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Da Flatlandia a Dylan Dog nel Festival della Matematica

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Possono i numeri salvare il mondo? Questo è l’interrogativo al quale ha cercato di rispondere la terza edizione del Festival della Matematica, dal titolo "Creazioni e ricreazioni", che si è tenuto all’Auditorium di Roma dal 19 al 22 Marzo

Possono i numeri salvare il mondo? Questo è l’interrogativo al quale ha cercato di rispondere la terza edizione del Festival della Matematica, dal titolo “Creazioni e ricreazioni”, che si è tenuto all’Auditorium di Roma dal 19 al 22 Marzo coinvolgendo addirittura sei premi Nobel e tre Medaglie Fields (il massimo riconoscimento matematico). La risposta, molto probabilmente, non esiste ma abbiamo comunque cercato di trovarla immergendoci nel mondo fantastico delle creazioni matematiche. Creazioni che hanno poco a che fare con lo stereotipo di una scienza arida e astratta ma si avvicinano molto di più all’arte e alla letteratura. Creazioni che sono anche ricreazioni e cercano di mettere in risalto il lato divertente della matematica con sessioni di giochi matematici e conferenze, come quella che ci ha svelato la matematica nascosta dietro la magia dei prestigiatori.
Sono state moltissime le persone che hanno scelto di passare una serata o una giornata diversa a contatto con la scienza e, nelle sale affollate delle conferenze, abbiamo visto famigliole sedute accanto a eminenti scienziati, scolaresche ed anziani signori. Ed è stato divertente passeggiare per il foyer dell’Auditorium e vedere gli adulti, così come i bambini, rimanere affascinati davanti allo spettacolo delle bolle di sapone della mostra “Sfere, Bolle, Palle, Globi” che ci ha spiegato come questo gioco infantile si riveli, inaspettatamente, un utile strumento matematico. Il sapone, infatti, per ridurre la tensione superficiale tende ad assumere una configurazione che minimizza l’area totale ed è per questo che le bolle assumono la forma di una sfera che è il solido che, a parità di volume, ha la minore superficie esterna. Così, studiando le bolle di sapone, abbiamo scoperto qual è il percorso più corto tra un insieme di punti. Ci è bastato immergere due lastre trasparenti tenute unite da un certo numero di pioli (che sono i nostri punti) nell’acqua saponata e la lamina formata è, automaticamente, il percorso più breve tra quei punti. Ed abbiamo scoperto che le api sono delle vere e proprie matematiche; costruiscono, infatti, il loro alveare in modo da avere il maggiore spazio possibile, utilizzando la minor quantità di cera. Del resto la natura è sempre tesa all’ottimizzazione; lo capiamo bene se pensiamo alla struttura dei frattali, un oggetto che presenta le stesse caratteristiche su qualsiasi scala e, quindi, anche se lo guardassimo con la lente d’ingrandimento sarebbe sempre lo stesso. I frattali sono molto frequenti in natura perché la loro configurazione permette di sfruttare al massimo lo spazio disponibile.
L’uomo, da sempre, è affascinato da questo spettacolo della natura e cerca, con ogni mezzo, di inseguirne la perfezione. Frei Otto, ad esempio, ha utilizzato la struttura delle bolle di sapone per costruire il Padiglione Tedesco all’Esposizione Universale del 1967. E, da molti secoli ormai, gli artisti utilizzano la prospettiva per cercare di riprodurre la tridimensionalità del mondo sul foglio bidimensionale. Un percorso articolato ci ha portato alla scoperta di questo artificio umano attraverso un’esposizione di prospettografi (macchine per riprodurre oggetti in prospettiva), giochi prospettici ma, soprattutto, le cosiddette “Figure Impossibili”. L’AuditoriumArte ha ospitato, infatti, una mostra delle opere dell’artista svedese Oscar Reutesvärd; una serie di disegni che ha messo in scena la sua fascinazione per la purezza della figura geometrica. Le sue costruzioni geometriche, però, non potrebbero mai comparire nella realtà; sembrano avvolgersi su se stesse o andare prima in una direzione e poi in un’altra, come se giocassero con le percezioni dello spettatore. Questo effetto disorientante è dato dall’utilizzo della “prospettiva giapponese” che consiste nel mescolare insieme due o tre prospettive diverse.
Ma gli influssi della matematica riescono a penetrare perfino nella letteratura: entrambe le discipline, in fondo, cercano di inventare “mondi possibili”. Per cui non stupisce che sia stato, proprio, Paolo Giordano ad aprire il festival raccontandoci “L’ultima notte di Evariste Galois”. Così, girovagando per le sale del festival, ci siamo ritrovati ad ammirare le tavole del fumetto matematico di Dylan Dog “Tre per zero” e abbiamo assistito alle letture di Claudio Bartocci, che ci ha fatto scoprire insospettabili riferimenti matematici negli autori più disparati. E, alla fine, ci siamo immersi nel mondo di Flatlandia con ben due diverse conferenze e la proiezione di un film di animazione. “Flatlandia: Racconto fantastico a più dimensioni” di Edwin Abbott. Abbott narra la storia di un quadrato che vive pacificamente nel suo mondo bidimensionale finché la sua esistenza viene sconvolta dall’incontro con una sfera e lui è costretto a venire a patti con l’idea della terza dimensione. Il racconto è una satira della società vittoriana ma, soprattutto, cerca di presentare il concetto di un mondo a più dimensioni, un mondo che non riusciamo a concepire e a rappresentare per la nostra visione limitata della realtà. Nella sua conferenza, in particolare, Ian Stewart ci ha raccontato del sequel, “Flatterlandia”, da lui scritto e in cui la pronipote del protagonista di Flatlandia si imbarca in un viaggio nel Mathiverse, l’universo di tutti i possibili oggetti matematici e, come Alice nel Paese delle Meraviglie, ha delle avventure fantastiche: avventure in cui una tazza ha la stessa forma di una ciambella o si incontrano buchi neri, buchi bianchi e macchine del tempo.
Non sono mancate, però, le conferenze di argomento più “serio” che affrontano i legami della matematica con altre discipline quali l’economia, la chimica o la fisica. Edward Witten, fisico teorico ma anche Medaglia Fields per la Matematica, ci ha portato in un interessante viaggio nelle teorie fisiche del ventesimo secolo fino ad approdare alla Teoria delle Stringhe, una teoria che riesce ad unificare tutte le forze fondamentali della natura ma che, ad oggi, non è stato ancora possibile verificare sperimentalmente.

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