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Lezioni di giornalismo: la buona novella di Gianni Riotta

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Ha un che di biblico l’incontro di martedì 13 gennaio con il direttore del TG1 Gianni Riotta, secondo appuntamento del ciclo 2008-2009 di Grandi Lezioni di Giornalismo, di nuovo organizzato, dopo il successo dello scorso anno, all’Auditorium Parco della Musica di Roma.
Ha un che di biblico l’incontro di martedì 13 gennaio con il direttore del TG1 Gianni Riotta, secondo appuntamento del ciclo 2008-2009 di Grandi Lezioni di Giornalismo, di nuovo organizzato, dopo il successo dello scorso anno, all’Auditorium Parco della Musica di Roma.

Riotta avrebbe dovuto parlare al pubblico già il 12 dicembre scorso, ma l’incessante diluvio che si abbatté sulla capitale intorno a quella data e il conseguente rischio di un’esondazione del Tevere, costrinsero il sindaco Alemanno a sospendere per precauzione anche le attività in programma quel memorabile venerdì all’Auditorium.

La lezione, rinviata quindi di un mese, ma comunque accompagnata dal maltempo, prende avvio con una citazione evangelica.
Giovanni 8;32: “Conoscere la verità vi renderà liberi“.

Effettivamente, spiega Riotta, gli oppressori si sono sempre basati sulla menzogna e tutti i totalitarismi del XX secolo possono vantarsi di aver abolito la libertà di stampa come primo provvedimento. D’altronde si può convenire che non serve informarsi se non si ha alcuna voce in capitolo e non si è tenuti, né tantomeno chiamati, a prendere decisioni.

Ma cos’è la verità? Esiste una verità oggettiva o quella che spacciamo per tale è in realtà una mera convenzione?

Il nostro professore cita il logico polacco Alfred Tarsky, secondo il quale “La neve è bianca” è una frase vera se e solo se la neve è bianca.

Il giornalismo si sta intrecciando con la filosofia e il pubblico in sala si fa più attento.

Secondo una concezione postmoderna della libertà “pretendere di conoscere una verità ci rende schiavi“. Allarme: si rischia il “paradosso di Arlecchino” per cui la neve è bianca solo se noi e i nostri amici diciamo che è bianca.

Ma che colori ha la verità? Forti e accesi, oppure tenui e ricchi di sfumature? Di certo la verità, per essere scoperta, ha bisogno di essere guardata. La verità è luce.

Sempre dal Vangelo, Giovanni 3; 19: “Gli uomini preferirono le tenebre alla luce“.

Non strabuzziamo gli occhi chiamandoci fuori: in fondo non è così assurdo che il non voler vedere possa essere una scelta volontaria. Il buio della coscienza è rassicurante come una vecchia abitudine, consente di non notare le mezze tinte, non mette in crisi le opinioni e i pregiudizi.

Bisogna allora che l’opinione pubblica accenda la luce nelle tenebre e, finalmente, nel mondo più connesso e aggiornato di sempre, sappia quello che davvero succede.

Una nuova informazione deve nascere, conclude Riotta, dai contenuti. E la rivoluzione dei contenuti oggi auspicabile è l’equanimità: anche gli avversari possono avere ragione. Ascoltiamo quindi le opinioni di tutti, non solo di chi ci è vicino, comunica meglio o urla più forte; ricordiamoci però di premere l’interruttore e guardare a quello che, soprattutto per un giornalista, conta di più, anche quando è scomodo o sconveniente: la verità dei fatti.

Fuori ha finalmente smesso di piovere. Le Grandi Lezioni proseguono lunedì 19 gennaio con Concita De Gregorio. Interverranno poi Enrico Mentana il 25 febbraio e Giulio Anselmi il 18 marzo. Concluderà il 22 aprile Gianni Letta.

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