Condividi su facebook
Condividi su twitter

I lavoratori di Leidesplein

di

Data

"Signore e signori, questo è il nostro lavoro. Anche se può sembrare strano questo è quello di cui viviamo perciò se vi piacerà lo spettacolo potete dimostrarci il vostro...

“Signore e signori, questo è il nostro lavoro. Anche se può sembrare strano questo è quello di cui viviamo perciò se vi piacerà lo spettacolo potete dimostrarci il vostro apprezzamento lasciando qualcosa nel cappello.”

Il ragazzo che grida in mezzo alla piazza parla anche a nome dei suoi colleghi.

Sono un gruppo di ” street dancers” e per stasera sono la cosa migliore che offre Leidesplein.

In questa piazza di Amsterdam, a sud del Dam, a qualunque ora del giorno e della notte potete trovare artisti di strada che si dividono i “turni” e l’audience di questo palcoscenico all’aperto. Tutto è organizzato in modo da non “pestarsi i piedi” gli uni con gli altri. Gli artisti, tutti autorizzati, si gestiscono lo spazio centrale della piazzetta, dove oltre che dal pubblico dei passanti, le loro esibizioni possono essere seguite dai clienti dei numerosi pubs, ristoranti e locali vari che vi  si affacciano. Finita un’esibizione, l’artista di turno deve lasciare spazio al collega smontando anche eventuali strumenti utilizzati nella performance. Quando l’altro artista avrà finito ne subentrerà un terzo e quando avrà finito pure lui, il primo potrà tornare ad esibirsi nello stesso spazio così da sfruttare in modo equo per tutti le fasce orarie che promettono maggiore affluenza di pubblico. Un’organizzazione, una disciplina ma anche un’apertura del tutto nordici. Niente polemiche, niente discussioni, niente risse. Se una regola c’è, da queste parti si tende a rispettarla. Per questo non servono mille paletti e diecimila divieti. Nessuna particolare ansia antidegrado nè stato baby-sitter. Ognuno ha il diritto di scegliere come tirare a campare e gli artisti di strada non sono considerati una pericolosa minaccia alla sicurezza o molestatori della quiete pubblica ma solo lavoratori, per quanto atipici.

A Leidesplein potete incontrare artisti che vengono da ogni parte del mondo e vivono del loro (spesso molto particolare) talento e di quello che gli piace veramente fare.

C’è Robert, l’australiano, che si fa infagottare da una ragazza del pubblico dentro una camicia di forza e si fa stringere ben bene le cinghie e non contento chiede aiuto ad un signore di una certa età, scelto per l’elevato tasso di scetticismo che la sua faccia esprime, per farsi sigillare con una catena chiusa da un lucchetto.

Ci metterà una decina di minuti per sgusciare fuori da tutta quell’armatura, contorcendosi come un serpente, trovando il modo di far scivolare giu’ la catena sul suo corpo lungo e magro e facendo qualcosa sotto la camicia di forza che a tutti noi avrebbe provocato come minimo la lussazione di entrambe le spalle. Robert è bravo e simpatico. È l’ Houdini d’ Australia e piace al pubblico che lo premia riempiendo il suo berretto da baseball con molte monetine.

“Questo è il mio lavoro”, dice “È l’unica cosa che so fare. Mi diverto e giro il mondo tutto l’anno. Mica male no?”

Il secondo intrattenitore è scozzese, è un giocoliere e il suo stile è più aggressivo di quello di Robert. Si trascina dietro uno stereo con una cassa enorme che spara nell’aria le note dei Prodigy. Il volume è alto, troppo. E lui lo spiega così: “Non mi serve tutto questo casino per il mio show. Mi serve così non sentite quel cretino laggiù e vi concentrate sul vero spettacolo”. “Quel cretino laggiù” non è un artista autorizzato E c’è una bella differenza. Purtroppo per lui, è un vero cialtrone. Arriva verso le nove tutte le sere e si piazza sul versante nord, ben lontano dal “palcoscenico” principale. In questo modo ha la possibilità di “suonare” tutta la sera, senza dividere il suo spazio con nessuno o dover seguire particolari regole. Si accompagna ad un pit-bull nero depresso che passa tutto il tempo a dormire in un passeggino consunto e attacca a strimpellare con il contrabasso vecchi pezzi americani. Per coinvolgere il pubblico si è attrezzato anche con uno di quei cosi con le luci colorate che reagiscono al ritmo dei suoni. Ma è un disastro. È un abusivo, detestato dagli artisti autorizzati che si sentono disturbati dalla sua presenza e non è nemmeno un mediocre musicista. Rimane un mistero come faccia a mettere insieme il pranzo con la cena (suoi e di quel cane disperato). È di Amsterdam e “suona” solo a Leidesplein. La spiega con il “sacro fuoco dell’arte”: “Voglio suonare, qua posso”. Sì, ma il bicchiere che dovrebbe contenere la traduzione materiale dell’apprezzamento del suo show è quasi vuoto. Non è capace e non ci cascano nemmeno i giapponesi. Come su ogni posto di lavoro, anche qui bisogna impegnarsi per battere la concorrenza.

