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L’esercito del surf

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Gli studenti sono tornati e chi l’avrebbe mai detto. Dopo l’epocale vittoria elettorale di Berlusconi (che con questi cinque anni chiuderà un ventennio al vertice del potere come Mussolini), dopo la scomparsa della sinistra

Gli studenti sono tornati e chi l’avrebbe mai detto. Dopo l’epocale vittoria elettorale di Berlusconi (che con questi cinque anni chiuderà un ventennio al vertice del potere come Mussolini), dopo la scomparsa della sinistra e dopo l’imbarbarimento dei costumi della massa degli italiani, nessuno si sarebbe aspettato una protesta così forte e arrabbiata nelle maggiori università e città del paese, che in questo momento è la vera opposizione al governo e alle sue misure vergognose contro la crisi economica. Un movimento quello degli studenti non-violento, aperto, propositivo, determinato, anti-ideologico del quale le parole d’ordine risuonano in alcuni begli slogan. Proprio attraverso gli slogan vale la pena raccontare il movimento degli studenti.

 

“Noi la crisi non la paghiamo”

E’ sicuramente lo slogan più bello e riuscito. Il decreto 133 della Gelmini, promulgato a fine agosto e in fase di approvazione, prevede quasi un miliardo e mezzo di tagli alla spesa pubblica delle università dall’anno prossimo fino al 2013, il blocco del turn over dei dottorandi, la trasformazioni delle università in fondazioni private. Il decreto è stato ideato dal duo Tremonti-Gelmini per pagare il buco provocato dalla cancellazione dell’Ici sulla prima casa, ma è evidente che la crisi mondiale delle banche non farà altro che ricadere sulla spesa pubblica e anche sulle tasse universitarie. Gli studenti non vogliono pagare la crisi in tutti i sensi: in termini di tagli, di aumento della spesa, in termini di salvataggio dei grandi capitalisti italiani e di pagare sulla propria pelle, non solo economicamente. La lotta degli studenti è molto radicale non nel linguaggio, ma nella profondità con la quale contesta la finanziaria, il sistema economico vigente e l’idea di una società in cui vengono difesi solo i diritti dei ricchi.

 

“Ci bloccano il futuro, blocchiamo la città: è questa la risposta dell’università”

In poco più di due settimane, gli studenti hanno bloccato le maggiori città italiane. A Roma il 16 sotto il ministero dell’Economia, il 17 lo sciopero generale sotto il ministero dell’Istruzione, il 23 sotto il Senato. Nelle altre città lezioni in piazza e cortei spontanei, come a Firenze che sono scesi in piazza più di 50 mila studenti giovedì 23 ottobre. Le maggiori facoltà del paese sono state occupate e in quasi tutte ci sono state assemblee tra studenti e professori. A Napoli il 25 ottobre c’è stato un corteo notturno, mentre a Roma è stata bloccata per due volte la stazione Termini in due settimane e occupata la Metro con sei treni. Insomma è una rivolta generalizzata che le istituzioni e la polizia non capiscono e non sanno affrontare, che la gente vede e di cui, anche grazie ai disagi, è costretta a parlare.

 

“Questa è l’onda che vi travolge”

Non è solo un’invenzione giornalistica paragonare la rivolta a un’onda. Gli studenti stessi cantano un motivetto da una canzone del Piotta: “Noi siamo i giovani, i giovani, i giovani. Siamo l’esercito, l’esercito del surf. Shallallalà un’altra onda, un’altra onda…”. In realtà il motivetto è di Catherine Spaak e gli studenti lo cantano scuotendo il pollice e l’indice verso l’alto copiando un tipico gesto della west-coast americana. Il carattere giovanile è apparso subito evidente, ma questo non vuol dire che è superficiale. Tutt’altro: gli studenti non si fanno illusioni, sono molto concreti, sanno che non è tempo più di utopie. I giornali provano a attribuire gesti, oggetti e mode alla generazione 2008, ma nessuno ha colto questa caratteristica di novità e di superamento del concetto tradizionale di politica. È per questo che gridano anche: “Non ci rappresenta nessuno”

 

“Difendiamo i vostri figli”

Dopo le dichiarazioni provocatorie di Berlusconi, che ha minacciato il 22 del mese di far intervenire la polizia contro la protesta, il movimento ha risposto con civiltà, mettendo in luce il suo carattere non-violento. Sotto il Senato, lo striscione più grande era rivolto alle polizie e affermava che erano lì per difendere anche i loro figli. Quando all’Auditorium, venerdì 24, gli studenti hanno richiamato l’attenzione mediatica durante la Festa del Cinema di Roma, la polizia ha risposto con quattro manganellate. Il coro più cattivo verso i celerini è stato uno sfottò: “rispettiamo solo i pompieri”.

 

“Gelmini, Tremonti vi piace questo film?”

Proprio all’Auditorium gli studenti hanno intonato questo coro. La cosa molto positiva della protesta è che gli studenti riconoscono che l’università italiana non sta bene (e questo è il grimaldello mediatico con la quale la Gelmini la vuole distruggere) e, di conseguenza, hanno delle proposte molto immediate per migliorarla. Il piano del governo è chiaro: far fallire l’istruzione pubblica. E per realizzare questo annientamento intende chiudere il rubinetto vitale del finanziamento pubblico facendo una violenza verso tutti gli studenti delle elementari, delle medie e dei licei e infine delle università. E la scuola ci riguarda tutti perché da lì siamo passati, passeremo e passa il futuro del paese.

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