Ferzan Ozpetek: “All’inizio ho pensato: che bella la passione di quest’uomo…”

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"Tra la proiezione del mio film a Venezia e oggi (5 settembre n.d.r.), che finalmente esce nelle sale, ci sono state molte cose belle ma anche molte cose...

“Tra la proiezione del mio film a Venezia e oggi (5 settembre n.d.r.), che finalmente esce nelle sale, ci sono state molte cose belle ma anche molte cose brutte. Io comunque sono contento del mio lavoro e di quello degli attori”.  Ferzan Ozpetek non nasconde l’amarezza per l’accoglienza fredda che la critica ha riservato al suo ultimo film, “Un giorno perfetto”. Una novità per lui, da sempre beniamino della stampa specializzata. E non nasconde nemmeno l’attesa per il verdetto del pubblico. “Oggi mi sento un po’  ‘fragile’ e in ansia perché il film finalmente esce e il pubblico potrà vederlo e giudicare da sé. E questa, per me, è la cosa che conta”.

Tratto dall’omonimo romanzo di Melania G. Mazzucco, la pellicola racconta la storia di un amore distorto che diventa ossessione e finisce in tragedia.

Come risponde alle critiche negative che hanno accolto “Un giorno perfetto”?

Ho letto delle cose che mi hanno infastidito. Il film non è piaciuto a tutti. La storia, il cast, addirittura la colonna sonora sono stati criticati. Bene. Ma quando leggo che alla proiezione al pubblico a Venezia il film è stato accolto da dieci minuti di fischi e risate mi domando perchè non si sottolinei che quella era solo una seconda proiezione e che nello spettacolo della mattina invece il pubblico aveva reagito bene. Davanti a certe cose mi viene da sorridere. Ci vuole davvero molto equilibrio per fare questo mestiere.

Com’è nata l’idea del film?

È stato Procacci, il produttore, a portarmi la sceneggiatura. Ho capito subito che sarebbe stata una storia difficile da affrontare. Era dura, grave. Tutti mi consigliavano di lasciare perdere. Perciò mi sono detto, “proviamo”.

Questa storia non è troppo lontana dalla sua poetica?

Lo hanno scritto in molti. Ma “Un giorno perfetto” non è solo la storia di una violenza. Nel libro e nel film ci sono passione, amore, amicizia. È un film che parla di sentimenti e io ho raccontato spesso i sentimenti.

Come si è trovato a lavorare su un soggetto non originale?

Non ho trovato troppe differenze di metodo rispetto ai miei lavori precedenti. Anche se la storia è tratta da un libro, io ho lavorato direttamente sulla sceneggiatura e vi ho apportato tutte le modifiche che ritenevo opportune.

Quali?

Sui personaggi, soprattutto. La madre di Emma, per esempio, interpretata da Stefania Sandrelli, così com’era descritta nel libro non mi piaceva, perciò l’ho “reinventata”. Ho chiesto alla Sandrelli di ispirarsi ad un suo personaggio, la protagonista di “Io la conoscevo bene”. Abbiamo immaginato insieme che la donna, invece di uccidersi alla fine di quel film, avesse avuto una figlia e fosse finita a vivere a Torrevecchia, leggendo carte e facendo oroscopi per sbarcare il lunario. Anche il figlio dell’Onorevole non mi convinceva. Nel libro il ragazzo è un punkabestia che fa innamorare di sè la raffinata e giovane moglie di suo padre. Ma questa storia tra due persone così diverse ha bisogno di pagine e pagine del libro per essere raccontata e nel film io non avevo spazio. Perciò il punkabestia è diventato un ragazzo comune.

Ci sono nel libro personaggi maschili che nel film sono donne, perchè?

Si. La professoressa della figlia di Emma, che nel film è interpretata da Monica Guerritore, nel libro era un professore. Questo è un incontro in cui Emma, la protagonista, trova un po’ di quel conforto di cui ha bisogno e ho pensato che l’idea di avere una donna davanti avrebbe trasmesso più facilmente la complicità che si instaura tra i due personaggi.

E al contrario del libro, nel film ho anche voluto che fosse una donna la persona che nel finale scopre, inorridita, la tragedia di un’altra donna. Mi sembrava giusto. Il tema centrale di “Un giorno perfetto” è la violenza sulle donne.

Mastandrea ha gli occhi troppo buoni per fare il cattivo?

I cani con gli occhi buoni, quando vengono bastonati, diventano i più feroci. Magari potessimo giudicare la personalità di qualcuno guardandolo negli occhi.

Io sono sempre stato affascinato dal contrasto tra un aspetto gentile ed una personalità che si rivela tutt’altro.

Rifarebbe le stesse scelte per il cast?

Sono contentissimo del lavoro fatto dagli attori e i due protagonisti sono stati straordinari. Si sono calati senza problemi in ruoli nuovi per loro. Il personaggio di Mastandrea è cupo, ambiguo, feroce e lui ha fatto un gran lavoro. La Ferrari è diventata per questo film una donna del popolo, provata dalla fatica di tirare a campare. Per il ruolo è ingrassata nove chili. Mi serviva una donna vera. E lei si è impegnata molto per calarsi in una parte così lontana dalla sua immagine abituale. In certi passaggi delle riprese le ho chiesto di pensare ad Anna Magnani.

Nei suoi film c’è sempre “comprensione” per i personaggi, succede anche in questa storia terribile?

Quando ho cominciato a leggere la sceneggiatura mi sono detto: “però, che bella la passione di quest’uomo”. Poi, andando avanti, seguendo gli sviluppi della sua ossessione, ho capito che mi trovavo di fronte a uno che non si vuole bene, che ha un’enorme vuoto dentro, che ne viene travolto. Comprensione è una parola troppo grossa per un personaggio che si rivela così feroce. Ma seguire la sua storia è stato terribile e allo stesso tempo affascinante perchè al centro c’è l’uomo nella sua complessità e fragilità di fronte alle passioni. E questo è un problema di ogni essere umano.

“Un giorno perfetto” è una tragedia famigliare. Cos’è per lei la famiglia?

È quel gruppo di persone di riferimento nella nostra vita, all’interno del quale ritroviamo la pace. La mia immagine di pace è quella di una tavolata attorno a cui si riuniscono persone che si vogliono bene per darsi sostegno e affetto reciproco. Questa è la famiglia.

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