Condividi su facebook
Condividi su twitter

Alessandro Bergonzoni: “La creatività non è il successo è il far succedere”

di

Data

Al Festival della Creatività 2008, che si è svolto a Firenze dal 23 al 26 ottobre, siamo riusciti a fare qualche domanda e soprattutto a seguire le risposte sul filo dell’assurdo...

Al Festival della Creatività 2008, che si è svolto a Firenze dal 23 al 26 ottobre, siamo riusciti a fare qualche domanda e soprattutto a seguire le risposte sul filo dell’assurdo e del paradosso di Alessandro Bergonzoni. Comico, scrittore e da poco tempo pittore, collaboratore con l’edizione emiliana della Repubblica con una rubrica dal titolo il s’abato di Alessandro Bergonzoni, visto l’ultima volta al cinema nel 2002 nei panni del direttore del circo nel Pinocchio di Roberto Benigni. Dopo l’incontro Visions al padiglione Cavaniglia presso la Fortezza da Basso, sede da tre anni del Festival, si è soffermato a discutere su qualche nostra curiosità.

 

 

Cos’è la creazione per Bergonzoni?
Io penso sia il caso di parlare di “ricreazione” che è quella parte della creazione dove ci si diverte. Sarebbe importante essere educati ad inventare, io non mi sento creativo ma creatore. Soprattutto ho paura di parlare di creatività se si parla di pubblicitari, la creazione è divina. Il pittore è un creatore perché ha in sé una potenza. Lanciare il prodotto automobilistico non è creativo.

 

Oliviero Toscani ha fatto un intervento duro nella prima giornata del Festival. Dicendo che la creatività è sempre sovversiva e che gli uomini in grigio, le figure istituzionali che hanno costituito il festival non c’entrano nulla con la creatività. Lei cosa pensa di un Festival della Creatività?
È un festival di pensostrutture. La creatività è inconcepibile.

 

Ma è giusto pensare a tre giorni di creatività a Firenze e poi magari una noia mortale?
Che non sia una noia per tutti, deve essere per tutto. Si fa fatica ad esempio a beccarsi due maroni così per sentire quattro poeti che invece ti fanno venire due neuroni, anzi duecento neuroni. Bisogna chiedere ai musicisti e scrittori di parlare del loro parto cesareo e podalico. Il tema della creatività non è il successo è il far succedere. Per questo sta altrove la durata di più o meno tre giorni di creazione.

 

Il creativo, o come dice lei, il creatore, è sempre una figura struggente e malinconica?
La poesia creativa può essere ridanciana, come in Woody Allen. Il creativo non è solo folle ma energico. Quando crei c’è un amalgama. Si ha il senso dell’io e dell’altrove, del qui e del poi. C’è tutto!

 

Ci sono alcuni artisti che preferiscono comporre in solitudine altri no, ci sono dei luoghi della creatività?
I luoghi della creatività sono nella mente, nell’inconscio, devono essere nei non luoghi. Mi rendo conto che siamo troppo umani come creatori ma è la creatività che è protagonista non l’uomo e quindi il suo spazio. Più importante per un creativo più che lo spazio è il pubblico. Lavorare senza un pubblico educato alla creatività è impossibile. Lo spettatore deve scegliere e non sciogliersi, si deve chiedere della creazione e anche lo spettatore deve negare quando non c’è flusso, non c’è energia.

 

Come si fa a recuperare la creatività nella cretinità?
Non spostare sulla Gelmini, o sulla De Filippi, su Bonolis e votare, fare una scelta. Perché si vota tutti i giorni. Abbiamo un referendum tutti i giorni nel rapporto con l’handicap e la malattia. Scendere nella nostra piazza, nella nostra testa, prima di scendere sulla piazza esterna.
Io credo nella chirurgia etica: rifacciamoci il senno. Sono stanco di gente che mi chiede cosa posso fare? Esattamente quello che non fai. Sentire Saviano (autore di Gomorra) e non capire che la mafia sia un mio problema. La mafia non è una questione sociale e politica ma un problema dell’anima.

 

Si è detto della De Filippi, ma lei ha lavorato tanto tempo con Costanzo che fa un tipo di tv analogo…
Ho avuto un rapporto pulito con lui, tra i sette e i nove anni, all’inizio era l’unico che rideva di quello che dicevo. Ho discusso personalmente due volte con la sua compagna, portatrice insana di creatività, non rinnego il passato, come non rinnego gli americani liberatori, ma se continuano così i mi incazzo. Come dicevo prima anche il pubblico deve essere creativo, la De Filippi lavora perché non c’è un pubblico creativo. Il pubblico deve essere educato alla creazione.
Parliamo di curatori del look ma non di curatori dell’anima che non delego solo alla Chiesa, la rispetto, ma non posso dargli il possesso dell’anima. Maestri abbiate idee, abbiate creazioni. Bisognerebbe cominciare dagli asili a parlare di anima e non lascarla un’argomentazione della Chiesa. Kandinskij (pittore russo e creatore della pittura astratta; morto nel 1944, ndr) parla di anima ed era un artista e un creatore.

Si chiude qui la conversazione giocata con Bergonzoni che ci ha saputo stupire al solito con una rete di pensieri anche semplici ma presentati in chiave sempre paradossale e che ci costringe sempre ad uno sforzo in più per seguire i suoi discorsi assurdi e le sue parafrasi impossibili.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'