Piante e animali di Lemuria. Cronache di viaggio (seconda parte)

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"Vi è qualcosa di grandioso in questa visione della vita, con i suoi poteri di crescita, assimilazione e riproduzione...
Vi è  qualcosa di grandioso in questa visione della vita, con i suoi poteri di crescita, assimilazione e riproduzione, in origine infusa nella materia in poche o in un’unica forma, e mentre il nostro pianeta ha continuato a girare secondo leggi immutabili, e la terra e l’acqua in un ciclo di cambiamento, hanno proseguito a sostituirsi l’una all’altra, da un’origine così semplice, attraverso il processo di selezione graduale di cambiamenti infinitesimali, si sono evolute infinite forme, splendide e meravigliose”

[Da: Charles R. Darwin in ‘Sketch’ (1842)]

 

Leggi Piante e animali di Lemuria. Cronache di viaggio (prima parte)
 del 25.01.09

 

I voli aerei non sono più quelli di una volta: troppe difficoltà, ritardi, controlli: eventi molesti che si sono ripresentati almeno tre volte durante tutto il viaggio, con piccole varianti locali. A parte i nefasti delle linee aeree nostrane, anche qui, all’aeroporto di Nosy-be…

Si arriva all’aeroporto con largo anticipo e si deposita il poco bagaglio vicino alla fila che si va formando, al banco del check-in.

Un francese rubizzo mi si avvicina, indica il bagaglio e fa:

– Grève! Pas de vols!

– Comment? – Faccio io, e mi metto a difendere i bagagli, che non sono affatto pesanti (grevi), e che ci ho sempre viaggiato senza problemi.

– Mais monsieur! Est ce que vous ne connaissez pas le mot ‘grève’?

– Eh no! – ammetto desolato.

I cugini francesi, quando ci si mettono sono dei gran buontemponi! Questo alza tutte e due le mani in alto, come se reggesse un cartello, e comincia a tirarle su e giù, dicendo:
– No travail..! No tra-va-il..!

Allora capisco: Aah! Sciopero! Strike! (rùteka, in malgascio! Ormai li ho passati tutti; grève mi mancava!)

Oddio …E adesso?

Il fatto è che si rischia di rimanere bloccati sull’isola per un tempo che nessuno sa prevedere, senza poter arrivare alla terraferma, e salta tutto il resto del viaggio alle riserve naturali intorno a Diego Suarez.

Ma non ci si perde d’animo! Si dovrà affrontare un lungo trasferimento con altri mezzi – un barchino da Nosy-be alla terraferma e poi il lungo viaggio in minibus fino a Diego Suarez all’estremo nord. Il tutto prenderà, invece che i 50 minuti di aereo, almeno nove ore e mezza di viaggio su un percorso che non è propriamente un’autostrada; anche se in compenso la stradaccia si snoda attraverso una natura rigogliosa, tra coltivazioni di cacao, vaniglia e ylang-ylang.

Si arriva stanchi, polverosi e affamati, con un rinnovato rispetto nei confronti dei viaggi aerei.

Ah! …Incostanza delle preferenze umane!

Frutti dell’albero del cacao (Theobroma cocoa – Fam. Sterculiaceae, originario dell’America meridionale). Nelle diverse foto: l’albero del cacao con i frutti che pendono direttamente dal tronco; semi freschi di cacao, nel frutto appena aperto [Sul trattamento dei semi del cacao per giungere al cioccolato, V. su “O”: Profumo d’Oriente
 del 18.02.07]
Ylang-ylang è una essenza base in profumeria, derivata dai fiori della Cananga odorata (Fam. Annonaceae), un albero nativo delle Filippine e dell’Indonesia, ma trasferito con successo in altri paesi dal clima simile. In particolare nel Madagascar e nelle vicine isole Comore l’olio essenziale di ylang-ylang è un’importante voce delle esportazioni. Il nome di ‘isola dei profumi’ dato a Nosy-be deriva da questa e da altre spezie che vi si producono. Gli alberi sono nodosi e contorti, a causa delle ripetute potature fatte per mantenerli bassi, ad altezza utile per i raccoglitori.

Cananga odorata, comunemente conosciuta come ylang-ylang è l’albero dai cui fiori si ricava l’omonima essenza usata in profumeria. Nella foto, gli alberi e un particolare delle foglie
Particolare dei fiori dell’ylang-ylang, di colore tra il verde e il giallo. Il profumo è intenso, con una sfumatura aspra: a qualcuno può ricordare vagamente l’odore dei narcisi selvatici
Raccolta dei fiori ed estrazione dell’olio essenziale di ylang-ylang.
Pianta, fiore e baccelli di vaniglia (Vanilla planifolia – Fam. Orchidaceae) – Il nome ‘vaniglia’ deriva dallo spagnolo ‘vainilla’ ossia ‘piccola vagina’

Vanilla planifolia è un’orchidea originaria del Messico, dove era conosciuta fin dai tempi degli Aztechi e dove ancor oggi è intensivamente coltivata nella regione di Vera Cruz. La spezia sono i baccelli che, essiccati con una complessa procedura, sviluppano un caratteristico profumo. Come altre orchidee, essa ha bisogno di un insetto impollinatore specifico per produrre il suo frutto e quindi i semi.

