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David Grossman: “I romanzi aiutano sia chi li scrive che chi li legge a capire i diversi punti di vista”

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Gli immancabili occhiali gli danno un’aria serena e rilassata; a vederlo non sembrerebbe sconvolto dalla situazione che si sta vivendo in Palestina. Ma non è cosi; basti pensare che...

Gli immancabili occhiali gli danno un’aria serena e rilassata; a vederlo non sembrerebbe sconvolto dalla situazione che si sta vivendo in Palestina. Ma non è cosi; basti pensare che poco più di due anni fa ha perso il suo secondo figlio nella guerra in Libano. Ed è a lui che è dedicata questa sua ultima fatica letteraria: “A un cerbiatto somiglia il mio amore”.

Quanto tempo ci è voluto per scriverlo?

Il libro è stato scritto in quasi cinque anni; mi sembrava che in qualche maniera proteggesse mio figlio Uri. Purtroppo non è stato così, e dopo la sua scomparsa ho deciso di finirlo, ormai il più era fatto.

 

Nel mondo il 27 gennaio si è celebrata la giornata della memoria. Quanto è importante secondo lei?

Molto. Non si può far finta di nulla davanti a quello che è capitato al popolo ebraico, e il ricordarlo è forse la maniera migliore per evitare che cose del genere succedano ancora.

 

Eppure, se guardiamo a quello che sta succedendo in Medio Oriente, sembrerebbe che il passato non ci ha insegnato nulla.

Purtroppo è vero; cerco di guardare la situazione dall’esterno per cercare un’alternativa, e mi sembra di vedere una di quelle palle di vetro con la neve, solo che al posto della neve ci sono violenza ed odio.

 

Come possono allora due popoli cosi lontani come quello palestinese e quello israeliano trovare un punto d’incontro?

Con il dialogo. Imparare a vedere e comprendere le ragioni degli avversari è l’unico modo per cercare una pace duratura.

 

Ed in fondo è quello che fa lei con il suo lavoro

I romanzi aiutano sia chi li scrive che chi li legge a capire i diversi punti di vista: e questo è il primo passo per instaurare un dialogo. Leggere aiuta ad aprire la mente e a capire quello che succede intorno a noi senza farcelo raccontare dagli altri, che siano i telegiornali, il governo o la stampa.

 

Tra Israele e Palestina chi deve cominciare?

Penso che debba essere Israele la prima a cercare il dialogo. Non sono stato d’accordo con il ritiro dalla striscia di Gaza, nel 2005. Poteva e doveva essere un motivo per cercare il dialogo con la Palestina, invece lo stato israeliano ha chinato la testa davanti agli spari palestinesi. Di contro Hamas ha continuato a cercare lo scontro, senza impegnarsi a fondo nella costruzione di una società nuova. Così facendo non ha lasciato alternative.

 

Quanto è difficile per un ebreo vivere in Israele?

Nonostante la situazione attuale penso che questo sia il posto migliore dove vivere per un ebreo.

 

Ci crede veramente nella pace?

Sono convinto che nessuno voglia passare la propria esistenza tra le bombe e gli attentati; in passato noi siamo riusciti ad instaurare un rapporto di pace con altri paesi arabi nonostante anni di scontri molto duri. Ora è il momento di instaurare un dialogo con la Palestina.

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