Maria Santini: “Oggi il giallo deve avere una solida base narrativa e psicologica”

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Maria Santini nasce a Torino ma vive a Roma da molti anni. La sua curiosità intellettuale l’ha portata a divenire autrice di numerose pubblicazioni a carattere storico e fantastico, ma...

Maria Santini nasce a Torino ma vive a Roma da molti anni. La sua curiosità intellettuale l’ha portata a divenire autrice di numerose pubblicazioni a carattere storico e fantastico, ma ben presto sono spuntate le sue doti da scrittrice di romanzi gialli. Oltre alla scrittura di romanzi, si è dedicata alla narrativa per la scuola riesaminando, in modo personale, i luoghi della  memoria, ma sono i gialli la sua vera passione.

Una passione, la sua, che l’ha portata a pubblicare 7 romanzi in poco più di un anno, da dove nasce l’amore per i gialli?
… e ce ne sono altri tre (L’altra notte in fondo al mare, Un nido milionario, Villino Sospiro) reperibili online sul sito dell’editore Simonelli. Di fronte a tanta abbondanza, vorrei chiarire che tutte queste opere sono state da me composte in un periodo di tempo molto più lungo degli ultimi venti mesi. Oltretutto non ho nessuna facilità di scrittura perché prima di esserne soddisfatta devo scrivere e riscrivere ogni testo badando ai minimi particolari. Premesso questo, direi che il mio amore per i gialli è nato soprattutto dalla loro peculiarità di rompicapo. È un gioco che sta fra la pazienza e la logica: indizi da mascherare, distrattori da mettere in evidenza sperando che il lettore abbocchi… è bello trovarseli per di così “pronti”, quando si legge un giallo, ma è anche sommamente divertente  inventarseli. Sono però convinta che il rompicapo non debba prendere la mano all’autore: per esempio ho sempre odiato i famosi delitti della camera chiusa, con tutti i loro fili di refe tirati e allentati e le finestre a sbarre da cui entrano però cubetti di ghiaccio a fare da proiettile… eppure i giallisti, anche taluni di quelli attuali, continuano a provarci. Ma oggi il giallo deve avere una solida base narrativa e psicologica ed i particolari devono essere credibili.
Come si sente ad essere stata definita l’Agatha Christie italiana?
Accetto la definizione come un garbato complimento, senza prenderla sul serio.

Come da lei dichiarato, fin da piccola, prediligeva i polizieschi inglesi, i suoi gialli con questi ambienti medio-alto borghesi, caratterizzati da intrecci, indagini e dal fondamentale colpo di scena finale, si ispirano alla cultura del classico romanzo giallo inglese?

Indubbiamente, dopo una vita passata a leggere gialli del genere “british” qualcosa è rimasto e forma il sostrato della mia narrativa. Ma ci tengo a dire che un filone di questo tipo di giallo, quello che io chiamo dar marito alla ragazza, mi è profondamente indigesto. Si tratta di quello in cui l’eroina può passare tutti i guai del mondo ma alla fine del romanzo si accasa con uomo bello e facoltoso (vedi la classica Eberhart e le varie Higgins Clark). Con questo tipo di gialliste sentimentali non voglio essere confusa. E forse esagero nel senso opposto perché alle mie povere eroine raramente da quel lato va bene… anzi quasi mai.

Nel primo dei suoi sette romanzi gialli “I pascoli del mistero”, sorprende l’originalità del binomio tra realtà e fantasia, infatti protagonisti del giallo sono Giovanni Pascoli e Mariù Pascoli, questo ha  influenzato in qualche modo la scrittura del romanzo stesso?
Parecchio. Prima di tutto c’è voluto un attento studio dell’epoca, della cornice storica, dei particolari di vita e costume. Inoltre ho dovuto in un certo senso calarmi nella psicologia dei personaggi: chiedermi come avrebbero reagito il vero Giovanni e la vera Mariù  posti di fronte alla tale o talaltra situazione. È stato comunque un lavoro gratificante, favorito dal fatto che sui Pascoli c’è un’abbondanza di notizie di prima mano veramente notevole. Anche la documentazione su Messina e il terremoto del 1908 è stata facile da reperire oltre che commovente.

Oltre a romanzi gialli, ha scritto testi riguardanti personaggi storici (Matilde di Canossa, Franz Listz) e “Candida Soror”, biografia sulla vita di Mariù Pascoli, in questo libro colpisce la grande attenzione per i particolari ed il grande interesse per la vita privata dello stesso Giovanni Pascoli, cosa l’ha ispirata?
Facendo appunto le ricerche per “I pascoli del mistero” mi si è imposta con sempre maggiore prepotenza la figura di Mariù, considerata da tutta la tradizione la cattiva di casa Pascoli. Certo un agnellino Maria non fu ma più approfondivo la figura di lei e del fratello visti nell’intimità più mi rendevo conto di un fatto: la sorella di Giovanni Pascoli ha avuto anche dei grandi meriti, soprattutto quello di appoggiare con la sua grinta il troppo debole e fantasioso fratello. Solo lei poteva comprenderlo fino in fondo e condividere il suo mondo di ombre familiari. Questo lavoro, comunque, non ha nulla a che fare con la mia produzione gialla o i miei romanzi imperniati su Matilde di Canossa e Liszt: è una biografia critica, ci tengo a dirlo, rigorosamente documentata.

È in preparazione, in questo momento, un altro libro?
Ebbene, sì. Le rivelerò il  puro e semplice titolo: Non una sola riga, non una firma.

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