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Filippo Luna e Le mille bolle blu

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-Trasu o un trasu trasu o un trasu…- (entro o non entro entro o non entro). Lo spettacolo inizia così, su una sedia da barbiere al centro della scena...

-Trasu o un trasu trasu o un trasu…- (entro o non entro entro o non entro).

Lo spettacolo inizia così , su una sedia da barbiere al centro  della scena e la foto in bianco e nero di due uomini abbracciati, sullo sfondo, coi costumi troppo larghi e il sorriso ingenuo di chi si mette in posa una domenica di tanti anni fa al mare; gli anni di mille bolle blu, Mina e Claudio Villa;- Trasu o un trasu trasu o un trasu -, continua a ripetere la voce del protagonista fuori campo, fino a quando entra e comincia dalla fine a raccontare la sua storia, inizia il suo monologo: trent’anni di vita  dalla morte dell’altro, dalla casa del morto.

“Condoglianze signora Elvira, che vuole che le dica, si faccia forza!” “Grazie Nardino grazie, lei per noi è stato sempre uno di famiglia, lei lo sa quanto Emanuele la voleva bene”. Questo fatto che la gente un po’ istruita si sente in dovere di adeguarsi quando parla con la gente un po’ ignorante, a me mi dà certi nervi… lo so che si dice: lo sa quanto Emanuele le volesse bene. Chi cci trasi? Che è perché faccio il barbiere e lei la notara ed è nata figghia di nutaru? Manuè n’anticchiedda strunza ci ha statu siempri tò mugghieri.

Manuele era avvocato, Nardo barbiere, faceva il barbiere anche quando s’incontrarono, quando suo padre lo costrinse a lavorare in bottega con una timpulata. Erano quegli anni lì: blll-blll-blll le mille bolle blu, blll-blll-blll le vedo dondolar… “Nardo mi hai scassato la minchia, ora basta fari u pilantruni: a scuola un ci vulisti iri cchiù, a casa nun fai nenti… venitinni a putìa ca t’insigni u mistìeri” …e comunque è allora che ti ho conosciuto Manuè grazie a quella timpulata di mio padre e con Le mille bolle blu di Mina; tu venisti in bottega a farti fare i capelli con la sfumatura alta. “Domani ho un esame, zu’ Filippu, non ci posso andare così, con questi capelli”. “E tu a quest’ora t’rricampi, figlio mio? Vabbè, ora te li fa Nardino, i capelli, che sono le otto passate. Nardino servi a Manuele. E chiuditi la saracinesca. Ci dico a tua madre di conservarti la pasta.” Cominciasti a fare discorsi strani, Manuè, discorsi che non avevi mai fatto prima…

Nardino  comincia così la sua storia… e la continua ora baciandosi la poltrona, abbracciandosela, ora allacciando e slacciando i bottoni del camice da bottega, piegandolo con cura e poi brandendolo per colpire ancora… lui, la poltrona e ballando le canzoni dell’epoca “in un crescendo di emozioni”, si dice così, no?, ma più esatto sarebbe dire “fino alla pelle d’oca” del pubblico totalmente compromesso dentro le emozioni del portentoso attore regista Filippo Luna e del suo strabiliante monologo presentato recentemente al Palermo teatro festival. Tratto da fatti veri e storie vere, Diverse storie diverse, raccolte da tre giornalisti palermitani in un libro: Muore lentamente chi evita la passione (Pierto Vittorietti edizioni, 2007). Totò Rizzo de “La Sicilia”, autore del monologo Le mille bolle blu: “Si tratta di dieci storie di omosessualità vissute nell’arco del ‘900, Le mille bolle blu è degli anni ’60. La storia di Nardino ed Emanuele sono andato a recuperarla nelle borgate dai “si dice”. Mi è stata raccontata da un ultrasettantenne non colto, lontano da queste cose, incapace di capirle, eppure mi ha raccontato la storia con una soavità, una tenerezza tale che mi son chiesto… allora dove sta la differenza..”, e Filippo Luna, ancora visibilmente emozionato dopo lo spettacolo, ancora incapace di uscire da quella potenza emotiva scatenata sul palcoscenico, gli fa eco: “È l’impossibilità di piangere il proprio amore… perché non è la storia di un amore omosessuale, ma di un amore negato, nascosto e nonostante tutto vissuto al massimo”

Manuè, bellu schierzu mi facisti. Te ne sei andato troppo presto… lasciandomi questo segreto dentro… zitti zitti, suli suli, tu e io, io e tu. E l’avutri erano l’avutri… questo segreto troppo pesante… per rispetto di tua moglie, dei tuoi figli, di mia moglie e dei miei figli e il mondo…

Ma cu sinni futti do munnu! 

Manuè, sangu meu!

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