Condividi su facebook
Condividi su twitter

Montalbano: Indagine su una fiction di successo

di

Data

Domenica 2 novembre è tornato sugli schermi televisivi "il Commissario Montalbano", interpretato da Luca Zingaretti.

Domenica 2 novembre è tornato sugli schermi televisivi “il Commissario Montalbano”, interpretato da Luca Zingaretti. E ancora una volta è stato un successo. Infatti la prima puntata ha ottenuto il 37,5% di share (con picchi che hanno toccato il 48%), mentre la seconda puntata ha raggiunto il 31%.
A comprendere le motivazioni basterebbe semplicemente dare un’occhiata ai numeri. Dal 1999 a oggi 14 episodi: i primi con un ascolto medio del 25 % di share; i successivi col 32. Replicati 64 volte, ogni episodio visto da una media di 32 milioni di spettatori (ciascuno di loro l’ha visto sei-sette volte), seguito in tutto da 350 milioni di persone.
In realtà, il Montalbano televisivo può essere compreso solo tenendo conto del Montalbano letterario creato da Andrea Camilleri. Contrariamente ai classici protagonisti del poliziesco, il commissario piace per quel che non possiede: non è straordinariamente bello, né coraggioso o intelligente, ha però l’energia dei sentimenti, è in grado di affrontare ostacoli e dubbi quotidiani in modo pratico, attento ed umano. E così da un lato troviamo le sue indagini, costruite in un doppio livello narrativo che si intreccia e si confonde e che occorre poi chiarire sin nel minimo dettaglio. Dall’altro ci sono le sue passioni (mangiare), i suoi amori intensi e complicati (con Livia), i suoi svaghi preferiti (leggere, nuotare, passeggiare) e i suoi tic caratteriali (essere meteoropatico, odiare i luoghi comuni, usare un forte turpiloquio).
La narrativa di Camilleri distribuisce con equità indizi strategici e dati esistenziali, regalando alla complessità del racconto improvvise accelerazioni e timidi rallentamenti di straordinario spessore letterario.
Nel passaggio dai romanzi alle fiction televisive il personaggio di Montalbano si modifica fortemente. Luca Zingaretti sovrappone la sua fisionomia a quella del commissario, sottoponendolo ad un’opera di assoluta estetizzazione, tipica del medium televisivo. E così quella incompetenza, tipica nei racconti, scompare nella serie televisiva: Montalbano diviene un uomo d’azione.
Paradossalmente, nel passaggio dalla pagina allo schermo è proprio l’aspetto più teatrale delle storie di Montalbano a venir meno. In una prospettiva sincronica, possiamo sostenere che il personaggio del commissario Montalbano si appropria di quella intermedialità che è ormai caratteristica costitutiva dell’attuale sistema dei mezzi di comunicazione di massa. La serie televisiva acquista dunque il suo significato se viene inserita nella rete intertestuale, interdiscorsiva e soprattutto intermediatica in cui il suo protagonista circola vorticosamente. Infatti, oltre che nei testi letterari e televisivi, Montalbano è protagonista di generi differenti, modificando non tanto il punto di vista sul personaggio, quanto la sua vera natura. Ciò che il personaggio supera è proprio la sfera del narrativo, con tutte le conseguenze pratiche e teoriche del caso. In tal caso, sembra necessario pensare ad un mitismo intrinseco del personaggio che gli consente questa disponibilità traduttiva tra testi, discorsi e media diversi. Il personaggio non si ritrova in un testo singolo, e non sta nemmeno in un generico contesto privo di agganci testuali, ma vive e si alimenta nella rete intertestuale nella quale esso viene costantemente ritradotto.
La scrittura drammaturgica della serie è forte così come la regia di Sironi al punto da far parlare il paesaggio imprimendo agli ambienti esterni luci radenti e “metafisiche”, edifici simbolici, profondità di campo che lega cieli, mare e terra riarsa – uno stile di regia che, sorprendentemente, coincide con quello abbagliante, iterativo e seducente della scrittura di Camilleri. Nonostante la contestualità che caratterizza il personaggio e le storie, è possibile ritrovare una tonalità che unisce e tende la scrittura di ogni storia. Una lingua caratterizzata da una molteplicità di codici e registri, che mantiene la sotterranea volontà di rievocare il passato e mantenere viva la memoria.
Il valore delle sue narrazioni nasce essenzialmente dalla capacità di divertire e divertirsi, di sfidare – come direbbe Calvino – la pesantezza dell’esistere con la leggerezza dell’affabulazione e con l’opulenza straordinaria dell’invenzione. Il fascino che conquista lettori e spettatori si ritrova, infine, nell’originale ed accattivante invenzione linguistica dell’autore. Questi è in grado di divertire con le parole così come si diverte con i personaggi e con le strutture narrative, arrivando a inventarsi una lingua su misura per il suo eccentrico estro comico.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'