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A Gorizia costumi da Oscar

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La magia del cinema è costituita dai particolari, che non si riducono solo agli effetti speciali. C’è qualcosa ancora di artigianale e di antico...
© FARABOLAFOTO

La magia del cinema è costituita dai particolari, che non si riducono solo agli effetti speciali. C’è qualcosa ancora di artigianale e di antico, sia nella realizzazione pratica che nella stessa creazione dell’immagine: il costume. A Gorizia, dal 26 aprile fino al 6 settembre 2009, si può visitare una mostra interamente dedicata ai costumi di scena di una delle più famose sartorie romane, la Tirelli.
Palazzo Attems Petzenstein ospiterà L’atelier degli Oscar. I costumi della sartoria Tirelli per il grande cinema. Un’esposizione che mette in mostra i costumi indossati nella storia del cinema (da personaggi come Sofia Loren e Claudia Cardinale e di recente Monica Bellucci) è stata presentata a Roma perché Roma rimane nell’immaginario collettivo la città del cinema aureo. La stessa sartoria Tirelli, nasce e si sviluppa negli anni ’60 proprio a Roma.

Il comune di Gorizia ha fatto un passo in più rispetto alla capitale, ha costruito una mostra con la stessa sartoria che è stata ed è una pietra miliare nella storia del cinema, realizzando costumi premiati da Oscar, Nastri d’argento e David di Donatello. La sartoria Tirelli non porterà nella città friulana una mostra pacchetto e precostituita, ma un lavoro certosino e artigianale. Proprio come quello necessario per la creazione dei costumi de L’età dell’Innocenza di Martin Scorsese, in cui le preziosità del XIX sec. strette ai busti di Michelle Pfeiffer e Winona Ryder sono state realizzate da un lavoro quasi di natura filologico da Gabriella Pescucci, mano magica anche per i costumi di Il nome della rosa e C’era una volta in America, anch’essi presenti in questa mostra.
Centomila i costumi presenti nei magazzini e difficoltà oggettive: la selezione di quelli da esporre, la cura dei materiali nel trasporto e nella stessa esposizione. Opere di artigianato, che seguono regole di produzione antica, come l’abito indossato da Angelica nel valzer con il Principe di Salina ne Il Gattopardo. Un abito che spiega un personaggio, un’epoca e un destino e che presuppone una cura e un’attenzione, che come ci spiega Laura Nobile, responsabile della sartoria Tirelli, poche istituzioni sembrano avere. Problema non riscontrato con i responsabili del Museo della Moda e delle Arti Applicate della città al confine tra Italia e Slovenia.
Non sono mancate le provocazioni e il risentimento da parte degli ospiti romani alla conferenza nel vedere una mostra di artigianato nata e sviluppata a Roma essere ospitata altrove. Alla domanda: perché Gorizia e non Roma? Laura Nobile ha dichiarato la sua disponibilità. “Noi siamo disponibili alle collaborazioni, ma non tutte le realtà sono disponibili. Negli anni passati abbiamo collaborato con la Festa del Cinema e lavorato con le istituzioni, ma negli ultimi anni è risultato complicato. A Gorizia hanno dimostrato interesse”.

La costruzione di un film è una congerie di ripescaggi nella nostra immaginazione. Un continuo deja vu, che deve essere costruito minuziosamente, altrimenti sarà l’implacabile memoria immaginifica dello spettatore a decretare quello che in fin dei conti è un prodotto di consumo oltre che di sogno. La mostra L’atelier degli Oscar spiega da vicino la cura dei particolari, sia nella ricerca del passato che nell’interpretazione di una pagina di letteratura. Il costume come parte integrante della costruzione di un personaggio e di un momento scenico,  il muoversi dentro un abito costituisce già parte del racconto, a questo aspetto è dedicata questa mostra che raccoglie 83 costumi della storia del cinema.

Per informazioni: Musei Provinciali di Gorizia, Palazzo Attems Petzenstein, musei@provincia.gorizia.it, tel. 0481-547541, 547499

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