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Storie di ordinaria femminilità

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Immaginate quattro donne/amiche che parlano di un uomo. Togliete i paesaggi mozzafiato di Manhattan, dimenticate la tranquilla provincia americana e avrete Amiche mie la nuova serie di Canale 5 in onda dallo scorso 5 novembre.

Immaginate quattro donne/amiche che parlano di un uomo. Togliete i paesaggi mozzafiato di Manhattan, dimenticate la tranquilla provincia americana e avrete Amiche mie la nuova serie di Canale 5 in onda dallo scorso 5 novembre.
Le sei puntate raccontano quattro ritratti di donne contemporanee e italiane alle prese con l’amore e la voglia di rimettersi in gioco: sono Anna, Francesca, Marta e Grazia, interpretate rispettivamente da Margherita Buy, Elena Sofia Ricci, Luisa Ranieri e Cecilia Dazzi.
La fiction, prodotta da Mediavivere, sembra ispirarsi da un lato a Desperate Housewives e dall’altro a Sex and the city ma, in realtà, racconta delle storie che partono da una relazione molto stretta che evidentemente viene rotta per creare un incidente iniziale.
Questa narrazione corale, che sprizza l’occhio alla commedia sentimentale, prova a fotografare quattro donne in grado anche di ridere di se stesse. “Rispetto alle loro omologhe americane”, spiegano i registi Luca Miniero e Paolo Genovese “le nostre donne hanno sempre un riscatto finale, non sono né negative né esasperate come quelle di Almodovar. Le Amiche mie hanno un’anima italiana”.
Ma davvero le protagoniste diventano specchio della realtà del paese? Possono essere il prototipo delle donne italiane?
Margherita Buy interpreta Anna che decide di ricominciare da zero e si trasferisce a Milano fuggendo da un matrimonio asfissiante; Francesca, sposata, con una figlia, decide di lasciare il marito per vivere alla luce del sole il rapporto con l’amante; Grazia, traduttrice, due figli piccoli e un matrimonio così perfetto che scopre il marito con un’altra donna; e, infine, Marta giornalista televisiva di successo ma fallimentare nella vita di coppia.
Attorno a loro ruota un cast maschile ben orchestrato: Lillo Petronio (Lillo & Greg), Franco Neri (Zelig), Daniele Formica, Franco Castellano, Stefano Pesce, Massimo Poggio. E, come nel film di Altman Il dottor T e le donne, le vicende si snodano dai racconti che queste donne fanno al loro ginecologo, il dottor G., interpretato da Guido Caprino, prototipo dell’uomo perfetto.
Si deve ricordare che già nel passato la fiction aveva provato a raccontare l’universo femminile. In quell’occasione protagoniste erano le Commesse di un importante negozio di Via Condotti a Roma. Con il trascorrere del tempo gli sceneggiatori hanno acquisito quelle competenze necessarie per raccontare il rapporto tra fragilità e forza che attraversa l’universo femminile.
Per quanto il confronto con il passato italiano e le serie americane è inevitabile, se strutturalmente e narrativamente la fiction è accostabile alle due serie americane, a livello di tematiche mantiene un’identità ben precisa. Le storie che si intrecciano non sono quelle già viste nella fiction italiana; il ritmo del racconto, cadenzato su alcune hit, tra cui Come Fly With Me di Frank Sinatra, è allegro e leggero, i dialoghi brillanti e l’interpretazione divertente e naturale.
Eppure le quarantenni, ideate da Rita Rusic e Cristiana Farina, sono eccessivamente coinvolte nelle questioni sentimentali tralasciando il lavoro. Sembra quasi che la donna che lavora trovi poco spazio nella narrazione seriale. A meno che la sua attività non rappresenti un mestiere “eroico” come poliziotte, commissarie e dottoresse.
Siamo ben consapevoli che le vicende di amanti e tradimenti rappresentano alimento della commedia sin dalle origini: ma non si deve dimenticare il fatto che il racconto televisivo, al di là delle convenzioni di maniera, deve in qualche misura legarsi all’esperienza dello spettatore e analizzarla. Non basta l’ironia e il divertimento per raccontare il mondo femminile, a meno che non si voglia, ancora una volta, rimanere ancorati alla fiaba e alla banalità del quotidiano.

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