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Una commedia pop per Rai Uno

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Piacevole sorpresa domenica scorsa su Rai Uno. Ci siamo trovati a vedere non la solita biografia. Non la solita commedia.

Piacevole sorpresa domenica scorsa su Rai Uno. Ci siamo trovati a vedere non la solita biografia. Non la solita commedia. Ma una “commedia pop”. Nel senso che, nell’arco delle rimanenti dodici puntate che caratterizzano questa fiction sentimentale, le emozioni dei protagonisti vengono “visualizzate” al ritmo delle canzoni degli ultimi quarant’anni.
Protagonisti della serie sono Stefania Rocca ed Emilio Solfrizzi nei panni di Laura e Paolo, due quarantenni, vicini di casa e protagonisti di una “lunga, tormentata, esilarante storia d’amore” (come dicono a Rai Fiction). La regia è di Riccardo Milani, la produzione della Publispei di Carlo Bixio, già artefice del successo de I Cesaroni. Anche se, a differenza di quest’ultima, non è tratta da un format straniero, ma nasce da un soggetto originale scritto da Ivan Cotroneo (autore del delicato “Cronaca di un disamore”).
Due gli elementi che balzano immediatamente agli occhi. In primo luogo, la modalità di promozione utilizzata per questa serie che la differenzia da tutte le altre. Oltre che attraverso i tradizionali canali di comunicazione (spot, interviste, estratti del backstage) sono stati realizzati  alcuni video-parodia su YouTube e su RaiNet. Video che gli utenti della rete hanno iniziato a inviare ad altri internauti, dando il via alla “diffusione” tipica dei virus, che è la finalità di questa tecnica di pubblicità non convenzionale. Inoltre, sul sito dedicato alla serie www.tuttipazziperamore.rai.it e sul canale You Tube sono già disponibili le versioni western (Tutti lazi per amore) e horror (Tutti sazi per amore) e sono in preparazione Tutti razzi per amore (fantascienza) e Tutti nazi per amore (versione sado-bellica). I video, tra l’altro, coinvolgono direttamente i protagonisti, ovvero Stefania Rocca, Emilio Solfrizzi e Neri Marcorè.
In secondo luogo, la serie sembra rispondere ad un insegnamento basilare delle scuole di scrittura: non è importante cosa si racconta ma il modo e il tempo della narrazione. Infatti, l’idea (molto semplice) consiste nel raccontare l’amore tra persone comuni. In particolare, quel percorso difficile e complicato che va dall’accensione inattesa dell’innamoramento all’amore.
Ma in più al genere romantico si aggiunge un inedito riferimento al musical. Gli amori dei personaggi sono descritti attraverso momenti musicali in cui loro stessi, trasportati dall’immaginazione, fantasticano di esibirsi. La musica diviene allora elemento funzionale al racconto in una costruzione a mosaico tra citazioni cinematografiche, pezzi di realtà ed esibizioni goffe e stonate, come avviene nella vita di tutti i giorni a ciascuno di noi. Sì perché è anche attraverso le canzoni che esprimono i loro stati d’animo e così può capitare di vedere Paolo ballare in strada cantando “Stasera che sera” dei Matia Bazar, mentre aspetta Laura per il suo primo appuntamento; oppure Laura intonare a piena voce “Come saprei” di Giorgia sul terrazzino della sua casa quando con Paolo le cose non vanno nel verso giusto; o ancora Cristina che saltando e ballando per la casa canta “Bella” di Jovanotti, dopo aver finalmente passato la sua prima notte d’amore.

La serie, piacevole e mai banale, si diverte a giocare con uno stile eccentrico e sopra le righe, una recitazione efficace e sfaccettata dei due protagonisti, in una contrapposta alternanza degli umori.
Rispetto alle altre serie made in Italy, la definizione dei personaggi non si ferma esclusivamente ai protagonisti principali, ma coinvolge anche  le altre tipizzazioni. A partire da Emanuele e Cristina, figlio di Laura uno e figlia di Paolo l’altra; i due adolescenti, spesso in contrasto tra loro, vivranno batticuori e delusioni, colpi di fulmine e prime volte tra cotte e innamoramenti. Poi ci sono Maya (Francesca Inaudi), Rosa (Irene Ferri) e Lea (Sonia Bergamasco): le tre giornaliste colleghe di Laura e Michele, migliore amico di Paolo, interpretato da Neri Marcorè.
Personalità differenti armonizzate da una sceneggiatura attenta ed una regia dal polso fermo che riesce a rendere di una commedia un meccanismo ben oliato.
Dopo medici, commissari e santi la fiction italiana sembra essere in grado di sperimentare qualcosa di nuovo, originale e intrigante per la sua freschezza e simpatia essendo in grado di costruire un ritmo dinamico ed accattivante nei dialoghi con un gusto e un’attenzione superiore alla media di questo genere di prodotti.

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