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Un Carnevale per il Cinema

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Come tante Cenerentole abbronzate, colorate e un po’ più in carne, accompagnate da principi azzurri altrettanto stravaganti rispetto all’originale

Come tante Cenerentole abbronzate, colorate e un po’ più in carne, accompagnate da principi azzurri altrettanto stravaganti rispetto all’originale, alle 21 e trenta in punto di mercoledì 22 ottobre, dal portone dell’ambasciata Brasiliana in una Piazza Navona che poche volte si è vestita di festa come in questo caso, uscivano, a tempo di samba, gli Ilè Aiye, incaricati di dare il via ad un carnevale in piccolo, cerimonia d’apertura (dopo la canonica presso l’Auditorium Parco della Musica) al Festival Internazionale del film di Roma.

Ma se la nostra povera Cenerentola Europea, allo scoccare della mezzanotte correva via dal palazzo con una scarpetta in meno, per tornare in tempo a casa, al contrario, la banda marciante varcava il portone della signorile palazzina, per sfilare in mezzo alla folla, che, nonostante l’insufficiente pubblicità rispetto all’evento, gremiva la piazza e oltre.

Gli Ile Aiye, con i tamburi, le vesti variopinte, le prosperità femminili, le acconciature esotiche, le muscolature in evidenza, sostituiti i calzari di cristallo con comunissime infradito, danzavano sinuosi inneggiando brani, a giudicare dalla partecipazione della folla, molto popolari.

Si sono portati dietro puro ritmo, formando un serpente ballerino che ha sfilato per tre quarti d’ora a tempo di samba, inevitabilmente contagioso per tutti, per rientrare in ultimo, sbracciando e salutando a passo di gambero, in ambasciata.

Altri ritmi connotativi delle zone nord est del brasile con la sfilata della Spok Frevo Orquestra, che, ombrellini colorati alla mano, ha mostrato il meglio del Frevo acrobatico, lanciandosi in evoluzioni degne di ammirazione a tempo, questa volta, di ottoni che sostenevano ritmi accelerati.

Entrambe le bande hanno usufruito della simbolica scenografia pensata da Ernesto Neto, la quale prevedeva, al centro della piazza, lo stanziamento di una barca in legno evocativa del viaggio, della navigazione verso luoghi lontani ed infine dell’approdo,tra l’altro, tematiche alle quali è legata la mostra fotografica che rende omaggio a Pierre Verger, allestita in occasione del Festival presso l’Auditorium.

Un bianco e nero che perfettamente testimonia e documenta la ricchezza e la vastità culturale di una Bahia variegata, che dal 1500 assiteva incredula allo sbarco degli invasori bianchi, e che da quel momento in poi sarebbe stata terra di condivisione tra Indios, meticci, e lusitani.

Verger, fu, in tal senso, l’occhio che ne raccolse contraddizioni ed armonie e che per la prima volta con una mostra in Italia, permette al pubblico di penetrarne i misteri.

Tornando alla serata, verso l’alto, gruppi di palloncini raccolti dentro sacche colorate che all’occorrenza sono state tagliate per lasciare che il cielo si riempisse di bolle.

E ancora verso l’alto si sono rivolti gli sguardi per apprezzare l’ultimo ma non meno atteso ospite della serata;la giovane Vanessa Da Mata,che ha interpretato ben otto brani dal balcone del primo piano dell’ambasciata, teatro alquanto singolare per un’esibizione.

La giovane cantautrice, nota in Europa per il duetto “Good Luck” con Ben Harper, ha già conquistato una schiera di fan, che ha calorosamente ringraziato per la numerosa partecipazione.

Non v’è dubbio alcuno, Al Pacino, avrà inaugurato il Festival in maniera memorabile, tra i deliri di un pubblico che per la gran parte, si sarà dovuto accontentare di un’occhiata rubata, ma noi, gli scaciati di Piazza Navona, non abbiamo avuto certo problemi di distanze di sicurezza.

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