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Giulia non esce la sera

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Io e la mia ex stavamo nuotando in piscina. Una piscina che si trovava all’interno di un complesso residenziale dove abitavano alcuni amici di lei.

Io e la mia ex stavamo nuotando in piscina. Una piscina che si trovava all’interno di un complesso residenziale dove abitavano alcuni amici di lei. Quella piscina incastonata fra i palazzi e gli alberi mi faceva sentire la California, Crosby, Stills and Nash… Era l’estate di un paio di anni fa. E io nuotavo con lei e “forse” (perché io ho sempre troppi dubbi nella vita, dottor Sigmund) in quel momento ero felice. In quel momento “forse” pensavo di essere felice. All’improvviso, mentre nuotavo, sentii il vuoto sotto di me. Il piede non toccava più. Era una di quelle piscine che definisco “stronze”. Fino ad un metro prima senti con il piede la superficie sottostante, e poi più niente. L’abisso. In quel momento battei i piedi e le braccia terrorizzato, e terrorizzato ritornai nella zona per me “sicura”. La mia ex si mise a ridere come una matta. Mi fece il verso (il movimento delle braccia e dei piedi), prendendomi in giro. Non sapevo nuotare, quindi. Non la smetteva di ridere (che cara ragazza era). Anche Guido, il protagonista di Giulia non esce la sera, non sa nuotare. E, come me, si giustifica dicendo: “Non è che non so nuotare… io so stare a galla”. Anch’io, come Guido, ho tante paure. E questa di non toccare, quando nuoto, a volte mi ha paralizzato. Non riesco a nuotare al largo. È più forte di me. Ho paura che le gambe mi abbandonino, che le braccia smettano di fare il loro lavoro. Ho paura di inabissarmi e di non trovare nessuno a cui aggrapparmi (dottor Sigmund, cosa vorrà dire tutto ciò?)… Alcune scene di Giulia non esce la sera sono state girate nell’Istituto scolastico “Santa Maria” di Roma. Nella piscina del “Santa Maria”, quando avevo  cinque anni, ho preso le mie prime lezioni di nuoto. Ricordo ancora il terrore del passaggio dalla piscina piccola a quella “grande”. Il mio aggrapparmi al bordo con la paura di andare a fondo e non rivedere più mio padre e mia madre, che a turno si sedevano nella piccola tribuna della piscina e mi guardavano mentre nuotavo. Una volta mi prese lo sghiribizzo di nuotare senza il controllo del mio insegnante. Vidi mia madre che si alzò allarmata dalla tribuna. Rimasi attaccato al bordo (dottor Sigmund, cosa avrà voluto dire tutto ciò?)… Dopo un anno ho smesso di prendere lezioni. E il problema di non toccare, mentre sto in acqua, è rimasto. Forse è una metafora della mia vita (vero, dottor Sigmund?)… Aver paura di andare al largo, sfidare l’abisso sottostante. In Giulia non esce la sera, Guido, uno scrittore indolente, si innamora di Giulia, l’insegnante di nuoto. Giulia è in semilibertà, la sera deve ritornare in carcere (ha ucciso per amore un uomo). In una scena lui dice che lei utilizza un vocabolario molto esteso di parole: “cazzo, cazzo… e poi vaffanculo”. Sono molto diversi loro due. Lei non riesce a finire i suoi libri… La persona con cui “forse” (troppi dubbi, lo so dottor Sigmund) avrei voluto condividere il resto della mia vita è una ragazza che utilizza nel suo frasario “cazzo” e non scherza neanche con i “vaffanculo”. Lei parla di “scopare”, io di “fare l’amore”. Odia il cinema francese. Mi diceva sempre: “Non mi far vedere un film francese, che sennò mi addormento”. A me lo diceva, a me che sono cresciuto a pane e Truffaut, a pane e Bresson. Lei non sa neanche chi sia Bresson. Eppure finora non ho mai conosciuto un’altra donna che mi abbia fatto sentire a “casa” come mi ha fatto sentire lei. Con le altre, che sapevano magari di Thomas Bernhard e di letteratura post-moderna, ho camminato sempre in una “terra straniera”, da cui sarei fuggito volentieri all’istante. Guido è un indeciso a tutto e questa sua indecisione lo porta a perdere per sempre Giulia, quando all’improvviso decide di fare qualcosa per lei… gli indecisi a tutto non sono abituati a prendere decisioni, e quando lo fanno combinano dei casini. Degli enormi casini… In Giulia non esce la sera ci sono degli adolescenti goffi e malinconici. E sovrappeso, come la figlia di Guido. Leggono Kafka ed ascoltano Aznavour e Sergio Endrigo… Quando guardo le mie foto di adolescente, vedo un ragazzo grasso (portavo la 52 di taglia, a volte anche la 54, dottor Sigmund) e triste. Un ragazzo che leggeva Il processo e ascoltava a palla le canzoni degli Smiths (se la ricorda, dottor Sigmund, Last night I dreamt that somebody loved me?). Se fosse stato per me avrei volentieri bruciato tutte quelle mie terribili foto, ma mia madre non ha voluto (dice che anche allora ero bellissimo, sono sempre stato bellissimo, capisce dottor Sigmund?)… Così adesso ho deciso, dottor Sigmund. Riprendo le lezioni di nuoto. E quest’anno faccio pure i mondiali. Che fortuna che si tengano a Roma. E batto pure Phelps… E poi mi tuffo nel Tevere, arrivo fino al mare e mi spingo al largo, ed oltrepasso le colonne d’Ercole e nuoto nell’Oceano… Scusi dottor Sigmund, a chi sta telefonando?

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