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Mario Merz: Le contaminazioni matematiche nell’arte contemporanea

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Nella candida cornice della galleria OREDARIA Arti Contemporanee di Roma spiccano con colori vivaci le opere di Mario Merz, in mostra dal 26 Febbraio al 23 Maggio

Nella candida cornice della galleria OREDARIA Arti Contemporanee di Roma spiccano con colori vivaci le opere di Mario Merz, in mostra dal 26 Febbraio al 23 Maggio con una personale che vuole sottolineare un ambito molto particolare della sua ricerca artistica: il rapporto con la matematica. Nella mostra, sottotitolata “L’asocialità è coscienza. La socialità è struttura“, assieme ad elementi naturali, quali mani e animali, entrano con un ruolo di primo piano i numeri e le forme geometriche, strutture di base della natura.
Sin dalla metà degli anni Sessanta Mario Merz (Milano 1925 – Torino 2003) si trova a sperimentare le cosiddette “pitture volumetriche”, tele che inglobano materiali riciclati, organici e industriali, che permettono di inquadrare l’artista come un esponente dell’arte povera. In particolare, il percorso artistico di Merz si concentra sulle figure dell’igloo (1969) e il tavolo (1973) che si innalzano da una rappresentazione bidimensionale diventando oggetto di sculture e installazioni. Li ritroviamo anche in questa mostra, ovviamente, ma i protagonisti sono altri: i numeri e le spirali.

Nel 1970 Merz introduce nelle sue opere la successione di Fibonacci, inserendola sia nei suoi dipinti sia, come scritta al neon, in parecchie delle sue installazioni. La progressione numerica, individuata nel ‘200 dal matematico pisano da cui prende il nome e in cui ogni termine è dato dalla somma dei due numeri precedenti (1,1,2,3,5,8,13,21…), è particolarmente importante in natura perché torna ripetutamente, legata a fenomeni apparentemente molto distanti fra loro: gli andamenti del mercato azionario, l’accrescimento biologico di alcune specie, la spaziatura tra le foglie lungo uno stelo e la disposizione dei petali e dei semi in alcuni tipi di fiori quali il girasole, presentano schemi riconducibili a quello dei numeri di Fibonacci. Per Merz la successione diventa l’emblema della dinamica relativa ai processi di crescita del mondo organico, così come la spirale, o figure riconducibili ad essa quali coni e vortici, che, con il suo andamento che tende all’infinito, rappresenta per l’artista l’idea stessa di vita.
La mostra colpisce in primo luogo per la forza dei colori, sulle pareti bianche della galleria ogni quadro, con i suoi colori vividi e brillanti, sembra spiccare il salto verso lo spettatore per colpirlo prepotentemente con il proprio messaggio. A partire dal disegno del 1973 che dà il titolo alla mostra, in cui compare una complessa figura geometrica dipinta di rosso e segmentata dalla successione di Fibonacci, e dalla tela che si può ammirare solo dall’esterno della galleria, dove troneggia una grande spirale gialla e viola. Alcune tele rappresentano, poi, un intreccio di coni, vortici e spirali, i cui colori sembrano quasi formare un bosco di figure geometriche. E la natura ritorna anche in molti altri dipinti con protagonisti animali, soprattutto rettili; animali selvaggi che sono anch’essi simbolo di primarietà.
Figura preponderante, che ricorre in molte delle opere esposte, è la mano. Compare dappertutto e in varie tonalità, gialla, verde, viola ma soprattutto rossa, ed è protagonista di un ciclo di disegni, fino a questo momento inediti. Mani diverse, talvolta mani mostruose, sembrano correre su quella che assomiglia ad una partitura musicale e ad ogni dito corrisponde un numero, impresso sulla carta. Colpisce, infine, un disegno, che sembra emblematico dell’espressione artistica di Merz: il progetto per la realizzazione di un tavolo a forma di spirale. “Il tavolo a forma di spirale nasce dai tavoli quadrangolari in proliferazione da una a una a due persone a tre persone a cinque persone a otto persone a tredici persone” scrive a matita l’artista; un tavolo, quindi, che può ospitare via via sempre più persone: potenzialmente potrebbe andare avanti fino all’infinito ed arrivare a far sedere tutti gli abitanti della terra.

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