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Oh, oh, oh!

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Caro Babbo Natale, finora non ti avevo mai scritto una lettera, me ne rendo conto, ma ormai la situazione mi sembra veramente eccezionale. Io, caro Babbo, non ti chiedo proprio niente per me.

 

Caro Babbo Natale,

finora non ti avevo mai scritto una lettera, me ne rendo conto, ma ormai la situazione mi sembra veramente eccezionale. Io, caro Babbo, non ti chiedo proprio niente per me. So che lì in Lapponia hai già tanto da fare e non riesci a soddisfare tutte le richieste. Quindi è perfettamente inutile desiderare per il mio Paese una classe politica degna di questo nome, una società veramente “civile”, un’intellighenzia che si elevi al di sopra delle bagattelle del proprio ombelico culturale. Lo so, caro Babbo Natale, che mi devo tenere tutto quello che ho davanti. Cerco di accettarlo, Babbo, non credere che non cerchi di accettarlo. Ma come diceva Samuel L. Jackson nelle ultime scene di Pulp Fiction: “Sto tentando… ma è maledettamente difficile, non sai quanto sia maledettamente difficile”. Caro Babbo, io per me ti chiedo soltanto una cosa. Quando verrai nel mio palazzo e in quello dei miei genitori, puoi dar fuoco a tutte le stronzate che la gente ha messo fuori della porta? Mi spiego meglio. Da un po’ di anni – non so di preciso da quando, caro Babbo, perché la moda si intrufola come un serpente a sonagli nei gusti della gente – fuori della porta dei condomini, durante le feste natalizie, vengono appese le cose più svariate. Alcuni addirittura cominciano ad appenderle a fine novembre, ti rendi conto caro Babbo? Per dirla con Totò: “Si mettono avanti col lavoro”. Quando entro nel mio palazzo e prendo l’ascensore, vedo appesa sulla porta accanto una figura lacoontica di tre pupazzi di neve con su scritto “OH, OH, OH”. Hai capito, caro Babbo, non ci sono neanche scritte quelle frasi normali, del tipo “Auguri Buon Natale, Buon Anno”. C’è scritto “OH, OH, OH”. Su altre porte invece sono appese ormai delle vere e proprie corone di fiori che non si vedono neanche nei funerali di prima classe. Altro che un po’ di muschio e una stella alpina per far pendant. Perfino una delle mie vicine, quella che non saluta mai e se lo fa è perché in quel momento ti sta facendo un gran piacere, ha messo dei campanellini rossi fuori la porta. Hai capito, caro Babbo, dei campanellini rossi. La gente non si guarda mai in faccia, non si cura mai di chi gli sta attorno, però fuori della porta, mette Babbi Natale tridimensionali, stelle comete che arrivano fino ad Ostia, abeti fantascientifici, murales con su scritto le peggiori stronzate buoniste. Caro Babbo, è proprio come diceva il povero Gaber parlando dell’Azalea, la pianta venduta nelle manifestazioni di solidarietà sociale: “E siccome uno è più sporco dentro, più ha bisogno di apparire buono, i più carogna hanno azalee dappertutto”. La nostra inciviltà, caro Babbo, è ormai misurata da quanti campanellini vengono messi fuori della porta. Babbo, se dovessi avere tanto da fare nel mio quartiere, ti chiedo soltanto questo. Ai campanellini rossi della mia vicina puoi applicare una scarica elettrica? Piccola, è chiaro. Una lieve scossetta. Così, giusto per destarla dal suo torpore. Per il resto, lascia pure tutto così com’è. Magari il prossimo anno avrai più tempo.

Grazie, caro Babbo.

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