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Keleythos Ensemble: “La passione ci spinge a fare meglio e non arrivare mai, essere arrivati significa fermarsi e posare lo strumento nella custodia”

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Sabato 1 Novembre si è svolta l’ultima tappa della Rassegna "Immagini e suoni dell’arte" presso il Comune di Castiglione del Genovesi in provincia di Salerno.

Sabato 1 Novembre si è svolta l’ultima tappa della Rassegna “Immagini e suoni dell’arte” presso il Comune di Castiglione del Genovesi in provincia di Salerno. La manifestazione alla sua prima edizione ha raccolto una vasta partecipazione. Non si è trattato solo di un concerto ma di un vero e proprio viaggio nella cultura attraverso vari generi musicali per far conoscere i suggestivi luoghi e le tradizioni di questo piccolo paese. Protagonista della serata conclusiva è stata la formazione cameristica Keleythos Ensemble. Ci siamo recati lì per intervistare Luigi Cioffi sassofonista del gruppo e Direttore Artistico della manifestazione.

 

Come nascono i Keleythos Ensemble?

Nascono dall’amicizia dei componenti e dall’esperienza didattica singola di ognuno di noi, nel 2006 abbiamo deciso di mettere insieme questa formazione e di creare un gruppo stabile.

 

Che cosa significa il nome Keleythos?

Il nome Keleythos in greco significa “viaggio” per mare e per terra e noi anche grazie alla proiezione di immagini abbiamo voluto comunicare questo messaggio.

 

Si potrebbe dire che la scelta di accompagnare la vostra musica con le immagini sia una scelta mirata. Vero?

Sì, infatti si tratta di un “viaggio-concerto” dove ogni pezzo fotografico riguarda un paese specifico partendo dall’Irlanda, passando per la tradizione napoletana, proseguendo con la musica dei balcani con Pietro Iturralde e poi concludendo con il tango argentino di Astor Piazzolla.

 

Perché questa idea di fondere modernità e tradizione?

Bella domanda! Noi abbiamo ripercorso una serie di immagini riguardanti i luoghi e le tradizioni di Castiglione del Genovesi, quindi tradizione voleva proprio indicare il comune di Castiglione ripercorrendo i posti più importanti: dalla casa natale di Antonio Genovesi, al monte Tubenna da dove si può ammirare un panorama eccezionale che spazia dalla costiera amalfitana a quella cilentana e ai vari posti caratteristici come la fontana di Mastocampo. Il significato era quello di far conoscere questa piccola comunità in provincia di Salerno e spero che questa sera con l’ultima tappa di questo viaggio ci siamo riusciti.

 

Quanti viaggi hanno fatto i Keleythos Ensemble e quali sono stati i più significativi?

Noi siamo una formazione giovane, singolarmente ci sono stati molti viaggi: il violinista torna dalla Nuova Zelanda, io sono stato l’anno scorso con il teatro Verdi di Salerno sia in Germania che in Francia. Purtroppo le esperienze di viaggio sono ancora singole, lavoriamo perché ci possano essere anche esperienze di gruppo, perché è la passione che ci spinge a fare meglio e non arrivare mai, essere arrivati significa fermarsi e posare lo strumento nella custodia.

 

Cosa pensa della rassegna “Immagini e Suoni dell’arte”? Le è stata assegnata la direzione artistica della rappresentazione, un ruolo importante.

Sì, sono alla prima esperienza come direttore artistico, sono uno stacanovista e perfezionista nelle cose, questa esperienza mi ha arricchito di un bagaglio sia culturale che professionale nuovo e bello perché facendo il musicista si vivono delle emozioni, ma curando la direzione artistica si vive tutto più pienamente. I contatti non sono solo con i compagni di gruppo, di avventura, ma anche con tutti gli altri musicisti che hanno partecipato alla rassegna di suoni che è iniziata il 4 ottobre con il Southern Swing Trio con Giuseppe Platano al sassofono, Vincenzo Barbato al banjo e Aldo Vigorito al contrabbasso, proseguendo il 18 ottobre con la pianista Giusy Caruso e poi questa sera con noi.

 

Pensate di essere arrivati stasera ai giovani presenti in sala?

“Essere arrivati” è un’espressione grande… noi ce la mettiamo tutta, spero che questa non sia l’ultima tappa di questo viaggio perché in questi piccoli comuni bisogna creare un’abitudine, con appuntamenti fissi per coinvolgere la gente. Io credo che fare cultura oggi sia difficile, c’è bisogno dell’educazione, noi veniamo da teatri pieni dove però il pubblico è “over”, oggi i giovani si avvicinano poco alla musica e a qualsiasi forma di arte in generale.

Abbiamo toccato vari tipi di generi musicali dalla musica swing, jazz alla classica e con oggi abbiamo cercato di vivere e di far vivere, di comunicare  a 360°.

 

Lei è anche un insegnante di musica quindi si trova quotidianamente a contatto con i giovani di oggi e vede come si relazionano alla musica.

Sì, facendo l’ insegnante di musica vivo questa realtà pienamente, vivo il contatto con gli adolescenti da vicino, quindi giorno dopo giorno imparo da loro perché oggi tutti impariamo da tutti, non siamo solo noi ad insegnare a loro ma anche gli adolescenti ci insegnano tantissimo, io sono orgoglioso di svolgere questo “mestiere”. Oggi i giovani mi hanno insegnato tanto ed è anche merito loro se sono qui. Spero che questo messaggio in sala sia arrivato e speriamo di non fermarci qua.

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