Quando i botanici al seguito del navigatore Hernán Cortés (1485-1547) ne intuirono il potenziale interesse commerciale, inviarono degli esemplari della pianta in Europa e di qui in altri paesi della fascia tropicale, soprattutto in Madagascar e a Réunion (piccola isola dell’Oceano Indiano, 260 miglia a est del Madagascar) [Vedi su “O”: Piante e uomini in viaggio (seconda parte) 
del 22.10.07].

Ma nei paesi in cui era stata trasferita, la vaniglia non riuscì a dare frutti per la mancanza dell’insetto impollinatore, che evidentemente non aveva seguito la pianta nelle sue peregrinazioni. Finché nel 1841 un giovane lavorante delle piantagioni (…diciamo pure uno schiavo), tale Edmond Albius, scoprì il metodo di impollinazione manuale ancora utilizzato. Si tratta di mettere a contatto, con un gesto rapido e preciso, utilizzando una spina, l’antera su cui c’è il polline, con lo stigma del fiore, superando l’ostacolo (rostellum) frapposto fra essi: la funzione appunto compiuta in condizioni naturali dall’insetto impollinatore.

Impollinazione dell’orchidea nativa del Madagascar Angraecum sesquipedale da parte di uno sfingide (Xanthopan morganii ‘praedicta’), dalla lunghissima spirotromba (circa 30 cm!)

Non è la stessa orchidea della vaniglia, né lo stesso insetto impollinatore, ma la storia è analoga a quanto è accaduto con un’altra orchidea del Madagascar, l’Angraecum sesquipedale, che aveva un apparato riproduttore simile. Al tempo della sua scoperta Darwin ipotizzò (1872) che per una pianta del genere dovesse esserci un impollinatore specifico, peraltro non identificato, al momento. Solo anni più tardi (1903) fu scoperto, nello stesso habitat dell’orchidea, uno sfingide con una spirotromba delle dimensioni adatte, battezzata Xanthopan morganii ‘praedicta’, in onore della ‘predizione’ di Darwin. Un successo per quella branca delle scienze biologiche detta ‘criptozoologia’, che ipotizza la presenza e/o le caratteristiche degli organismi attraverso deduzioni logiche cui non sempre le conoscenze attuali corrispondono.

 

Eccoci dunque alla nostra destinazione nel Madagascar del Nord, con base nella città di Diego Suarez (Antsiranana), in vicinanza dei grandi parchi naturali, come il ‘Parc National de Montagne d’Ambre’ e la ‘Réserve spécial de l’Ankàrana’; territori ricchi di meraviglie botaniche e zoologiche, non troppo distanti dal mare.

Il paesaggio è molto vario; si ammira una costa ricca di insenature; si incontrano tipici baobab ad habitat quanto mai variabile: dalla fascia costiera alle zone boscose dell’interno. Poi ci si inerpica tra le montagne, per incontrare una vera foresta pluviale primaria (wet forest), di quelle originali, non ripiantate dall’uomo in tempi storici. Gli insediamenti umani lungo la strada sono costituiti da sparse casupole, la maggior parte di legno. Molto frequenti davanti alle abitazioni le piante di litchi.

Litchi chinensis (Fam. Sapindaceae); bell’albero originario del sud della Cina, ma diffuso in tutta la fascia tropicale. Produce frutti dalla buccia rossa scabra e dalla polpa bianco-perlacea, al delicato sapore di rosa [V. su “O”: Erbe e frutti di piazza Vittorio
 del 02.12.07]
Il baobab, è una delle più tipiche piante del Madagascar, già incontrata nei nostri viaggi e tra i ricordi dell’Africa [per informazioni su altri baobab (Adansonia digitata), v. su “O”: Piante e storie dall’Africa (prima parte) 
del 19.08.07]. In malgascio il baobab è comunemente denominato renala o reniala (‘madre della foresta’)

