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Case Romane al Celio, un tour notturno con Giovenale e Marziale.

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A Roma, le case costano davvero molto. E sono molto insicure, instabili e pericolanti, soprattutto al centro. Questo quadro desolante spinge molti a pensare che, con lo stesso prezzo di un affitto in città, è possibile acquistare una villa in campagna, a pochi chilometri di distanza.

A Roma, le case costano davvero molto. E sono molto insicure, instabili e pericolanti, soprattutto al centro. Questo quadro desolante spinge  molti a pensare che, con lo stesso prezzo di un affitto in città, è possibile acquistare una villa in campagna, a pochi chilometri di distanza. Il ragionamento non fa una grinza, ma sembra confezionato solo per la nostra epoca, e per agenti immobiliari mediocri che cercano di “piazzare” le loro villette a schiera in Provincia.
Peccato che a pensarla così non siano solo i contemporanei, ma anche Decimo Giunio Giovenale nel primo secolo dell’era cristiana. Il grande scrittore satirico, che fu anche avvocato e poeta, conosceva molto bene la realtà della nostra città, e i suoi stress quotidiani. Un grandissimo punto di osservazione di Giovenale era di certo il Celio, diviso tra ricchi e poveri in poche centinaia di metri. Da una parte, le domus dei benestanti, immerse nel verde, nell’area che oggi guarda al Colosseo. D’altra parte, le insulae dei poveri, case molto più basse e cadenti, distese sul Clivo di Scaurio. Oggi, proprio su quel clivo, c’è la Basilica dei SS. Giovanni e Paolo, e un’isola pedonale non troppo rispettata la sera. Ma sotto la superficie, sopravvivono i resti delle case di allora, curate e restaurate per decenni e, a partire dal 2002, aperte al pubblico per visite guidate e non solo.
Si inizia alle 20 di un sabato sera di fine estate, e l’atmosfera all’ingresso, inutile dirlo, è maestosa e suggestiva: più che di una visita, si tratta di un viaggio nel quotidiano di Roma dal II secolo d.c. all’inizio del Medioevo, quando il martirio dei santi Giovanni e Paolo, ad opera dell’Imperatore Giuliano (l’apostata), aprì la strada alla costruzione della Basilica. In origine, sotto l’attuale chiesa c’erano botteghe artigiane, che godevano del sole attraverso ampie finestre ed erano il segno di un’artigianato fiorente e variegato. Sopra le botteghe, i falegnami, i ceramisti e i tessitori avevano costruito, o si erano fatte costruire, le loro dimore; mai scelta fu più sbagliata e poco lungimirante; le insulae, edificate in laterizio di pessima qualità, erano preda della speculazione edilizia, e periodicamente si incendiavano (o erano incendiate), azzerando in un attimo la vita e il lavoro dei poveri artigiani. Corsi e ricorsi storici, anche in questo caso.
Nei secoli successivi, alcuni ignoti, di certo molto ricchi, acquistarono le ex insulae, e decisero di farne abitazioni di classe. I due piani “artigiani” (casa e bottega) vennero unificati, e il risultato fu un unico ambiente, spazioso e confortevole, con giardini e terme incorporate nel complesso. Gli spazi delle nuove case del Celio furono teatro di incontri amorosi per ricchi e risse furibonde tra poveri; e qui la visita guidata diventa anche evento culturale. Grazie alla cooperativa Spazio Libero, che cura e gestisce l’area archeologica del Clivo di Scauro, in ogni visita la guida è accompagnata da un attore, che aiuta la fantasia di chi è nella casa per la prima volta e lo invita ad immaginarsi le amanti di Properzio, gli scherzi di Marziale, le invettive di Giovenale nel Celio di 2000 anni fa. Stasera c’è Gabriele Picciotto (attore che abbiamo visto tra gli interpreti di Un mondo d’amore di Aurelio Grimaldi), e sembra di vedere un antico romano in persona.
Il Medioevo trascorse lentamente, con le sue contraddizioni e le sue meraviglie. L’area del Celio divenne una zona di culto cattolico, e la memoria delle case con terme era destinata a sparire, sostituita, per molti secoli, da quella del martirio dei 2 Santi. Padre Germano, rettore della Basilica, nel 1887 scopre, suo malgrado, l’esistenza della domus, sotterranea ai luoghi di culto; la scoperta, tuttavia, non fa vivere alle case una nuova esistenza: gli affreschi della casa vengono interpretati in senso cristiano, e vengono unite, idealmente ma non solo, ai 20 piatti di ceramica, trofeo di Terra Santa ai tempi delle Crociate. Ma il silenzio sulle abitazioni non poteva durare a lungo, e oggi i 20 fantastici ambienti del luogo sono tutti visitabili, così come si possono ammirare le tante pitture, datate III e V secolo, che abbelliscono le stanze.
Il viaggio volge al termine, 2 ore volate via veloci e leggere. Ma Giovenale, sempre nelle forme di Gabriele Picciotto, ha tempo di impaurire ancora i visitatori sui pericoli di Roma: “qui si rischia di morire tante volte quante sono le finestre su cui si passa sott”. E ancora: “Sono molti coloro che prendono sonno solo grazie a una rissa”. Denunce precise, puntuali, attuali. Forse il problema di Roma, antica e moderna, sono proprio i Romani e le loro paure.

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