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La saggezza secondo Alanis

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Una ragazza di 34 anni che arriva sul palco struccata, in t-shirt e pantaloni sformati neri, di una taglia che non puo’ essere inferiore alla 46, scarpe basse e capelli sciolti, deve avere per forza qualcosa di interessante da dire.

Una ragazza di 34 anni che arriva sul palco struccata, in t-shirt e pantaloni sformati neri, di una taglia che non puo’ essere inferiore alla 46, scarpe basse e capelli sciolti, deve avere per forza qualcosa di interessante da dire. O, nel suo caso, da cantare. La ragazza è Alanis Morissette e la sua voce graffiante o profonda, a seconda delle necessità, vola nell’aria calda di una notte di luglio e ci racconta molte cose. Innanzitutto ci dice di quando cercava la sua strada e non la trovava. “All I really want” era la prima traccia dell’ album che la fece diventare giustamente famosa, qualche anno fa, “Jagged little pill”. Una sfuriata di chitarre e fisarmonica per capire esattamente quello che voleva. Un testo che in realtà è pieno di domande ma senza nessuna risposta. Si rimane sul vago:”Cosa voglio veramente? Un po’ di pace, un modo per calmare la mia rabbia”, o giu’ di li’. Quando usci’ questa canzone Alanis era venduta dal marketing come la nuova cattiva ragazza del rock, tutta rabbia e trasgressione ma forse era, in parte, solo una copertura pubblicitaria. Certo, una delle tracce piu’ famose di quel disco, “Oughta know” era davvero esplicita ed arrabbiata e a distanza di anni c’è ancora chi la ritiene una sorta di inno post-femminista. E non mancavano parole di fuoco contro la rigida educazione che le era stata impartita. Tutto vero. Ma in quel disco, che rimane il piu’ amato, c’era anche già spazio per la riflessione. “Perfect”, per esempio, è una traccia che non è mai passata per radio ma qui, sugli spalti della Cavea dell’ Auditorium, la cantano tutti, perchè per tutti arriva il momento di confrontarsi con le proprie aspettative e con quelle altrui: “We’ll love you just the way you are, if you’re perfect”. Certo,dice Alanis, così sono bravi tutti… Subito dopo c’è ancora occasione di sincerarsi di come lei sia sempre stata saggia, sebbene molto arrabbiata, anche quando la vendevano come una giovane Courtney Love (che, invece, saggia non è stata mai). Quando scriveva “You learn”, per esempio, aveva già chiaro che imparare e crescere è un processo naturale e quotidiano. Non servono particolari sforzi. Basta vivere. E quando canta a squarciagola il ritornello di “Ironic”, sappiamo tutti di cosa sta parlando. Ironico, anzi ridicolo, è spesso il destino che ti fa trovare traffico quando sei già in ritardo, fa precipitare il tuo aereo la prima volta che ti decidi a prenderne uno o fa finalmente vincere alla lotteria il povero pensionato che pero’ ci rimane secco dall’emozione. Paradossale. Ma non c’è da disperarsi, è così e basta. Anzi, ridiamoci sopra… tanto siamo tutti sulla stessa barca!

Nel corso del concerto c’è naturalmente spazio anche per il nuovo album. Il singolo che lo lancia, “Incomplete”, è una ballata e la versione acustica che propone la canadese ha un’effetto lenitivo rispetto alle parole che ci sono arrivate addosso fino a quel momento. Alanis ci ha raccontato qual’era il suo punto di vista fino a qualche tempo fa e non ci ha risparmiato la durezza dei suoi testi e la potenza della sua voce in rivolta, ma ora ci consola, ci culla con un brano morbido e positivo ma non per questo meno sincero. E’ la sua verità di oggi che si confronta con la sua verità di ieri.
Dai primi brani è passato qualche anno e le parole sono diventate meno aggressive, la voce meno graffiante , le melodie piu’ rilassate. Oggi Alanis preferisce evocare, avvolgere, scaldare e anche quando canta “Moratorium”, la traccia piu’ cupa del suo ultimo disco, l’atmosfera non è rabbiosa ma solo ossessiva e lei si getta in una danza forsennata, girando su se stessa come un derviscio in cerca di chissà quale rivelazione. Ma non urla più. Dev’essere questo che ha imparato nei suoi viaggi in India e nello studio del buddhismo. Non c’è bisogno di strillare tanto. “Thank you”, la canzone che usci’ proprio dopo la sua esperienza in Oriente, e che chiude un bellissimo concerto, è un “grazie” sentito, sincero ed universale. Il buddhismo insegna che le parole hanno un peso e atti come il saluto, il sorriso, il ringraziamento, si portano dietro benefici spirituali che è possibile ottenere e comunicare solo nella sincerità. Perciò, avendo scoperto questo, Alanis ha deciso ad un certo punto di mandare al diavolo il marketing che la voleva tormentata “bad girl” in servizio permanente, e di rilassarsi, ringraziando l’India, il suo pubblico, i suoi cari, il mondo, la vita. “Thank you” canta. E pare davvero pacificata e sincera. Anche se di sicuro, quando serve, si arrabbia ancora.

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