Com’è The mist?

di

Data

L’atmosfera è pesante dopo un po’ che lo vedi, ti entra una sorta di energia negativa in circolo nei confronti della vita, del mondo e del tuo vicino di poltrona.

L’atmosfera è pesante dopo un po’ che lo vedi, ti entra una sorta di energia negativa in circolo nei confronti della vita, del mondo e del tuo vicino di poltrona. Giuro che ho iniziato a notare anche i suoi gesti più impercettibili e ha iniziato a starmi antipatico, anche se non lo conoscevo.

La cosa più interessante non è quello che succede nello schermo, ma quello che succede in sala, così come nel film la cosa che colpisce è cosa succede nel market, dove si sono rifugiati i sopravvissuti per la nebbia, che quello che accade fuori.

Creature mostruose si aggirano nella nebbia, roba da lasciarti stecchito. Ma dentro al market è ancora peggio.

A un certo punto compare una mezza matta fissata col Vecchio Testamento e col suo Dio vendicativo. Per circa metà pellicola questa signora cita l’Apocalisse e tartassa i poveracci che trovano riparo tra gli scaffali.

“Dio vi punirà perché avete peccato. Chiede il nostro sangue, ci vuole un sacrificio per placare la sua ira”.

Alla fine un tizio basso, con gli occhiali e a cui nessuno crede gli spara in fronte. Quello dietro a me fa:

“Era ora porca vacca”.

La ragazza gli dà di gomito e gli dice di stare zitto e lui:

“Non la potevo sopportare. Questa stronza e le sue cazzate su Dio”.

E di fatto tutta la sala la pensa come lui, tanto che esplode un applauso e varie urla di incitamento verso il poveraccio che ha sparato e che ora abbassa l’arma sentendosi colpevole.

Ma non c’è solo questo. La nebbia infernale pare che sia stata provocata da un esperimento biologico dell’esercito. Gli abitanti che la popolano sono degli animali mutanti: cavallette di una trentina di centimetri e ragni che sputano una bava acida che sega gli arti. Nel supermercato si sono rifugiati tre militari che stavano per andare in libera uscita quando è accaduta la catastrofe. La vecchia pazza predicatrice tenta di farli passare per dei capri espiatori.

“Serve il loro sangue, sono loro i blasfemi che con la loro superbia hanno voluto sfidare il signore”.

Ovviamente ci scappa il morto, trapassato tre volte da un coltello da cucina lungo una quarantina di centimetri. Alla vista del fatto due ragazzi davanti a me commentano:

“Ma che cazzo e ti pare… sempre con la polizia se la devono prendere”.

“Guarda che è l’esercito”.

“Fa lo stesso. Nessuno capisce che sono organi che ci vogliono tutelare. Tutti vedono nei poliziotti il male”.

“Forse perché fanno male il loro lavoro”.

“Io sono con loro. Con quella cazzo di nebbia magari potevano scorticare il culo (lo riporto letterale) ai Talebani”.

Un ragazzo due poltrone accanto alla mia, ascoltando la conversazione, ride sarcastico e scuote la testa in segno di dissenso.

A un certo punto della pellicola partono quelli che ci vogliono provare, quelli che non vogliono fare la fine dei topi nel supermercato. Sono in cinque. Erano di più alla partenza, ma poi un paio di ragnacci lunghi un paio di metri hanno sfoltito la muta dei fuggitivi. In cinque salgono su un Land Cruiser che potrebbe arrivare anche in cima all’Everest e partono, così come in sala parte una discussione grottesca su quello che avresti fatto in tale circostanza.

“Io sarei rimasto. Ma sei scemo hai tutto quello che ti serve nel market e per di più è gratis”.

“No, no. L’attesa mi avrebbe ucciso, già hanno aspettato tanto, dovevano partire prima”.

“Io mi sarei fatto una canna”.

“E poi avresti deciso?”.

“Sì, che mi frega, me ne facevo pure due e mi mangiavo un paio di pacchetti di patatine alla cipolla”.

“E poi?”, chiede il più convinto di tutti.

“Mi sarei fatto fare un pompino dalla bionda”.

E a me alla fine della loro conversazione è venuto questo pensiero: non è che nell’horror non ci crede più nessuno? Negli anni novanta andavamo a vedere Horror perché bene o male finivamo per crederci alla storia. Ce ne stavamo attaccati alla poltrona, e nei campeggi ci raccontavamo la storia della vecchia che si ripresenta dall’oltre tomba e chiede un bicchier d’acqua. Roba da morire.

Mia sorella se la lasciate sola in una strada di notte, tutt’ora ha paura che arrivi It, sebbene sia un avvocato penalista. C’è stato un periodo della mia vita in cui ho creduto più a Nightmare che a Babbo Natale. Anzi per me Babbo Natale era Nightmare travestito: avete mai fatto caso a quali sono i colori del Natale…

Ma oggi sembra diventata una cosa poco verosimile. E se non ci credi a un tipo di storie, finisce che quel genere sparisce, non esiste più e con esso muore una parte di una generazione che invece, venendo da un’altra cultura, ci aveva creduto.

Ora forse vanno meno di moda i mostri e di più i thriller… l’uomo che uccide l’altro uomo è più credibile.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'