Un enorme baobab a Diego Suarez (Adansonia suarezensis – Fam. Malvaceae) di color grigio, quasi argenteo; età stimata intorno ai 2000 anni!
Altri due baobab a Diego Suarez (Adansonia suarezensis), nei pressi del ‘Parc botanique des mille baobab’, sulle pendici della ‘Montaigne des Français’. Sotto: nidi di uccelli su uno degli alberi. Nel particolare: fiori e frutto immaturo
Il baobab di Grandidier (Adansonia grandidieri) è endemico in Madagascar, caratterizzato da una forma più slanciata e tronco liscio. ‘La Rue des Baobabs’ nei pressi di Morondava (costa sud-occidentale dell’isola), fiancheggiata da queste piante, è uno dei luoghi più fotografati del paese (foto dal web, di James Parker)

Ma non sono solo le piante ad attrarre l’attenzione e la fantasia: la wet forest è ricchissima di vita. I sensi vengono attivati tutti insieme a recepirne odori e rumori, colori e brezze. La vita che si dispiega negli esseri striscianti al suolo, nelle piante erbacee per tappeto, per l’intrico delle liane e dei rami, fino agli uccelli tra gli alberi e in cielo;  con i particolari adattamenti che la rendono particolare e affascinante. Uno di questi aspetti è il mimetismo, di cui sono esempio ed epitome i camaleonti, comunissimi in Madagascar in varie taglie, forme e colori. Ma non solo loro…

Il mimetismo è un altro dei meccanismi adattativi considerati da Darwin, in grado di assicurare un lieve ma definito vantaggio agli individui che per mutazione casuale l’hanno sviluppato. Nel lungo periodo la caratteristica si trasmette e si diffonde, fino a diventare generale, grazie alla maggior sopravivenza – e quindi capacità riproduttiva – degli individui portatori.

Tre immagini di camaleonti (dal greco chamai – leon: ‘leone di terra’), rettili del sottordine dei Sauri, prevalentemente insettivori, dalla lunga e veloce lingua retrattile. Sono considerati di cattivo auspicio nel Nord del Madagascar. Nel particolare: gli occhi, capaci di ruotare con un’ampia escursione e in modo indipendente l’uno dall’altro

Altro esempio di mimetismo: una colonia di piccole cimici color fucsia (Phromnia rosea) raggruppate su uno stelo a simulare un fiore. Nella foto sottostante, gli stessi insetti nella fase giovanile di ninfe e un particolare dell’aspetto da adulti
Due varietà di insetto-foglia (Phillium giganteum – Fam. Phylliidae – Ordine Fasmidi, dal greco phasma ‘fantasma’), mostrano le capacità mimetiche tra le più straordinarie del mondo animale
Due immagini del coleottero-giraffa (Giraffe-necked weevil – Trachelophorus giraffa), tra cui è solo il maschio ad avere allungato il collo, non perché la femmina non gli si concede (!), bensì per un adattamento legato alla costruzione del nido: il maschio arrotola e assicura ad una particolare pianta una foglia a forma di sigaro, dentro il quale la femmina deposita un unico uovo

Vari lemuri, si vedono nella foresta, qualcuno rannicchiato nel  cavo di un albero, a dormire durante il giorno. E a proposito dei lemuri… Il loro nemico naturale è un carnivoro di cui quasi nessuno – fuori dal Madagascar – ha mai sentito parlare; anche se, a ripensarci, ‘i cattivi’ del (già citato) film Madagascar 1 erano proprio loro: i ‘fossa’!

La guida li conosce bene e racconta che da loro le mamme li evocano per spaventare i bambini… Come dire, invece che ‘viene il lupo’: – ‘Fa’ il bravo, se no viene il fossa’..!

Sono degli animali di aspetto simile ai gatti selvatici, ma appartengono ad una famiglia diversa; non ai felini, ma ai ‘viverridi’, come le manguste. Così un po’ di curiosità è venuta, di vederli, ma niente! Pare che siano più diffusi in  altre riserve – l’Ankarafantsika National Park, sempre nel nord-ovest o nella Kiridy forest, zona centrale dell’isola a ovest, dalle parti di Morondava – ma soprattutto hanno abitudini notturne. Non solo; sono -come i lemuri – esclusivi del Madagascar e sono inclusi tra le cento specie a maggior rischio di estinzione, per la progressiva riduzione delle foreste in cui vivono. Si è già parlato, qualche volta, di animali che giungono all’estinzione senza che l’uomo li abbia mai neanche conosciuti. Cominciano ad essere tanti, gli esseri viventi da far vedere ai bambini prima che scompaiano…

Due varietà di fossa (v. testo); il Cryptoprocta ferox (nome locale: fosa) piu grande e raro; e il Fossa fossana (fanaloka), chiamato anche zibetto del Madagascar, di abitudini notturne, di aspetto simile a una volpe (foto dal web)

Nella seconda parte del viaggio al Nord, si è toccata la ‘Réserve Spéciale de l’Ankàrana’, a circa 100 Km da Diego Suarez, caratterizzata da una foresta semi-arida e da una notevole varietà geologica – grotte, fiumi, canyon – e da quelle singolari formazioni rocciose che sono i ‘tsinghy’: rocce calcaree dal profilo frastagliato e tagliente, corrose dal tempo, dall’acqua e dai venti.

