Condividi su facebook
Condividi su twitter

Una serie… alla moda

di

Data

La sinossi di questa fiction è "Loro non cercano Mr Big, loro sono Mr. Big". Stiamo parlando di "Lipstick Jungle" (in onda su Fox Life), serie tratta dall’omonimo libro

La sinossi di questa fiction è “Loro non cercano Mr Big, loro sono Mr. Big”. Stiamo parlando di “Lipstick Jungle” (in onda su Fox Life), serie tratta dall’omonimo libro di Candace Bushnell (autrice di “Sex and The City”). La serie è stata creata da Heline DeAnn e Eileen Heisler.

Ma, come sappiamo, spesso l’opera d’arte non è riproducibile e i testi più belli non si possono clonare.

Protagoniste sono tre donne fra le cinquanta più famose di New York: ricche, belle, importanti e soprattutto potenti. Nico (Kim Raver), direttrice di una rivista di moda molto diffusa, che vorrebbe sostituire il suo capo; Wendy (Brooke Shields), presidente di una casa cinematografica che tenta, con difficoltà, di conciliare lavoro e famiglia, mentre suo marito, Shane Healy (Paul Blackthorne) fa il musicista; infine Victory (Lindsay Price), famosa stilista che si trova ad affrontare un periodo duro della sua carriera perché le sue collezioni vengono stroncate costantemente dalla critica.

La serie racconta proprio l’equilibrio precario in cui vive regolarmente l’universo femminile quando decide di partire alla conquista di un campo che non sia quello domestico. Ed ecco l’esplosione di «women in charge», di battute brillanti (rovistando in una bancarella di Central Park: «non indossare quella sciarpa verde, fa molto Shrek»), di situazioni estremamente comiche e divertenti, di vestiti, di cocktail, di amanti, mariti, di upper class, di strade di Manhattan, di scarpe di lusso ma…

Ma non è “Sex and The City”.

Se in “Lipstick Jungle” si ritrovano glamour, ironia e intrighi d’amore al tempo stesso la serie manca di originalità e capacità nel descrivere una categoria sociale e moderna che invece era un elemento di forza del telefilm dell’Hbo. Solo una decina di anni fa, le protagoniste belle e spigliate, rampanti e aggressive, erano le trentenni. Proprio come quelle di Sex & the City: Carrie, Charlotte e Miranda e le loro interpreti Sarah Jessica Parker, Kristin Davies e Cinthia Nixon avevano all’inizio della loro avventura circa trent’anni. Solo Samantha/Kim Cattrall aveva una decina di anni in più: che fosse la più sexy e scatenata voleva forse già dire qualcosa?

Dieci anni dopo, i telefilm che dalla loro serie hanno in qualche modo preso le mosse mettono in scena non più le loro coetanee di allora, ma quelle attuali: delle splendide quarantenni. Sulla carta le protagoniste appaiono ben disegnate e sembrano rivelare quelle caratteristiche tipiche di donne al top delle classifiche ma sempre sull’orlo di una crisi di nervi. Wendy, ad esempio, pensa di vivere un matrimonio perfetto. Il marito, invece, vuole aprire un ristorante, è stanco di fare il casalingo e di sentirsi una nullità rispetto a lei. E che dire di Victory, la signorina «Non amo essere salvata, mi salvo da sola»? Prima offre la cena al ristorante al milionario che l’ha invitata ad uscire, ma poi al telefono piange come una disperata (per le critiche nipponiche alla sua nuova linea) e si fa mandare il jet privato di lui in Giappone per riportarla a casa…

La giungla di rossetto, come si diceva, è ancora una volta New York e il suo cuore Manhattan. Sul sito della serie è possibile addirittura trovare una mappa con evidenziati i luoghi più in, le maison più famose ed i negozi impedibili in cui andare a far shopping proprio come le protagoniste della serie e dove trovare accessori, abiti e scarpe indossati sul set.

Eppure la serie, sia nei personaggi che nei dialoghi, sembra non avere mordente e troppe le situazioni già viste in altre narrazioni, al contrario del  romanzo che si caratterizza per il suo cinismo e la sua spregiudicatezza come tutte le fatiche della Bushnell. La trama è incalzante e coinvolgente e risulta davvero difficile non divorare il libro tutto d’un fiato. La descrizione delle dinamiche del jet set newyorkese è poi, come sempre, affascinante – o perlomeno lo è per chi non le conosce davvero.

Possiamo paragonare la serie ad una borsa falsificata: solo più brutta dell’originale e nient’altro. Incauto destino che coinvolge l’adattamento di un romanzo alla narrazione audiovisiva e che, per questa volta, ha visto vincere il libro sulla fiction.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'