Augusto Papacci, il Maestro che fa sopravvivere la Lotta a Roma

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Incontro con Augusto Papacci, il Maestro Benemerito, che nella  palestra Borgo-Prati continua a sfornare talenti nonostante la crisi dello sport nella capitale, che l’oro di Andrea Minguzzi non ha certo debellato.

Incontro con Augusto Papacci, il Maestro Benemerito, che nella  palestra Borgo-Prati continua a sfornare talenti nonostante la crisi dello sport nella capitale, che l’oro di Andrea Minguzzi non ha certo debellato.

Ore 20, i lampioni sfocati sono l’unico segno di vita esterna della città. I negozi sono già chiusi, e c’è un silenzio quasi surreale all’inizio di Via Tommaso Campanella. Ma percorrendo la carreggiata e fermandoci a metà, a poco a poco si iniziano a sentire grida, incitamenti, segni di vita. Il luogo è la palestra Borgo-Prati, e i responsabili di questo tuono nel silenzio sono gli atleti della lotta, e il Maestro Augusto Papacci. “Ma no, adesso ho i ragazzi, parla con Gigi e Filippo, gli altri allenatori. Loro possono rispondere meglio di me”. Si schermisce, Augusto, di fronte a domande sulla lotta a Roma e sulle palestre della capitale che ancora credono nell’arte del “fare alle braccia”. Eppure, se c’è qualcuno che ha titolo per parlare, quello è proprio lui. Papacci ha 68 anni, e da oltre 40 allena nel centro Borgo-Prati, palestra storica nel cuore di Roma, che dal 1.899 sforna talenti di livello almeno nazionale, nell’arte del “fare alle braccia”. E migliaia di ragazzi hanno conosciuto e amato la lotta libera e quella greco-romana grazie alla sua tecnica e alla sua passione. Maestro Benemerito, oggi coordina e dirige il lavoro di Luigi Tonnicchia, Filippo Gargaglia e gli altri allenatori, e durante le sedute dispensa consigli, corregge gli errori, e con uno sguardo “fulmina” chi prova a fare il furbo. “I ragazzi, se ci seguono, arrivano a grandi risultati. Solo l’anno scorso – gongola Augusto orgoglioso – tra Cadetti e Juniores abbiamo vinto cinque titoli italiani (tre con Francesco Bincoletto, vincitore del campionato interregionale, e dei campionati italiani cadetti di libera e greco-romana nella categoria 69 kg, ndr). E abbiamo anche la squadra femminile, con Luna Ercoli terza ai Campionati Assoluti Juniores”.
I ragazzi qui, come altrove nella lotta, sono “pochi ma buoni”. E’ il destino di questa e di altre discipline “minori”, che faticano a trovare spazio nel panorama mediatico e commerciale italiano, soffocate dal calcio e dagli interessi economici. Ma l’oro olimpico di Andrea Minguzzi, allenato in Polizia da Marco Papacci, il figlio di Augusto, non ha portato a un boom d’iscrizioni? “Ma quale boom! E’ come dopo le vittorie di Vincenzino Maenza a Los Angeles e Seul (i due ori olimpici che ancora nell’ambiente ricordano bene): tempo qualche mese, e della lotta nessuno parla più. Qui alla Borgo-Prati andiamo avanti, perché abbiamo la tradizione e la qualità, e abbiamo più di trenta agonisti tra ragazzi e ragazze. Ma a Roma siamo rimasti in pochi”. Secondo il Maestro, i problemi sono prima di tutto in città. “Questo, come tanti altri, è un quartiere morto, non è più abitato da giovani. E quindi, non c’è ricambio”. Ma le cause vere della crisi dello sport  vanno al di là delle dinamiche del quartiere Parti, sono generali e più profonde. “Oggi i ragazzi sono cambiati: può sembrare banale, ma oggi i dodicenni hanno tutto ciò che desiderano, dalle Playstation ai soldi per le uscite e i vizi, e sono meno propensi al sacrificio”.
Ma questo non può dipendere dalle poche strutture esistenti? “E’ vero, gli impianti sono pochi, ma questa non è una scusa: una palestra può essere lontana, ma lo sport è passione; e se si è abituati a lottare per le proprie passioni, il tempo e il modo si trovano”. E dunque, la lotta a Roma sopravvive, faticando a trovare spazio. Anche se la Borgo-Prati, che nel 2009 compie 110 anni di attività, è riconosciuta dal Coni come Centro di Avviamento allo Sport. Il riconoscimento non si traduce in sostegno finanziario, come sottolinea Augusto (“Il Coni non ti pensa per niente”). Ma il Maestro, una vita passata in pedana, non ha mai pensato di lasciar perdere: “noi non ci fermiamo, perché non l’abbiamo mai fatto. I ragazzi, per venire qui, fanno sacrifici, di tempo e denaro. E finchè ci saranno, è nostro dovere ripagarli”. E’ sera, e il calore dell’allenamento lascia il posto, lentamente, al silenzio della notte. Tutti sotto la doccia, Maestro compreso, sperando in un futuro migliore.

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