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Massimo Bottarelli: “La fotografia è rappresentazione di una realtà virtuale”

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Abbiamo incontrato il fotografo Massimo Bottarelli in occasione della sua esposizione personale Fronte del palco nei locali delle "Officine Fotografiche"

Abbiamo incontrato il fotografo Massimo Bottarelli in occasione della sua esposizione personale Fronte del palco nei locali delle “Officine Fotografiche”.

Cosa ha acceso in lei la passione per la fotografia?
La scintilla si è alimentata con la lettura e la consultazione di libri dei grandi autori quali Robert Capa, Henri Cartier Bresson, Margaret Bourke-White, anche se l’esperienza che più mi ha coinvolto è stata la scoperta delle immagini di Robert Capa riguardanti lo sbarco in Normandia durante la seconda guerra mondiale, pervenute a noi in numero assai ridotto per la dabbenaggine di un assistente di laboratorio; sono immagini drammatiche, solo undici fotogrammi di un’emotività rara.
Poi, nel quotidiano, esistono momenti particolari, che si prestano alla creatività, validi al punto da volerli immortalare con l’intenzione di far rivivere attraverso lo scatto l’emozione suscitata dall’averli vissuti.
Quando questo accade, lo scatto può dirsi ben riuscito.

Cosa rappresenta per lei la fotografia?
Per me la fotografia è rappresentazione di una realtà virtuale.
Non è, infatti, esatto pensare che il momento “tipo” da noi vissuto nella realtà prima di essere immortalato e reso immagine rimanga il medesimo.
Nel trasferimento da reale ad immagine si acquista e si perde sempre qualcosa; questo dipende dalla capacità interpretativa di chi osserva e dalla capacità di chi ritrae nel comunicare il messaggio attraverso l’evocazione di un emozione intensa; quando questo accade, il fotografo può ritenersi soddisfatto del proprio scatto.
In secondo luogo è soprattutto documentazione di ciò che accade, reso noto e svelato al pubblico.

Parliamo dell’esposizione Fronte del Palco
È il risultato di un progetto, Visione del ritmo, il quale si prefiggeva di censire in ambito musicale i gruppi romani emergenti.
Ho così raccolto una considerevole quantità di immagini per raccontare l’emotività dei protagonisti (cantanti, chitarristi, batteristi, ecc), che vedevo trasparire dagli sguardi e dalla mimica,che generosamente rimbalzavano su di me che cercavo l’inquadratura proprio nell’attimo in cui tutto ciò veniva espresso.
“Fronte del Palco” era quindi la posizione migliore per questo coinvolgimento, per questo dialogo.
Senza dimenticare che ho avuto occasione di assistere ad eventi di grande importanza artistica, quali concerti di bluesman,di jazzisti affermati e tanti altri.

Cosa l’ha spinta ad abbracciare questo progetto?
La passione per la musica.

Progetti futuri?
Attualmente mi sto dedicando ad un progetto riguardante la documentazione delle attività ricreative e culturali svolte dai detenuti nel carcere di Rebibbia; nel contempo sto mettendo a punto un lavoro sulla moltitudine dei centri commerciali dentro Roma e provincia, visti come le nuove piazze, i nuovi centri d’aggregazione sociale, all’interno dei quali si ripiega per dare sfoggio alla propria capacità d’acquisto.

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