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Un mese di Adrenalina

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Nel cuore di Roma, in uno spazio che è stato prima mercato del pesce ebraico e poi autoparco comunale dei vigili urbani, si è installata per quasi un mese...

Nel cuore di Roma, in uno spazio che è stato prima mercato del pesce ebraico e poi autoparco comunale dei vigili urbani, si è installata per quasi un mese la mostra collettiva d’arte Adrenalina. Un percorso artistico policentrico nell’arte visiva, dove il movimento è rappresentato concretamente anche da corpi danzanti. Dal 27 febbraio al 1 marzo 2009, Adrenalina ha ospitato opere di artisti e compagnie di danza, in un clima in cui i nuovi linguaggi si sono mischiati: la musica elettronica ha riempito di vibrazioni un percorso tra fotografia e installazioni, il video si è confuso con la materia volutamente e forzatamente. Nel cuore della sala un palco, come un’istallazione e non come una semplice scenografia, ha ospitato i corpi danzanti delle compagnie che si sono alternati nel corso di questa prima edizione.

Diversi idiomi artistici, perché nella fusione si esprime al meglio un concetto unico o forse se ne esprimono meglio diversi. La commistione delle arti è sempre una carta vincente e chi ghettizza un artista ad una sola espressione non ne riesce a comprendere la spazialità fisica oltre che mentale, necessaria alla produzione artistica. L’arte deve confondersi e confondere le menti per progettare una nuova realtà che lei sola riesce ad intravedere. Così il nostro approccio all’arte adrenalinica. La curatela di Ferdinando Colloca pone “L’uomo al centro“. Il soggetto che produce arte e che la vive come unicum. Una lettura nuovamente rinascimentale, dovuta ad un allontanamento dell’uomo da se stesso e dalla realtà. Il rifugio è il fantastico, su questi due piani si muove la ricerca artistica contemporanea: il fantastico e il reale.

L’arte è sempre un percorso liminare: i tratti di concreto e di empirico di cui si costituisce e la forma che prende, contrastano con un messaggio utopico. Le visioni proposte sono un rimando a riflessioni oniriche o solo un passaggio per vie che riconducono alla realtà dopo aver tratto un iter nebuloso. Tra il fantastico e il reale, l’arte si muove cercando di non perdersi nel primo e di non morire nel secondo.

Così, tra il fantastico e il reale si muovono dei pensieri che a volte giocano come nelle donne di Elena Boccoli, talmente assurde da non poter essere che reali.  Quando si mette l’uomo al centro di tutto si corre il rischio di sprofondare, senza leggerezza, quella leggerezza che invece diverte la pittrice, che gioca anche con il suo nome facendosi chiamare eLenik. In una contrapposizione assolutamente giocosa all’uomo vitruviano di Leonardo, eLenik propone una donna irreale, deformata e curiosamente graziosa, perché impacciata. Rappresentazione di una realtà costante dell’animo femminile: il sentirsi sempre e comunque fuori posto. Questa timidezza si copre le labbra di carminio e si veste di tacchi a spillo, riuscendo ad ingannare il proprio interlocutore, poco se stesse, per questo, queste buffe donne sanno dire del femminile più di una copertina patinata.

Se il gioco è fantastico lo è anche la malinconia. E le più notevoli riflessioni nostalgiche le abbiamo lette nella fotografia che ha, come riflesso, una realtà ammantata di un velo, come per coprirsi da brutture concrete o per rifugiarsi in un pensiero inesistente, ma probabile. Luca Baldassarri crea le sue macchine fotografiche con le sue stesse mani, per inventare un reale illimitato e confuso, non esiste la necessità di essere nitidi e chiari, quando un’immagine confusa ci può consegnare un ricordo. Così come il protagonista della foto di Fabrizio Perrini, occhi chiusi per riempire un sogno, ispirazione alta quella di Perrini, la cinematografia di Wenders, e il suo lavoro è, come al solito nei lavori di questo giovane e ispirato fotografo, pieno di contrasti, per decidere e capire, solo con ritardo, su cosa ci si deve soffermare. Se la realtà è distratta, la fantasia riesce a focalizzare un punto o forse a distanziare e dilatare il tempo.

Il tracciato di questo viaggio al centro dell’uomo, intraprende vari percorsi, ci è piaciuto sottolineare quelli più giocosi e per contrasto quelli più sognanti, perché ci piace pensare che la nostra centralità si possa riaffacciare a queste due finestre mentali, tra il fantastico e il reale.

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