Teen drama: la meglio gioventù

di

Data

Non rappresenta certo una novità raccontare la vita degli adolescenti attraverso i mondi possibili della fiction televisiva.

Non rappresenta certo una novità raccontare la vita degli adolescenti attraverso i mondi possibili della fiction televisiva. Già dagli anni cinquanta i ragazzi conquistavano il ruolo di protagonisti di film e serie televisive. I canoni del teen drama raggiungono, poi, la loro identità precisa nel 1990 grazie all’opera di Aaron Spelling e al suo Beverly Hills 90210.

Se nelle serie americane degli anni Settanta e Ottanta la presenza dell’adolescente era sempre ristretta all’interno di un contesto prettamente familiare e meno improntato al realismo della rappresentazione (si pensi ad alcune fiction storiche come I Robinson e Happy Days), a partire dagli anni Novanta il racconto dell’adolescenza nella serialità americana è diventato sempre più centrale e articolato da prospettive originali e mature.

Tematiche come le gravidanza precoce, le relazioni complicate con genitori ed amici, le paure e i timori legati alla sfera sessuale rappresentano la chiave di lettura della serie televisiva La vita segreta di una teenager americana che ha debuttato sul canale Fox la scorsa settimana.

La serie muove il suo racconto dall’inaspettata gravidanza della protagonista: Amy Jurgens (Shailene Woodley, The O.C., Crossing Giordan). Comprensibilmente sconvolta, la ragazza condivide questi momenti delicati con le sue amiche del cuore Lauren (Camille Winbush, Settimo Cielo) e Madison (Renee Olstead) senza però rivelar loro chi è il padre.

Come appare subito evidente le situazioni di partenza che nel teen drama servono da scintilla per lo sviluppo narrativo della serie sono, ancora una volta, le dinamiche interpersonali che si instaurano nel “gruppo dei pari”, all’interno del quale i protagonisti sono legati, come sostiene Aldo Grasso, da una relazione profonda, caratterizzata dall’appartenenza e dalla solidarietà generazionale. La sceneggiatura è ricca di dialoghi ironici e brillanti, nonostante le tematiche affrontate,  mettendo in scena non-luoghi assoluti, anonimi ma al tempo stesso riconoscibili in ogni angolo del pianeta.

Pertanto, se, da un lato, la serie si basa su caratteri e tipi fissi, dall’altro lato la sua narrativa permette la costruzione di ideal-tipi universali, producendo una concreta immedesimazione da parte del pubblico giovanile. La serie appare un mix interessante tra i linguaggi ironici delle fiction anni 70/80 e i temi scottanti ed attuali emersi dalle serie degli anni novanta.

Nelle dinamiche narrative del teen drama gioca un ruolo centrale anche l’ambiente scolastico, inteso sia come luogo d’incontro del gruppo dei pari, sia come fonte di tensione e frustrazione, in quanto immediata ribalta sociale con la quale l’adolescente si confronta.

In realtà, l’unico punto debole della serie è rappresentato dai personaggi i quali mancano di quell’incisività che non deve essere per forza aggressiva, ma che li renderebbe un pò più credibili ed identificabili col pubblico. Diventa paradossale, così, che l’unico personaggio più vicino alla realtà e a cui ci si affeziona sia Ashley (India Eisley), la sorella di Amy, che col suo modo di fare cinico e più attenta a come gira il mondo rispetto alla sorella (ed ha solo 13 anni) diventa l’unica accettabile chiave di rappresentazione dell’attuale adolescenza.

Escluso questo elemento, la fiction presenta quei dispositivi narrativi tipici del romanzo di formazione focalizzandosi sul passaggio dall’adolescenza all’età adulta, alla ricerca della propria identità. Quel doloroso ed inevitabile percorso che segna il passaggio all’età adulta comporta un cambiamento e qualche perdita, ma diventa anche una fonte di ricchezza soprattutto nel momento in cui l’identità viene rafforzata dal legame stabilito con il gruppo dei pari.

Non sappiamo quanto la fiction sarà apprezzata in Italia ma, senza ombra di dubbio, per continuare a narrare il microcosmo degli adolescenti qualunque teen drama e questa serie, in particolare, deve offrire ai ragazzi, se non qualcosa in cui credere e riconoscersi, almeno un appiglio a cui aggrappare la loro fantasia e i loro sogni.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'