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A bulletta

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Le moderne case napoletane mantengono ancora le antiche tradizioni dedicate al Natale. Tra i fornelli dei bassi e le cucine dei piani alti, nell’attesa del pranzo e dei regali, c’è un gioco al quale non ci può sottrarre.

Le moderne case napoletane mantengono ancora le antiche tradizioni dedicate al Natale. Tra i fornelli dei bassi e le cucine dei piani alti, nell’attesa del pranzo e dei regali, c’è un gioco al quale non ci può sottrarre. Piace soprattutto a nonni e bambini, ma diverte e fa vincere un po’ tutti: in fondo, basta solo un poco di fortuna. Si comprano le cartelle e si aspetta che escano i numeri. E’ la tombola, giocata tra i suoni delle voci che la cantano come una litania. O palazzo, sette zero.  Il palazzo, settanta. Sei uno, o cacciatore.  Sessant’uno, il cacciatore. E po sott e n’copp,  sei nove.  E poi sottosopra, sessantanove. Ultimo giro, a paura, novanta.  E a funtana,  sette sei.  Ultimo giro, la paura, novanta. E la fontana settantasei. Ad ogni numero, corrisponde rigorosamente un significato e, nella tombola napoletana, i novanta numeri e il loro senso si chiamano smorfia. La smorfia è la stessa decodificazione che si usa per interpretare i sogni: il sogno diventa un simbolo e il simbolo diventa un numero. L’insieme dei numeri estratti dal sogno, poi si gioca al lotto. I simboli della tombola napoletana sono quasi tutti allusivi, alcuni anche piuttosto scurrili. Ze monaca, trentasette, e l’uccellino, trenta cinque.  Il monaco, trentasette, e l’uccellino, quarantacinque. Aggiu rutt ll’acqua, trentanove.  Ho rotto le acque, trentanove. A natuppoc sceng,  sett e otto,  e a casa vecchia,  sei sette.  Tra un poco scendo, settantotto, e la casa vecchia, sessanta sette.  A musica, doi cinqu e o viecchio,  cinquantatré.  La musica, cinquantacinque, e il vecchio, cinquantatre. A sposa,  sei tre, e a zucculona, uttantanove. La sposa, sessantatre, e la prostituta, ottantanove. Nella stessa città di Napoli, non tutte le persone interpretano i numeri allo stesso modo. E’ un gioco, e molto si lascia all’improvvisazione. I numeri hanno un significato più o meno variabile e le signore si divertono, creando storie con i significati, legando insieme i personaggi, anticipando le azioni e mischiando i luoghi o le cose. Piange piange, sei cinque,  piangeva, virimm che vuleva,  vulev o pesce, ricinnov.  Piange, piange, sessantacinque, piangeva, vediamo che voleva, voleva il pesce, diciannove. Oppure associando al numero persone e fatti che conoscono e che identificano direttamente con un senso. Pascà, ventitré. Pasquale, ventitre. (Ventitre rappresenta lo scemo). Io e mia sorella, sei sei.  Io e mia sorella sessantasei. (Sessantasei  rappresenta le due zitelle). La tombola, tecnicamente, viene considerata un gioco d’azzardo, ma si sa che è un vero e proprio gioco da tavolo; con la tombola, infatti, difficilmente si diventa ricchi o, viceversa, poveri. E poi, si gioca in famiglia ed è solo un modo per divertirsi, continuare a piluccare frutta secca al caldo del camino, ridere delle battute un po’ spinte e conoscere i nuovi pettegolezzi. A Napoli, in realtà, la tombola si gioca tutto l’anno, non si aspetta il Natale. E quando non è la tombola, è il lotto o il superenalotto: a bulletta, come si dice in dialetto. La bolletta, alla maniera di quella della luce o dell’acqua, da pagare rigorosamente ogni settimana.

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