Terra Murata

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Fu una residenza reale, un castello cinto e murato a strapiombo sul mare, difficile da espugnare. Fu poi un collegio militare e ospitò per più di vent’anni reclute accademiche...
foto di Giovanni Barba
 

Fu una residenza reale, un castello cinto e murato a strapiombo sul mare, difficile da espugnare. Fu poi un collegio militare e ospitò per più di vent’anni reclute accademiche, pronte a difendere la patria. È diventato poi una prigione, divisa per piani, a seconda della gravità delle pene. I piani bassi, umili ed angusti, erano per i prigionieri politici o per gli assassini; il piano più alto, chiamato Reclusione, per i condannati al minimo dei ferri; i sotterranei erano vere e proprie celle interrate, utilizzate come celle di rigore. All’interno della prigione, fu realizzato anche un opificio, per attenuare le condizioni di degrado in cui vivevano i detenuti. Ora è un edificio abbandonato, situato su un lato dell’isola di Procida, denominato Terra Murata. Porta ancora il nome del cardinale che lo fece costruire, D’Avalos, e mantiene perfettamente intatto il carattere di castello. Durante gli scontri della seconda guerra mondiale, alcuni militari lasciarono lì armi e indumenti. Ancora adesso, si cammina tra le vestigia reali, le celle imbottite, gli elmetti di ferro e le rocche di filo.

© Giovanni Barba
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