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Il Rock dei ragazzini tristi

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Non ero esattamente il tipico adolescente medio. E’ ciò che più di ovvio si può dire a proposito dell’adolescenza è che determina il tuo futuro

“Non ero esattamente il tipico adolescente medio. E’ ciò che più di ovvio si può dire a proposito dell’adolescenza è che determina il tuo futuro: se è meravigliosa sei destinato a diventare un individuo molto sicuro di sé, in caso contrario non hai veramente scampo. Credo però che se avessi trascorso un’adolescenza frivola, adesso non canterei in questo gruppo.”
Stephen Patrick Morrissey (cantante degli Smiths).

Da ragazzino credevo di essere un poeta. Passavo i pomeriggi stringendo i cuscini e scrivendo poesie sul mio cuoricino infranto. Nello stereo intanto giravano senza sosta le cassettine dei dischi degli Smiths (cassette che rubavo ai miei amici più grandi). Nelle parole di Morrissey mi ritrovavo appieno. Le canzoni erano struggenti e parlavano di ragazzi che subivano angherie dai presidi e dai genitori, ragazzi che amavano troppo delle ragazze che poi li ferivano. Quei versi erano stati scritti negli anni ottanta, per la cronaca, fuori dalla mia stanza, gli anni ottanta erano agli sgoccioli.
Il Rock’ n ‘roll risponde ad una richiesta di facile ribellione giovanile. L’estetica di questo “movimento” si è ispirata ai malviventi dei romanzi di Ed Bunker ed ai pirati (pensate all’impollinazione incrociata di Johnny Depp, che per fare Jack Sparrow ne “I Pirati dei Caraibi” si ispira a Keith Richards degli Stones, che a sua volta si ispirava ai bucanieri de “L’isola del tesoro” di R. L. Stevenson). L’aura aggressiva dei grandi del rock è entrata in crisi per la prima volta negli anni settanta grazie ai New York Dolls (un gruppo di ragazzi travestiti da signorine che cantavano di crisi di identità e di glitter da mettere per andare ai party). Il Punk meriterebbe un discorso a parte (ma non è questa la sede), perché la ribellione del Punk (per lo meno quella dei primi punk) non ha nulla di “sociale” e l’aggressività ostentata non è machismo o omofobia, ma solo voglia di provocare. Alla fine dei settanta dal punk nasce il Post Punk (o New Wave se non siete per le eccessive catalogazioni, in italia solitamente non lo è nessuno e così si mettono nello stesso calderone i Gang Of Four e gli Spandau Ballet). Per ragioni di spazio (per quanto riguarda gli anni ottanta) tratteremo due sole band: I Joydivision e i The Smiths, due gruppi capaci di scrivere autentiche canzoni “depressive” che parlano dell’amore e della vita, rivoltando il luogo comune dell’adolescenza vista come un periodo ameno. Pop songs che costringono milioni di ragazzini con la spina nel fianco a dondolare davanti ai loro impianti Hi-Fi (all’epoca la musica era una questione dannatamente fisica, a partire dal supporto) in una dolce e malinconica catatonia.
Ian Curtis, cantante dei Joy Division, si suicida nel 1980. Il suo gruppo ha raggiunto ottimi riscontri di pubblico ed il secondo disco della band (il temibile Closer) è quasi pronto. Curtis soffre però di una tremenda depressione (aggravata da frequenti crisi epilettiche), i suoi testi sono puntuali analisi della sua vita, nelle sue canzoni non filtra mai uno spiraglio di luce, nonostante alcune di queste siano potenti e ritmate. Non fa eccezione uno dei loro ultimi singoli, Love Will Tear Us Apart (L’amore Ci Separerà Di Nuovo), nel quale l’autore infila questi versi: “Devi gridare nel sonno \la lista di tutti i miei difetti?\C’è ancora un sapore nella mia bocca \Quando mi prende la disperazione \ Si, quel qualcosa di buono \ Non può proprio più funzionare? \ Ma l’amore, \ l’amore ci separerà di nuovo”. Siamo nel 1980. Un delicato tappeto di Synth e di chitarra acustica sorreggono la voce distaccata del cantante. Sembra incredibile che una canzone così bella possa avere un testo tanto “cattivo”. Di Manchester, come i Joy Division, anche gli Smiths di Morrissey e Johnny Marr (un critico arriverà a parlare della depressione Mancuniana citando anche altri gruppi). Morrissey ed il suo gruppo consacrano l’idea del pop “da cameretta”, le loro canzoni hanno melodie orecchiabile e facilmente replicabili alla chitarra acustica, il nodo sono i testi: incredibilmente incisivi, sarcastici ed allo stesso