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Io penso positivo 2009?

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Subito dopo il carbone dell’Epifania siamo stati travolti da un’ondata di ottimismo. In effetti, ne avevamo bisogno, i giornali ci hanno ricordato che abbiamo vissuto un Natale parco, anche se le nostre tasche hanno espresso meglio il concetto,

Subito dopo il carbone dell’Epifania siamo stati travolti da un’ondata di ottimismo. In effetti, ne avevamo bisogno, i giornali ci hanno ricordato che abbiamo vissuto un Natale parco, anche se le nostre tasche hanno espresso meglio il concetto, e l’8 gennaio 2009 assistere ad un convegno dal titolo Io penso positivo ci catapultava nel nuovo anno con quell’atteggiamento speranzoso tipico dell’approccio alle novità.

Io penso positivo è stato un incontro dei giovani romani con le istituzioni e le aziende. Il convegno si è tenuto presso l’Istituto Tecnico Statale Galilei, zona Esquilino. Ospiti illustri: il ministro della gioventù, Giorgia Meloni, e l’assessore all’Istruzione e diritto allo studio e formazione della Regione Lazio, Silvia Costa. Mancavano entrambe.
Presente solo una rappresentante dell’assessorato. Non ci siamo scoraggiati, del resto eravamo presenti ad un congresso, con un titolo talmente energico, da non prestare troppa attenzione ad una doppia assenza in un giorno di pioggia.
Nella prima parte della conferenza, Io penso positivo, sono stati presentati gli studi effettuati dall’università La Sapienza, dal team della professoressa Maria D’Alessio, ordinario di Psicologia ed Ecologia dello Sviluppo. Lei c’era, ed ha presentato i dati di uno studio sui giovani romani che sono risultati pessimisti sul proprio futuro. Il 40% ne ha paura e il 45% esprime varie forme di negatività. Quasi tutti desiderano un lavoro sicuro e stabile.
Questo sì che è un dato positivo! Eravamo convinti che i giovani fossero condizionati talmente tanto dalla televisione, da ispirarsi a personaggi che hanno facili guadagni come i “tronisti”: figura entrata, non nelle corti reali, ma nei privè delle discoteche e nel vocabolario Zanichelli. Maria D’Alessi ci riporta che la maggior parte delle ragazze vuole iscriversi a medicina e che le facoltà di maggiore interesse per i ragazzi sono giurisprudenza e ingegneria.
Questo realismo giovanile ci stupisce. Questi adolescenti sono informati, sono diversi dalla generazione precedente che non leggeva i giornali, continuano a non leggere, ma hanno in più il web e che qualche informazione gli arrivi è palese. Se non sapessero che i laureati della facoltà del gruppo ingegneria e medicina hanno percentuali di occupati superiori alla media, la prima il 74 e la seconda il 92%, dati ISTAT 2007, non avrebbero di certo pensato a studi così faticosi e impegnativi, in fondo sono ragazzi e dovrebbero scansare le responsabilità.

La professoressa sottolineava l’opportunità che i ragazzi facciano le giuste scelte e che comprendano al meglio cosa cerchi il mercato del lavoro.
Ecco perché il Progetto Mercurio risulta interessante; nato nel 2004, ha creato una sinergia tra la consulenza psicologica dell’università, la regione Lazio e il Gruppo Mercurio, che fa capo ai supermercati a marchio SIDIS.

Il discorso della D’Alessi non ci presentava una situazione attuale molto rosea, ascoltavamo sapendo che ci sarebbero state presentate delle soluzioni, dobbiamo pensare in positivo, è stato l’imperativo categorico della conferenza, intervallata dalle simpatiche intromissioni del trio degli Appiccicaticci. I ragazzi presenti sorridono poco,ma perché l’argomento è serio: si discute del loro futuro.
La società contemporanea, presentata dalla professoressa, è sempre di corsa e si vive con la paura di perdere il lavoro. 
Una citazione di Oscar Wilde: Viviamo in una società in cui la gente è così laboriosa da diventare stupida. Un invito ai ragazzi a prendersi il loro tempo per vivere, ma sempre con il monito all’essere concreti e di pensare ad immettersi nel mondo del lavoro già da subito, riuscendo così a capirne meglio le dinamiche.
Ci sembrava quasi che si volesse scoraggiare i ragazzi dallo studio, ma non era di sicuro questo l’intento.
Però, quando la facoltà di medicina è stata presentata come impegnativa e che forse sarebbe meglio desistere, le nostre certezze iniziavano a vacillare.

Ci rincuora il sorriso di Veronica Marica, vicepresidente del Gruppo Mercurio, che accoglie per dieci giorni, in estate, i ragazzi degli istituti tecnici e insegna loro come si lavora in un supermercato, spiegando le varie aree di competenza: da quelle dirigenziali a quelle della distribuzione e del rapporto con il pubblico. Un filmato ci ha mostrato i percorsi passati e ai nostri occhi tutto appariva positivo, proprio come uno spot pubblicitario, i ragazzi del filmato-spot sorridevano, prendevano appunti e mangiavano formaggio. La giovane vicepresidentessa, figlia di Franco Mercurio, il fondatore dell’azienda che partì con il confezionamento e la distribuzione di riso negli anni ’50, gli anni del boom economico; non faceva mai riferimento a nessuna forma di pagamento o di rimborso spese; solo dopo focalizzeremo che si tratta di uno stage e che i ragazzi non devono pretendere di essere pagati per dieci giorni delle loro vacanze estive; del resto si devono abituare a queste forme di lavoro non pagato in azienda. Questa è una vera palestra di vita, un’introduzione nella realtà nuda e cruda.

I ragazzi, nell’aula magna in cui si svolge la conferenza, sono tanti e a poco a poco ci rendiamo conto che se sono così sfiduciati e se pensano di dover concretizzare subito è proprio perché hanno fratelli o addirittura genitori con contratti precari, l’inserimento nel mondo reale lo hanno già in casa.
Le istituzioni assenti, uno stage senza retribuzione e studiosi che ci dicono che forse è meglio non pensare allo studio perché troppo complicato, ci riportano ad un pessimistico 2008, l’anno del crollo delle borse e della crisi economica.

Alla fine della conferenza Roma è ancora sotto la pioggia e il nostro 2009 ha un aspetto meno positivo.

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