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Il palazzo di fronte – foto di Giovanni Barba

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foto di Giovanni Barba
Le nuvole, le persone che passano per strada, la pioggia che cade sui vetri. I tetti delle case, le antenne rotonde e quelle lunghe, a forma di croce, e un cielo buio.

Le nuvole, le persone che passano per strada, la pioggia che cade sui vetri. I tetti delle case, le antenne rotonde e quelle lunghe, a forma di croce, e un cielo buio. A volte, un altro muro e, allora, solo un po’ d’aria e immaginazione. Qualcuno che rincasa, il vicino che chiacchiera sempre, o, semplicemente, il niente. Distrarsi e vagare col pensiero, allentare un poco la concentrazione. Altre finestre, altre case, altri palazzi e, dentro, altre vite. Scorrono i colori delle persiane, le crepe sulle pareti e anche le ringhiere sottili. La testa esce fuori e guarda dentro. Passano le luci intermittenti dei televisori e il rumore lontano di chi siede a tavola. Passa il lavoro di chi pulisce e la malinconia di chi si attarda sul balcone a fumare. Passa chi attraversa le stanze e chi chiude la persiana. Passa la scrivania di chi studia e il mezzo busto di chi lava i piatti, il quadro e i mobili laccati. Passa un bambino che corre a sentire le vertigini. Passano i gradini di chi scende e di chi sale, le arcate e le geometrie irregolari. Passano anche il buio e il silenzio, di chi è discreto o di chi dorme. Le ombre e i sussurri, di figure e voci ignote. Le cose note e le parole di chi litiga e chi canta. Passa una tenda, o una finestra verde che si accende e un’altra, bianca, che si spegne. Un nido d’api, un formicaio che si riflette e estende, distrattamente. Passa anche un uccello, e un quadratino di fronte, come uno specchio, osserva.

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