tempo malinconici. Il frontman della band non ha nulla del cantante rock: non fuma, non beve e dice di non fare sesso. E’ un anti eroe che sceglie, per dichiarare al mondo la sua non belligeranza, di portare nella tasca dei jeans dei gladioli freschi. Fiori nelle tasche e fiori nelle platee dei loro concerti. In Headmaster Ritual (Il rituale del preside) Morrissey canta queste parole: “Tutti bastardi smidollati \ Il super maestro guida la truppa \ invidioso della gioventù \ Gli stessi vecchi scherzi dal 1902 \ Fa il doppio passo militare \ sul mio osso del collo […] Vi prego \ esoneratemi da ginnastica \ Sento arrivare questo terribile freddo \ Lui afferra e distrugge”. In questa canzone il senso di identificazione dell’ascoltatore può essere totale. Quale ragazzo timido non è stato preso in giro da un professore di ginnastica? Morrissey era un ragazzino timido, non ne voleva sapere della scuola e delle parallele. Rimaneva il pomeriggio chiuso in camera a leggere i libri di Oscar Wilde. L’amore non corrisposto è un altro degli argomenti preferiti dagli Smiths, in There is a Light That Never Goes Out (C’è Una Luce Che Non Si Spegne Mai) la voce potente (ma allo stesso tempo vulnerabilissima) di Morrissey racconta di fughe dalla famiglia e di ricerca dell’amore. Una ricerca che viene frustrata dall’eccessiva timidezza (come vi accorgerete leggendo l’estratto della traduzione del testo): Portami fuori stanotte \ Dove c’è gente \ giovane ed animata \ Viaggiando sulla tua auto \ Mai e poi mai vorrei tornarmene a casa \ Perché non ne ho più una […] Se un autobus a due piani \ si schiantasse contro di noi \ Morire al tuo fianco \ sarebbe un modo fantastico di farla finita […]E nel buio del sottopassaggio \ Ho pensato Oddio, finalmente è arrivato il mio momento \ (Eppure una strana paura s’impadronì di me \ E non riuscì nemmeno a domandare).”. Emozioni forti, fuga dalla famiglia ed amore impossibile. Il cliché del ragazzo problematico è rispettato appieno.
Negli anni novanta ho scelto di analizzare due testi di un solo gruppo, ed ho scelto i Radiohead (principalmente perché sono ancora in attività e mantengono un livello di ispirazione altissimo). Avrei potuto inserire i Nirvana, ma in realtà Cobain (che ho amato ed amo ancora) non scriveva canzoni struggenti, le sue erano canzoni di rabbia. Il suo suicidio ed un’eccessiva esposizione hanno alimentato un equivoco che dura ancora oggi. I Radiohead, per quanto io non li capisca fino in fondo (ma è una colpa mia, sicuramente non loro) sono il miglior gruppo attualmente in circolazione. In Creep (Sfigato) Thom Yorke canta di un uomo che vuole farsi notare da una donna. La sua bellezza è accecante, lui si sente ferito e si considera un mostro. La voce dolente e le chitarre elettriche stoppate alimentano un senso latente (ma nemmeno tanto) di paranoia: La tua pelle mi fa venir da piangere \ Volteggi come una piuma \  In un mondo bellissimo \ Ed io vorrei essere speciale \ Sei così dannatamente speciale \ Ma sono uno sfigato, \ Sono un mostro”. Le smanie del protagonista di questa canzone hanno dato voce  alla generazione ” teneramente depressa” degli anni novanta. In All I Need (Tutto Ciò Di Cui Ho Bisogno) il costante intrecciarsi di immagini positive e negative creano nell’ascoltatore un’identificazione immediata. Quella che racconta Thom Yorke è proprio la sensazione dell’innamoramento. Il “Va tutto male” ripetuto fino a strapparsi l’ugola (seguito subito dopo da un “Va tutto bene”) è la commiserazione di chi non riesce ad avvicinarsi alla persona desiderata. Potrebbe essere quasi una lettera giocata su delle metafore. Una lettera scritta da una personalità emotivamente esplosiva ma bloccata dalla timidezza: “Sono al centro della tua immagine \ Disteso in un canneto \ Sono una falena \ Che vuole soltanto condividere la tua luce \ Sono solo un insetto \ Che tenta di sopravvivere alla notte […] Va tutto male \ va tutto male \ va tutto male \ va tutto male \ va tutto bene.”
Prima di chiudere una breve postilla: Ho scelto solo canzoni di ambito, diciamo così, “Alternativa Rock”, dunque da questo “gioco” sono escluse le ballate tipo Scorpions o Guns ‘n Roses (Winsd of Ch’ange e Don’t Cry per capirci), quella è musica per le conigliette di Playboy e di Penthouse. Non per struggere le vostre anime.

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