E dal centro della piazza arrivano risate e applausi perchè lo scozzese avrà pure i modi di uno scaricatore dei docks ma è un bravissimo giocoliere e ora sta facendo quel numero con la torcia accesa, la mela e il coltello. Li fa girare tutti e tre davanti a sé e non contento di riuscire a non farli cadere, ogni volta che la mela gli passa vicino alla faccia, lui riesce a dargli un morso. Insomma è bravo e il suo bicchiere alla fine si riempirà di monete. E il pubblico non gli fa l’elemosina perchè l’arte, seppur di strada, ha una sua riconosciuta dignità.

Chi si esibisce a Leidesplein non è un clochard, o uno sbandato che si arrangia come può per tirare avanti. Qui potete vedere persone che hanno un certo talento e hanno scelto questa via perchè magari i circuiti convenzionali del mondo dello spettacolo sono di difficile accesso. Un discorso che vale anche e soprattutto per i giovani. I ragazzi che fanno street dance per esempio, non sono dei giramondo, sono un gruppo di Amsterdam. La formazione base è composta da quattro di loro ma nell’arco della serata possono aggiungersi nuovi elementi che arricchiscono le coreografie. Si portano dietro un “tappetone” di cartone imbottito che permette loro di uscire illesi dalle acrobazie, uno stereo, due casse e poi si scatenano. Sono divertenti e sanno coinvolgere il pubblico. “D’inverno ci alleniamo in palestra. E facciamo audizioni. D’estate l’esperienza degli show in strada ci fa guadagnare qualcosa: ci divertiamo e abbiamo un contatto diretto con il pubblico che ci fa sentire immediatamente se siamo sulla strada giusta oppure no, se gli piace quello che facciamo oppure no. È divertente ed è uno spazio che ci fa sentire protagonisti.”

Così la pensa pure Miguel, il leader del gruppo di percussionisti. Sono tre ragazzi, tedeschi di seconda generazione, latinos di origine: un messicano e due cileni. Fanno una musica meravigliosa, sono reduci da due rockfestival in patria e hanno scelto Leidesplein per proseguire il loro “tour estivo”. Le loro sonorità new age sono molto particolari e non hanno niente della monotonia che spesso accompagna questo stile musicale. Il loro show è quello che si è saputo conquistare una maggiore affluenza di pubblico ma è anche quello che ha richiesto maggiore preparazione. Una batteria, un particolare xilophono, uno strano strumento che ricorda il soffio del vento e amplificatori vari. I brani vengono presentati e spiegati uno ad uno da Miguel che, a quanto pare, li ha composti. E mentre suonano, la valigia con i loro cd autoprodotti diventa sempre meno piena. Perchè sono bravi e ancora una volta il pubblico se ne accorge.

“Suonare qui ci permette di far conoscere la nostra musica. Certo, non è come avere a disposizione un locale o un teatro o un altro spazio all’aperto ma è molto gratificante vedere le persone che passeggiano sulla piazza per conto loro che vengono attirate dalla nostra musica e rimangono ad ascoltarci fino alla fine perchè il nostro lavoro gli piace. E poi stasera abbiamo pure venduto un sacco di cd! Dentro ci sono anche tutti i nostri contatti. Per noi è un buon modo per farci conoscere”. Insomma, secondo loro la strada per la notorietà passa anche per questa piazzetta nel cuore dell’ Europa. E chissà che non sia davvero così.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'