Condividi su facebook
Condividi su twitter

In pArte Morgan

di

Data

Venerdì 23 gennaio. Feltrinelli di Via Appia. Sono qui per la presentazione del libro, edito da Elèuthera, In pArte Morgan, scritto dallo stesso Morgan insieme al giornalista Mauro Garofalo.

Venerdì 23 gennaio. Feltrinelli di Via Appia. Sono qui per la presentazione del libro, edito da Elèuthera, In pArte Morgan, scritto dallo stesso Morgan insieme al giornalista Mauro Garofalo. La folla ad aspettare è composta soprattutto da giovani, adolescenti, ma anche da donne e uomini di mezz’età. Il potere della televisione? La presentazione è stata annunciata per le 18,00… Sono le 18,15 e Morgan ancora non si vede. Un’addetta della Feltrinelli alle 18,20 prende la parola. Forse è Morgan travestito? No, ci annuncia che il treno su cui viaggia il cantante è in ritardo. Alta Velocità, vero?… Dovremmo aspettare almeno altri quindici minuti. La gente rumoreggia, e anch’io non mi ritengo assolutamente soddisfatto. Ma tant’è… Aspettiamo… Sono le 18,35. Appare Luca Sofri, uno dei partecipanti alla presentazione. Ci dice che Morgan è appena arrivato e tra poco verrà da noi. Alleluja!… Dopo cinque minuti, appare lui, Morgan, cappello in testa, fiocco nero al collo e vestito molto, ma molto vintage. La folla esplode. Il potere della televisione? Morgan si scusa… Sì, proprio l’Alta Velocità. Insieme a Luca Sofri è presente anche l’altro autore del libro, Mauro Garofalo che insieme a quei due marpioni fa la figura di un pesce fuor d’acqua. E infatti Morgan e Luca Sofri cominciano a duettare d’incanto, come se il copione fosse quello classico, imparato a memoria. Si parla troppo di X-Factor per i miei gusti. Troppo del programma e troppo di Simona Ventura. Morgan si lamenta per il fatto che la Ventura abbia eliminato la sua artista Elisa, e salvato invece i Farias. Annuncia una mossa segreta per la puntata di lunedì, una mossa che non può rivelare. Il potere della televisione? Poi però fa la cosa migliore. Va al piano e comincia a suonare. E qui sono cazzi per tutti. Fa una versione in inglese de Dormono sulla collina di De Andrè. Lui e il piano sono una cosa sola. Ha un computer portatile su cui smanetta per leggere i testi. Con Luca Sofri discutono di Nicola Piovani, autore delle musiche di Non al denaro, non all’amore né al cielo. Dicono che c’è qualche assonanza con la musica di Un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Piovani è stato allievo di Morricone. Vanno a sbattere a Pino Donaggio, cantante degli anni sessanta e poi compositore di colonne sonore soprattutto per i film di Brian De Palma. E Morgan attacca Io che non vivo, versione italiana ed inglese (quella fatta dal grande Elvis). Daje così, altro che X-Factor e Dj Francesco (un campo di patate ci vorrebbe per quello)! Poi Morgan sfida perfino Massimo Ranieri. La folla lo segue cantando Perdere l’amore. Il potere della televisione? Morgan adesso vira verso i Pink Floyd. Fa una Nobody Home da brivido e pure Wishing you were here. Ritorna al repertorio italiano. Il Modugno di Volaree un Tenco poco conosciuto ma splendido. Si parla di Bowie, il vero grande mito di Morgan. Racconta di quando con i Bluvertigo ha fatto la cover di Always crashing in the same car, curandone un nuovo arrangiamento. Sembra che lo stesso Bowie abbia apprezzato molto, cantandola di nuovo dal vivo. Al piano fa una canzone dell’album Heroes, poi si mette a discutere con Luca Sofri sulla produzione anni ottanta del duca bianco. Attacca Little china girl, scritta da Iggy Pop per Bowie. Garofalo gli chiede perché è poco disponibile a cantare il suo repertorio in queste occasioni. Morgan gigioneggia, si schermisce, poi suona Altrove. Nel frattempo ha pure trovato il tempo per fare un pezzo di Frank Sinatra e cantare Orpheus di David Sylvian. Semplicemente stupendo! Alla fine fa un piccolo riassunto della sua carriera artistica, accennando anche I still love you, uno dei suoi pezzi che preferisco… Sono le 21,00… Morgan ha cantato per più di due ore. La gente reclama gli autografi. Lui racconta dell’unica apparizione di Tommaso Landolfi in televisione nel 1960. Un’apparizione straniante come le cose che scriveva il grande genio. Si lamenta che abbiano tolto questo documento dall’archivio Rai. Landolfi che strabuzzava gli occhi di fronte all’enorme occhio della telecamera, che prendeva in giro il giornalista che gli faceva le domande. Il genio che si prendeva gioco del potere della televisione… Forse Morgan vuol fare come Landolfi… Forse crede di poter vincere sulla televisione, su X-Factor e Simona Ventura… A me basta sentirlo suonare. Sentire la sua voglia di giocare con l’arte, con la musica. Sentire la sua passione per le canzoni (a proposito, ricordo in un concerto la sua bellissima versione de Il nostro concerto di Umberto Bindi)… Grazie Morgan… anche se fai X-Factor…

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'