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Da Anna a Veronica

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artwork di Gregory Crewdson
Venerdì 31 ottobre 2008 si è svolto il primo Fantareale slam!, una gara di racconti a tema (l’argomento era "Mostri e metamorfosi fantareali"), di genere fantareale appunto. Il racconto che pubblichiamo di seguito è risultato il più gradito dalla giuria presente in sala, si tratta di Da Anna a Veronica, di Francesca Aucone. La foto è invece opera di uno dei maestri contemporanei della fotografia, Gregory Crewdson

Provo per loro un’attrazione viscerale.

Di loro desidero tutto.

Quella volta avevo approfittato di quell’attimo che Giorgia si era allontanata per andare in bagno, per rivestirmi velocemente; le mutande dal letto, i pantaloni da terra, camicia e cravatta dalla sedia e da sotto il letto… le scarpe… rosso fuoco, tacco a spillo. Mi ostinavo a cercare di accavallare l’alluce del mio 41 e mezzo con il mignolo, per comprimere il piede in quello spazio che doveva essere destinato sì e no a un 38 ristretto, e appuntito. Le ho infilate e incurante dell’imminente crampo al mio polpaccio sinistro, sono rimasto a contemplarle. Un rumore dal bagno mi ha fatto scattare in piedi per poi ritrovarmi subito dopo faccia terra e poi ancora a gattonare fino alla porta d’uscita dell’appartamento di Giorgia.

Mi piace portar via qualcosa di loro. Anzi, scoprii presto che non ne potevo fare a meno. Dopo aver fatto sesso volevo che qualcosa mi rimanesse.

Ma non sono sempre stato cosciente di questi piccoli furti.

Credo che la prima volta sia successo con Anna; una cenetta romantica, un dopo cena andato nel verso giusto, e quando a casa mi sono ritrovato in tasca l’accendino con il suo nome, ho pensato che probabilmente l’avevo usato e poi distrattamente tenuto, anche se a quei tempi non fumavo.

Quando a notte fonda, prima di andar via, ho preso dal comodino di Barbara i suoi orecchini a cerchio, ero al verde. Ho pensato poi, che quelli non avrebbero certo risollevato le sorti del mio portafoglio, così ho fatto i buchi alle orecchie e li ho tenuti.

Riguardo alla catenina che ho strappato a Debora, è stato veramente per un momento di passione, e poi l’ho tenuta al collo, come ricordo di uno strepitoso orgasmo.

Le mutande di Chiara, l’insegnante di tennis più sexy che si fosse mai vista in circolazione, le ho quasi automaticamente messe in tasca mentre la spogliavo, e quando poi per la prima volta le ho indossate, ho fatto morir di invidia gli amici, che quelle mutande le avevano viste un sacco di volte sotto il gonnellino, e avevano tolto a tutti noi, non poche ore di sonno.

Deve essere stato però quando ho messo il rossetto viola di Elisa, la truccatrice televisiva depressa, che ho cominciato a essere consapevole della mia… diciamo cleptomania.

E così, a partire da Francesca la professoressa universitaria tutta precisina, e dal suo rimmel sottratto dalla borsetta mentre scopavamo in macchina, sono sempre stato cosciente dei miei piccoli souvenir d’amore, come mi piace chiamarli, e sono sempre alla ricerca di “bottini” sempre più intriganti.

Loro si confidavano sempre di più con me, e io avevo voglia veramente di ascoltarle e cosa ancora più incredibile, le capivo perfino!

Strani hobby erano entrati nella mia vita.

Andavo tutti i giorni a fare shopping, comprando le più inutili delle cose, chiacchieravo ore e ore dal parrucchiere senza poi ricordare di cosa, ed era diventata una questione di vita o di morte andare dall’estetista.

Stranamente mi mettevano sempre di buon umore le visite del postino e camminavo avanti e indietro per la casa, cambiandomi cento volte la maglietta prima dell’arrivo dell’idraulico.

Spesso mi accadeva di piangere. Mi sorprendevo a volte a litigare con me stesso, sulle cose più disparate, per questo o quell’altro abbinamento di colori, sul miglior ciclo di lavaggio della lavatrice se a 30 o 60 gradi, con o senza candeggina. O più spesso in cucina, mettevo e toglievo una tovaglia a fiori piuttosto che un’altra monocolore, apparecchiavo in cucina per poi spostare tutto in salotto, cercavo tutto il giorno di non mangiare dolci, per poi finirmi il barattolo di nutella la sera a letto davanti alla televisione.

Non ho dimenticato nessuna delle mie amanti. Ciascuna di loro fa sempre parte della mia vita, pur non frequentandole più, o avendole viste anche quell’unica volta.

Ma è stato con Ilaria studentessa diciottenne, con problemi di anoressia, che mi sono accorto per la prima volta che c’era qualcosa di serio che non andava in me.

Avevo notato che da quando mettevo il suo profumo al posto del mio dopobarba, la barba non cresceva più.

Quando poi ho cominciato a mettere le calze a rete di Natascia, spogliarellista in segreto di notte e farmacista conosciuta di giorno, e sono spariti tutti i peli dalle mie gambe, non ho avuto più dubbi.

Quella volta ho acceso una sigaretta e mi son guardato a lungo davanti allo specchio.

Movenze familiari, a mio agio sui tacchi, senza peli, viso roseo, ciglia allungate, labbra viola, abbellito da tutti i miei souvenir, l’immagine che mi rimandava lo specchio poteva forse apparire inquietante, ma era per me l’insieme di tutte loro, presenti ovunque in me, in ognuno dei miei sensi. E quella minigonna di Mara, era incredibilmente provocante!

Le sentivo mie. E volevo sempre di più. Volevo avere una parte fisica di loro, sempre con me.

E’ stato con Romina, che ho cominciato a prendermi una parte di loro. Una giovane attrice di successo, sempre alla ricerca di nuove avventure, cambiava uomo ogni volta che le faceva comodo. Sotto la doccia, mentre le lavavo i capelli biondo platino, ne ho tagliato e portato via una ciocca.

Ho raccolto di nascosto dal pavimento, le unghie di Sara, una donna minuta, sulla cinquantina, separata ed entrata in politica innamorata degli ideali di sinistra per poi rimanerne delusa.

Ho preso dalla spazzatura, il dente spezzato di Tania, trentenne, sposata con una figlia, non perdonava a se stessa i suoi tradimenti, ma non li perdonava neanche al marito.

Ma è con Veronica che tutto è finito.

Mi aveva confidato che quando era adolescente era stata violentata da uno zio ubriacone, e finora se l’era sempre tenuto dentro per vergogna e paura, fino a quando non si era sentita compresa e si era lasciata andare.

Io sentivo che sarebbe stata l’ultima volta. La volevo.

Durante il sonno, tagliai i peli del pube di Veronica, per tenerli sempre con me.

Il giorno dopo davanti allo specchio mi guardavo sulla tazza del bagno, seduto, a fare pipì.
Ero del loro mondo, e non avrei mai più avuto il bisogno di possedere una di loro.

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