– Perché si chiamano così? – si chiede di solito alla guida. Allora lei batte con forza un dito sul bordo di una roccia, che emette un rumore quasi metallico, come se fosse fatta di ferro.

– Senti!? …Il suono che fa è proprio ‘tsinghy’! – dice.

Bah! Serve un po’ di fantasia; ma viene raccontata più o meno in questo modo!

Da un punto di vista naturalistico ed estetico è molto affascinante l’associazione tra il severo grigio delle rocce – ma ci sono anche dei tsinghy rossicci – e le macchie di colore della vegetazione; anche da ammirare sono i tentativi di sopravvivenza delle piante in condizioni molto dure: terreno inospitale, scarse precipitazioni, sole infuocato.

Le piante sono appunto quelle dei terreni difficili; succulente, o con un tronco rigonfio, a bottiglia, per la necessità di fare riserva d’acqua.

Una veduta d’insieme delle formazioni rocciose dette ‘tsinghy’ nel parco ‘Réserve spécial de l’Ankàrana’
I fiori di una pianta di Aloe, genere di piante succulente della Fam. delle Asphodelaceae, in primo piano rispetto ad un Adenium obesum (o albero bottiglia – Fam. Apocynaceae) – (Foto dal web, di Ton Smits)
Foto della pianta e particolare dei fiori di Pachypodium gracilius (Fam. Apocynaceae), caratterizzato da un fusto bombato, rigonfio, con evidente funzione di accumulo di acqua
Nelle due immagini di sin.: Pachypodium rutenbergianum – Fam. Apocynaceae (‘pachipodium’, letteralm.: pianta dal grosso piede). Qui a confronto con Euphorbia pachypodioides – Fam. Euphorbiaceae (immagine di destra). Sono la conferma di un’altra intuizione di Darwin, che piante di famiglie diverse, nello stesso ambiente, sviluppano caratteri adattativi simili
Cactus dal fiore rosso davanti ad un tipico tsinghy
Adenium fioriti visti dall’alto, tra le rocce affilate dei tsinghy
Il fiore rosa di un’euforbia spinosa (Euphorbia horombensis – Fam. Euphorbiaceae) endemica del Madagascar nei luoghi aridi e rocciosi. Somiglia alla Euphorbia milii (detta E. spina di Cristo) comune da noi ma originaria del Madagascar

Lo spirito di Darwin ha aleggiato nel corso di questo viaggio in molte momenti e per diverse ragioni: per il viaggio in sé, per la notevole biodiversità incontrata – un laboratorio evolutivo che sembrava dispiegarsi in tutta evidenza sotto i miei occhi -; per i continui rimandi delle diverse forme di vita dall’una all’altra. Tra l’altro – rimuginavo – Darwin non era neanche passato per il Madagascar! La sua nave aveva solo fatto tappa alle isole Mauritius nel viaggio di ritorno.

Ero nel pieno di una realtà fantasticata…

Per comprendere, bisogna risalire alla mia formazione adolescenziale. Passata la fase in cui volevo essere Tex Willer e poi Nembo Kid (che però ancora non si chiamava Superman), più o meno ai tempi del liceo – mentre la metà dei cuori della classe palpitava per Leopardi e l’altra metà per il Che Guevara – fui a lungo indeciso tra Linneo e Darwin, decidendo alla fine per quest’ultimo perché era quello che aveva più viaggiato.

Per quel viaggio di formazione – e di ampliamento della visione, per se stesso e per l’umanità intera – Darwin partì convinto creazionista nel 1831 con il veliero H.M.S. Beagle per una missione cartografica lungo le coste del sud-America (che avrebbe implicato il periplo del globo); ne ritornò, cinque anni dopo, pronto a gettare le basi per la teoria evoluzionista che ha completamente sovvertito il modo dell’uomo di vedere se stesso in relazione alle altre creature. Teoria peraltro pienamente confermata dalle successive scoperte sulla trasmissione genetica dei caratteri ereditari.

Ma ritorniamo al privato. Ora – molti lustri passati e molte cose viste e vissute dai tempi del liceo – torno da un viaggio ‘darwiniano’ e cosa trovo a Roma? Una affascinante e ricca Mostra su Darwin, al Palazzo delle Esposizioni, che celebra il bicentenario della nascita dello scienziato…

Libro-Catalogo della mostra su Darwin, in corso proprio in questi giorni al Palazzo delle Esposizioni di Roma (12 febbraio – 3 maggio), in occasione del bicentenario della nascita: 1809-2009. La Mostra è curata da Niles Eldredge, Telmo Pievani e Ian Tattersall.

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