove ‘verbo’ sta per ‘legame’, ‘costrizione’ cui non è possibile sfuggire. Ma sono esperimenti sterili, che non hanno alcun successo di pubblico, e il sodalizio si interrompe.

Qualche tempo dopo Shara ricompare con un’idea completamente nuova. Si trasferirà per le sue danze in una stazione spaziale in orbita intorno alla terra, ad una gravità ottenuta artificialmente mediante la rotazione dell’enorme anello. Riprende con sé l’operatore e iniziano una nuova avventura.

Insieme mettono in scena, in un grande hangar a 1/6 della gravità terrestre, un’opera intitolata “Leggerezza“; ma è solo la preparazione al lavoro successivo: “Stardance“, una danza in assenza completa di gravità. Per questo ambiente Shara impara a padroneggiare le cavigliere e i bracciali che le consentiranno di muoversi e danzare nello spazio esterno, in una tuta d’argento.

Poi – come spesso succede nelle storie di fs – l’orizzonte e il tema si allargano, e ritroviamo nel finale Shara a danzare nello spazio per trasmettere l’essenza della razza umana, la sua capacità di concepire la ‘Bellezza’, ad una razza di Alieni.. Nello spazio danza, Shara, per noi e per loro, “Stardance“, la sua ultima danza…

La copertina del libro di Spider e Jeanne Robinson, del 1978 (in Italia il racconto è stato presentato in una antologia: ‘I premi Hugo 1976-1983′; Editrice Nord, 1984)

Queste le impressioni e i richiami a proposito dello spettacolo dei Momix.

Ma le coincidenze proposte dal caso sono infinite e imprevedibili; oppure sarà che quando si ha un’idea, si cercano – o passano per la testa in modo quasi automatico – tutte le assonanze con essa.

Fatto sta che la mattina seguente, in giro per la cittadina di Cervia con gli amici, si scopre una fontana molto particolare, ideata da Tonino Guerra – già sceneggiatore-amico di Andrej Tarkovskij, di Fellini e molti altri – uomo di molteplici attività, cultore della terra e delle tradizioni di questi luoghi, di cui è nativo (Santarcangelo di Romagna – 1920).

Una immagine de ‘Il tappeto sospeso’: la fontana ideata da Tonino Guerra e realizzata da Marco Bravura, collocata nella zona attigua agli antichi magazzini del sale, in Cervia (RA); qui appena posta in opera, nel 1997

L’opera dà un’idea di sospensione e leggerezza; come se fossero appunto i cumuli di sale a tenerla ferma, ancorata ad impedirle di volare…

Tappeto sospeso con scritta – Una più recente sistemazione della fontana

Ma le sorprese della serendipità non finiscono qui. Bighellonando sul piazzale adiacente alla fontana, lungo i vecchi magazzini del sale – la principale attività del posto nel passato erano le saline – si trova per caso una Mostra che fa al caso nostro.

‘I giardini del vento’; locandina della mostra di Alejandro Guzzetti a Cervia

Si tratta dell’allestimento in un grande capannone – i vecchi magazzini del sale, per l’appunto – della mostra di un artista argentino, Alejandro Guzzetti, che ha come tema il vento.

Il rovello di Alejandro è il vento: si sa che l’Argentina è la patria del vento… Così scrive nella presentazione dei suoi lavori:

“Il vento è una forza invisibile, inafferrabile… Fugge.

Non ha forma propria, dimensione, odore…

È un elemento difficile da definire, impossibile da ignorare.

Senza oggetti lungo il suo percorso,

sembra non possedere alcun suono.

Tolto il vento, tutto è fermo ed il silenzio sovrasta lo spazio,

mettendo fine a quest’arte in quanto tale.

E così descrive le sue creazioni:

Strumenti semplici – concepiti come stravaganti segnavento (… ) –

costruiti con bambù, conchiglie, legno e altri materiali naturali, per dare al vento una voce in più; (…) …rimane la terra il loro sostegno ed il vento la loro anima.

(…) Di questo paesaggio sonoro sono il responsabile della forma,

ma è la natura a suonarlo…”

‘I giardini del vento’, la mostra di Alejandro Guzzetti dal 28 marzo al 13 aprile 2009 presso gli Antichi Magazzini del Sale, a Cervia (RA).

Anche al sito http://www.turismo.comunecervia.it/

 

E ancora coincidenze… Da chi può essere mai patrocinata, questa mostra sul vento, se non dall’associazione degli aquilonisti di Cervia, il ‘Club Cervia Volante’?

Una sequenza così serrata di casualità nella scrittura non è ammessa, si sa; ma nella realtà accade. Noi la registriamo come cronisti.

 

Esiste nella cittadina romagnola un forte interesse per gli aquiloni e il luogo sembra ventoso al punto giusto per promuoverlo e per esercitarsi.

Non è vero che gli aquiloni siano un passatempo per gente che non ha niente da fare (…Fannulloni …fannulloni!); in Oriente, dove di leggerezza un po’ si intendono, è un’attività presa molto sul serio…

Gli aquiloni sono molto diffusi in Sri-Lanka, dove c’è una ‘stagione del vento’ in cui tutti, adulti e bambini, si danno un  gran da fare con qualunque arnese in grado di volare legato ad un filo, e il cielo si riempie di colori. Anche in India ci sono dei ‘Festival’ dedicati agli aquiloni; sicuramente ce n’è uno a Jaipur, in Rajasthan. Ma non si sapeva molto, qui da noi, di battaglie con gli aquiloni; dei fili trattati con polvere abrasiva, per tagliare i fili degli avversari; almeno fino al grande successo de ‘Il cacciatore di aquiloni’ di Khaled Hosseini ((Ed. Piemme, 2004). Il romanzo – poi anche un film di Marc Forster, 2007 – ha un inizio molto suggestivo: un occhio sul mondo dei bambini che giocano e combattono con gli aquiloni, in un luogo molto lontano e diverso, per noi, come l’Afghanistan.

Ma anche qui da noi ci sono esibizioni, raduni e perfino dei festival internazionali, per chi vuole partecipare, la stagione del vento è appena all’inizio!

Scene dal film “Vuoti a rendere” (regia di Jan Sveràk, 2007), recentemente programmato nelle sale romane

Da un’associazione all’altra – sempre pensieri portati dal vento – viene in mente la mongolfiera del film ceko “Vuoti a rendere”, in questi giorni nelle sale romane, in cui è affrontato con molta grazia il tema della leggerezza del vivere una stagione ingrata: il diventar vecchi.

Certo, non sono rose e fiori…

…Ma malgrado tutto, vorrei accomiatarmi così:

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