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Donne in noir

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La crime fiction al femminile

“Ci sono donne che tolgono il fiato e altre che tolgono la vita”. Questo è lo slogan che promuove Donne assassine, la nuova serie italiana in onda su Fox Crime dal 16 ottobre. Due registi del cinema, Alex Infascelli e Francesco Patierno, tentano di dar vita a otto ritratti ispirati a fatti realmente accaduti esplorando storie estreme di donne che uccidono per paura, solitudine, follia, disperazione, gelosia. La serie vanta un cast d’eccezione composto da alcune delle più significative interpreti del cinema italiano: Marina Suma, Martina Stella, Sandra Ceccarelli, Claudia Pandolfi, Caterina Murino, Valentina Cervi, Ana Caterina Morariu, Violante Placido, Sabrina Impacciatore, Donatella Finocchiaro, e Livia Bonifazi.

In tal modo la narrazione si sposta dal rosa al nero centrando l’attenzione su donne che covano rancore e odio. Strade distanti, un solo destino. Oppresse dalla responsabilità, ossessionate da incomprensioni familiari, vittime costanti della violenza, non hanno altro modo che reagire impugnando quella stessa brutalità. Si pensi ai numerosi studi che dimostrano come la donna sia considerata più crudele dell’uomo nelle vendette e con pochi scrupoli di coscienza. Scrive Ann Jones: le donne che uccidono trovano soluzioni estreme a problemi con cui migliaia di donne convivono in maniera pacifica ogni giorno.

I dialoghi della serie portano alla luce quei segni di una ferita non del tutto rimarginata; ogni donna, attraverso la sua caratterizzazione, racconta di un trauma irrisolto che affonda le sue radici nel passato. La loro disperata ribellione finisce per rivelarsi una liberazione distruttiva e autodistruttiva che le condanna a trasformare i propri sogni di felicità in incubi sanguinosi per loro stesse, per gli uomini vittime del loro amore e per le altre donne fonte del loro tormento. E così i canoni classici della crime story vengono completamente ribaltati

Il plot narrativo appare ancor più interessante in quanto il male al femminile è originato da altro male in un vortice senza fine. La scrittura della serie riesce ad incontrare il lettore/spettatore, a sorprenderlo, emozionarlo e catturarlo nella sua rete. La donna criminale viene presentata come l’insieme di tutte le caratteristiche criminali maschili sommate ai peggiori difetti delle donne, come riteneva lo stesso Lombroso.

La donna omicida, raccontata dalla crime fiction, gioca con l’idea di disporre della sua vittima per motivazioni che appaiono giuste inventando una personale ed unica moralità adatta a quel particolare caso.

Si è detto in precedenza che le storie raccontate sono ispirate ai casi di cronaca reali. Ciò è possibile in quanto la stessa serialità permette di approfondire quegli aspetti psicologici e sociali delle storie narrate e di apparire come uno specchio interpretante la realtà in maniera sempre più approfondita, sino a diventare, in alcuni casi, essa stessa “produttore” di realtà.

Donne assassine si muove nel freddo e tragico universo delle sue protagoniste immerse in quel vuoto che nessuno psichiatra è riuscito ancora a colmare. Le donne, dice Lacan, hanno rispetto all’uomo una differenza strutturale: mentre gli uni sono ordinati secondo la Legge simbolica del discorso, le donne sono «non tutte» in questa Legge. Qualcosa in esse si oppone, si sottrae, si nasconde; qualcosa che non è traducibile nel linguaggio. È in questo “…posto di confine dove la Legge si arresta e si vanifica, luogo dunque della passione dell’odio e dell’amore” che avviene il delitto. E si compie il misfatto nero dal color rosa.

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