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Stefano Ianne: “Quello che ti succede è sempre la cosa giusta al momento giusto”

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Abbiamo contattato per una breve chiacchierata via mail Stefano Ianne, musicista e compositore esponente del minimalismo, fortemente inquinato da pathos romantico sulla scia...

Abbiamo contattato per una breve chiacchierata via mail Stefano Ianne, musicista e compositore esponente del minimalismo, fortemente inquinato da pathos romantico sulla scia di artisti come Steve Reich, John  Adams e Philip Glass…

 

Quanta volontà e passione sono necessarie per portare avanti un discorso musicale “classico” come il tuo?

Per un autodidatta come me volontà e passione sono fondamentali, ma anche avere le idee chiare su come organizzare una sostenibilità economica degli eventi (concerti, registrazioni, etc.). Si sa bene che nella classica (nella acustica) i costi sono decisamente maggiori che nel pop e in altri generi. Ad esempio, se desidero registrare con 20 archi nel pop posso usare le tastiere, nella classica la parola “tastiera” non ha alcun significato. Dovrò pagare 20 concertisti. Costano, credetemi…

 

Se la musica è comunicazione, in tempi culturalmente bui come i nostri, cosa può comunicare la sola musica? Cosa può darci?

Questi tempi sono bui culturalmente poiché si da più importanza al contenitore che al contenuto. La musica che è contenuta su un cd è certamente più importante dell’immagine che il cd riporta. Ma questo non fa parte della cultura televisiva. Dato che noi siamo figli della televisione è abbastanza nella norma sfornare generazioni che guardano più alla forma perdendo di vista la sostanza. Dovrebbe tutto avere un nuovo inizio, forse addirittura dalle scuole elementari.

 

Quanto incide nei tuoi lavori la maturità compositiva e la maturità come uomo?

Sono due cose che non vanno di pari passo. La maturità compositiva di un artista è strettamente legata al rapporto con lo strumento che suona e alla capacità innata di aprire la mente (geni si nasce) mentre la maturità di uomo è legata alle bastonate quotidiane che uno prende e all’accettazione della vita (maturi si diventa).

 

Hai pubblicato il tuo primo album all’età di quarantatré anni: potendo tornare indietro pubblicheresti prima un album o pensi d’aver aspettato il giusto tempo?

È stato il momento giusto. Quello che ti succede è sempre la cosa giusta al momento giusto.

 

Ricordiamo la tua collaborazione sonora col regista surrealista Davide Manuli e l’utilizzo della tua Aurore come colonna sonora per uno spot dell’Acqua Panna. Quanto il cinema e la pubblicità hanno aiutato la musica concertistica e la tua musica?

Sicuramente molto. Penso però al maestro Ennio Morricone. I film lo hanno aiutato o è stato forse lui ad aiutare i film di cui ha curato la colonna sonora? Io credo che avvenga una sorta di scambio.

 

Artisti come Allevi ed Einaudi hanno contribuito positivamente e concretamente al genere? Non credi che l’attenzione si sia concentrata fin troppo su di loro?

Stiamo parlando di grandi artisti su cui però è bene fare una specifica. Einaudi è votato molto alla sostanza di ciò che fa – poco spazio all’immagine – e ha portato alla musica italiana un interesse pregevole, pur con citazioni che si possono troppo facilmente ricondurre a Nyman. Di Allevi ha contribuito invece più la sua immagine che il suo talento compositivo. Comunque anche questo è attirare l’attenzione sulla musica cosiddetta “colta”. Tutto fa brodo se è per una buona causa.

 

Il tuo secondo lavoro, Elephant, mi ha ricordato spesso la potenza ritmica di alcuni brani dei Mogwai o dei nostrani Giardini di Mirò: hai mai pensato di approcciarti al genere Post-Rock supportando qualche gruppo?

È un’idea interessante quella del post-rock. Se ci pensi il post-rock dei gruppi che hai citato, ai quali aggiungo gli Explosions In The Sky o i Godspeed You Black Emperor o ancora i giapponesi Mono, partono da semplici riff reiterati (dunque minimalismo) fino alle classiche salite ed esplosioni finali supportate da tutta la strumentazione. È vero, nella mia musica succede qualcosa di molto simile, ma, vedi, il tutto rapportato ad un’orchestra assume a mio modo di vedere un’eleganza maggiore senza perdere in potenza espressiva.

 

Nel tuo prossimo lavoro, Mondovisioni, ci sarà la partecipazione di una voce importante come Antonella Ruggiero (ex Matia Bazar): pensi che questa collaborazione avrà un seguito?

No. Sicuramente non in fase di registrazione e produzione. Ma non perchè non mi sia trovato bene, anzi. Antonella è una grandissima professionista. Semplicemente per me le cose belle si fanno una volta e poi mai più.

 

In entrambe le tue due produzioni Elephante Variabili Armoniche, così come nel tuo prossimo cd Mondovisioni, ti sei avvalso del violino elettrico dell’ottimo Simone d’Eusanio: cosa ne pensi di questa rivoluzione elettronica per quanto riguarda gli strumenti classici?

Non possiamo parlare di “rivoluzione” perché quella è già stata fatta da trent’anni da Jean Luc Ponty e Laurie Anderson. Mi sembra però che nelle mie composizioni ci stia proprio bene. D’eusanio, poi, è un fuoriclasse assoluto. E viene dal “prog” come me….

 

Pensi un domani d’affidarti all’uso di qualche synth, batterie elettroniche e registrare un album più attuale, più commerciabile?

Parlare di fare qualcosa di più commerciale nella mia musica non ha senso. È già “pop” nel senso più puro del termine: nasce per tutti ed è diretta a tutti, ma è colta al tempo stesso  Chiederesti a Mozart di fare qualcosa di più commerciale? Comunque, sì: sicuramente il quarto album vedrà l’utilizzo dell’elettronica in modo del tutto particolare e sperimentale.

 

Di cosa ha bisogno il suo genere di musica, e la buona musica in generale, per poter emergere?

È un discorso lungo. Provo a riassumerlo. La musica ha bisogno di una rivoluzione sanguinosa, un po’ come nella Francia di Robespierre. Nella ghigliottina invece dei nobili dovrebbero essere messi i direttori generali delle majors e tutti gli ignoranti in genere.

 

Vuoi fare un saluto ai frequentatori del sito di Omero? 

Un abbraccio a tutti e grazie per l’intervista.

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