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Il cavaliere oscuro e il chiaro controllo della massa

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New York non esiste nemmeno nelle immagini. E Batman nemmeno nel titolo. Il film è stato girato tra Chicago e Hong Kong.

New York non esiste nemmeno nelle immagini. E Batman nemmeno nel titolo.

Il film è stato girato tra Chicago e Hong Kong.

Attentati. Evacuazioni di massa. Massa: la protagonista in sottofondo. Forse questo ha portato Le Monde ad asserire che il film è pop e metafisico. Gli elementi ci sono tutti, abilmente mischiati, tanto mischiati da sembrare confusi.

Sotto l’apparenza di un filmone spettacolare fatto di inseguimenti, schianti, voli tra i grattacieli dai vetri che scoppiano in frantumi, cardiopalma per le esplosioni, detonatori, il corri e salva, le scazzottate e coltellate e spari, brulicano temi inquietanti e tragici. E brulicano in una bella fotografia dai toni blu e neri.

Sì, perché se Batman rappresenta la giustizia, o meglio l’ordine mondiale e l’ordine mondiale è detenuto dagli Stati Uniti, beh, gli Stati Uniti, a leggere il film, stanno per collassare e, appunto, oscurarsi. In cerca del successore al quale passare il testimone, Batman non ce la fa.

Non muore, di certo, ma è sconfitto, in difficoltà, ripiegato su se stesso.

Ecco perché ai più può apparire un’interpretazione non da supereroe quella di Christian Bale, dalla voce bassa e cupa.

E infatti Batman è fragile e non fa nemmeno la parte del superindividuo. La sua integrità è messa in discussione, inesorabilmente. Si ferisce, sanguina, il quartier generale strategico, nei sotterranei non più di un nobile castello ma di un’azienda, assomiglia a un sofisticato bunker di un hacker. E’ stanco Batman. E’ talmente stanco da dormire durante una riunione d’affari dell’azienda di sua proprietà. Sfinito e dilaniato dalla propria coscienza, oltre che dallo stare sempre in allerta per contrastare il suo eterno rivale: Joker. Ma nemmeno la sua bat-mobile è indistruttibile e Batman è costretto a lasciarla, prima che si distrugga completamente, inforcando una più agile bat-moto, velocissima e allo stesso tempo senza protezione.

Se Batman ha una doppia identità (diurna e notturna), Joker ne ha una e semplice. E’ psicopatico.

Ma, al contrario di quanto potrebbe sembrare, è meno psicopatico degli altri Joker. O, forse, di più.

Non è più un buffone alla Jack Nicholson, un pagliaccio amante delle feste e del denaro, no. Il Jocker interpretato dal bellissimo e inquietante Heath Ledger, che rivive sullo schermo in una memorabile interpretazione, non sa che farsene del denaro, anzi lo snobba, fino a bruciare tranquillamente una montagna di bigliettoni. E in questo è meno razionalmente prevedibile e ricattabile. Gli piace che la gente sorrida, preferibilmente con un bel taglio che apra maggiormente le labbra, come le ha lui: sfregiate e sorridenti. La sua battuta costante è: “Perché sei così serio?”. E il suo volto col trucco sfatto non è una maschera, è una realtà, i suoi capelli unti e i suoi abiti sdruciti non sono quelli di un dandy ma incarnano un’entità orripilante e spaventosa, probabilmente quella della recessione economica.

Per la prima volta un blockbuster americano, infatti, non mette in primo piano la ricchezza. La ricchezza diventa strumento, torna a ricoprire la sua funzione originaria, svelando qual è invece il fine ultimo: la sicurezza. Ed è in nome della sicurezza, si badi bene non della giustizia, che si svolge tutta la narrazione. Il contesto è caotico. Talmente caotico da non riuscire quasi a distinguere i buoni dai cattivi, i bersagli dalle vittime, la sequenza logica degli avvenimenti e nemmeno la verità dei sentimenti. Come nel precedente film di Nolan, Batman begins, Batman è lacerato da un dramma interiore. Ma ora non si fa cenno a psicologismi, i personaggi non vengono spiegati nella loro evoluzione come persone, non vi sono traumi e trame sottostanti, non vi è anelito di esistenziale ricerca. C’è il presente. E il presente richiede azione e pragmatismo. Bruce Wayne – l’identità diurna di Batman –  è un ricco proprietario di azienda, che non rivela chi fosse prima. Mentre nel primo film, Nolan si soffermava a lungo sul percorso interiore e spirituale del personaggio, qui di colpo questo non è funzionale alla storia. E gli altri personaggi non si discostano. Sono quello che sono e basta. Tant’è che vi è anzi uno sbeffeggiare le interpretazioni psicologiche in ben due occasioni. Lo fa Joker, quando racconta della sua cicatrice drammaticamente sorridente due versioni tragiche e riconducibili a traumi, entrambi chiaramente falsi. E così l’incarnazione del male è solo uno svitato e non si sa perché e Batman è il difensore della sicurezza e non si sa perché. Certo, perché è Batman. Ma così facendo il film risulta chiaramente tautologico.

Ci sono altre forze in campo: la mafia, l’economia e le operazioni finanziarie, la tecnologia, la giustizia del procuratore Harvey Dent (Aaron Eckhart) e la polizia incarnata dal tenente James Gordon (Gary Oldman), segretamente alleata di Batman. Oltre ai riferimenti internazionali di Russia (rappresentata da procaci ballerine d’opera facilmente comprabili) e Cina (il cui doppio gioco è brutalmente punito). Il tutto talmente separato dalla folla anonima, che essa diventa lo sfondo sul quale agiscono queste forme di potere, che sembrano in lotta solo per ottenere consenso. E poi c’è il caos e il suo anagramma, il caso, le reali forze antagoniste, alle quali Batman pone rimedio con un efferato e immorale sistema che lo porta a escogitare un controllo sofisticato attraverso i cellulari e gli schermi.

Il vero nemico di Batman non è tanto Joker, troppo palese e in qualche modo nel film strumentale all’esistenza stessa del superindividuo alato. E’ l’eroica personalità del procuratore, personaggio vincente e nel quale lo spettatore si identifica durante tutta la prima parte del film. Rappresenta l’irreprensibilità e la bontà dei sentimenti, la chiarezza e la semplicità intelligente e soprattutto i buoni ideali perseguiti attraverso il lavoro. In pratica, quell’etica calvinista dalla quale secondo Max Weber nasce lo spirito del capitalismo. Ebbene, viene sconfitto. E viene sconfitto perché tradito da Batman stesso. Harvey Dent perde la donna del quale è innamorato – la stessa che anche Batman amava – e impazzisce dal dolore, trasformandosi in Due Facce, mostruoso alleato di Joker, del caos anarchico. Mostra così la sua faccia malefica, ma è mantenuto, per il bene dell’ordine sociale, come riferimento di eroe di facciata e vessillo pubblico (chi si vuole divertire, faccia caso durante il film a quante volte la dualità è allegorizzata). Il tutto mentre Batman si ritira in modo cavalleresco, in un’oscurità che non presagisce nulla di buono, ma convincendo politicamente gli spettatori che il controllo sociale è l’inevitabile prezzo da pagare per la loro salvezza e convincendoli che la massa (che è cosa buona e giusta ed è santificata in una scena memorabile quanto improbabile),  ha bisogno di essere protetta da forze superiori, perché da sola non è in grado di affrontare e capire la verità. E’ in sostanza la celebrazione della fine della democrazia.

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