Condividi su facebook
Condividi su twitter

Piante rare e preziose (seconda parte)

di

Data

“…Taking nothing… but memories… …Leaving nothing… but footprints…”

Leggi:
Piante rare e preziose (prima parte)

“…Taking nothing… but memories…

…Leaving nothing… but footprints…”

[Da una cartolina dall’Irlanda, un po’ di tempo fa]

 

– Dall’adolescenza alla giovinezza… Stai dicendo che all’improvviso tutto è cambiato? Com’è possibile?

Eppure! Provare per credere… Non da un giorno all’altro, ma certo da un anno all’altro. Era passata l’anticipazione gioiosa, quella specie di febbre che prendeva già dai primi tepori della primavera e faceva contare i giorni che mancavano alla fine delle scuole, per cominciare le vacanze sull’isola. L’ultima estate fu in tenda: in quattro, con i compagni del liceo.

– E come andò?

Una catastrofe! Le differenze vennero fuori alla prima notte insieme. Uno aveva paura delle formiche; un altro non aveva mai dormito fuori casa e rimase sveglio tutta la notte, a sacramentare. Ci dividemmo due e due…

– Ripartirono o andarono in albergo?

Ripartire no, dopo aver fatto tanto per organizzare quella vacanza; e di alberghi non se ne parlava, a quei tempi, tanto erano fuori dalle nostre possibilità. No! I due ‘delicatini’ si sistemarono con materassini e sacchi a pelo sotto il tavolo della cucina di mia nonna e lì tornavano ogni sera, per tutta la durata della vacanza. Di giorno invece stavamo insieme; cercando di rimanere amici. Ma la scoperta fu ritrovarci diversi… A scuola eravamo così affiatati!

– Invece a te la predilezione per la vita in tenda è restata?

Più in generale un’adattabilità a condizioni diverse di vita, che mi è stata utile in molte situazioni: per esempio quando mi sono ritrovato a dormire lungo i bordi delle strade [Vedi su “O” Piante tossiche, medicamentose, allucinogene (terza parte) 
dell’8.07.07]

– Certo, un minimo di conoscenze botaniche è utile, per evitare di svegliarsi la mattina con il sacco a pelo in mezzo alle ortiche…

Oh, è successo pure questo! Oppure di essere svegliato dalle mucche al pascolo. Non si ha idea di quanto siano grosse le mucche, viste dal basso!

– Ma insomma, questo black-out – chiamiamolo ormonale – per il mondo delle piante, quanto è durato?

Ah, le piante! Le vedevo… Non le vedevo! Molte cose nella vita hanno dei cicli; ci sono sempre, ma si dedica loro più o meno tempo, attenzione, fantasia nei diversi periodi. Cominciava la stagione dei viaggi – piccoli viaggi – e si pensava a mettere su casa. In entrambe le attività le piante tornavano in ballo.

– Nei viaggi..? Per esempio?

Beh, molta parte di quel che si vede, è associare a precedenti conoscenze – ri-conoscerle – e aggiungerne di nuove. Molte cose dei viaggi estivi, e in Italia specie nelle isole maggiori, mi ricordavano profumi, modi di vivere che già avevo conosciuto. …

– Non a caso si parla di una matrice culturale comune tra i popoli mediterranei

Sì, costantemente trovavo tradizioni o anche modi di dire simili, senza considerare le piccole comunità che avevano costituito vere colonie tra un’isola e  l’altra, con scambi reciproci.

– Tra cui le piante…

Si, i trapianti sono facilitati dalle affinità climatiche; piante che si sono selezionate naturalmente per l’adattamento al sole, al vento e alla salsedine. Questo vale sia per le piante spontanee che per quelle coltivate. Essenze come il mirto, il lentisco, l’elicriso, i vari tipi di cisto [vedi su “O”: Piante mediterranee. L’isola misteriosa 
del 27.05.07]; ma anche per piante come i capperi, i fichidindia, le stesse viti tenute basse, a ridosso dei muri, per proteggerle dal vento.

Piantine di elicriso [Helicrysum italicum, dal greco “helios” (sole) e “chrysos” (oro) : oro di (dal) sole – Fam. Asteraceae]. Piantina dei terreni aridi e dei litorali, di color verde glauco, vellutata e lievemente untuosa al tatto. Da tutta la pianta, ma specie dalle infiorescenze essiccate (in estate), si sviluppa allo sfregamento un tipico odore penetrante, speziato
Piantine di lavandula, o lavanda selvatica (Lavandula Stoechas – Fam. Lamiaceae). Crescono spontanee nei climi marini con infiorescenze leggermente diverse da quelle della lavanda (Lavanda spica) e brattee (foglie trasformate che sembrano petali) di diversi colori, oltre che viola-azzurre, anche bianche e rosa
La litodora (Lithodora rosmarinifolia, sin. L. caprense – Fam. Boraginaceae), è una pianta endemica dell’isola di Capri e di poche altre zone marittime in Italia (penisola sorrentina e coste della Sicilia occidentale), dove fiorisce in inverno. Per la rarità e la difficoltà di acclimatazione in altre sedi è divenuta quasi oggetto di culto tra gli amatori; è peraltro reperibile in vivai specializzati.
Ancora piante succulente tipiche e ubiquitarie delle costiere: Carpobrotus edulis (Fam Aizoaceae), originaria del sud-Africa, attecchisce con facilità e con una insolazione adeguata fiorisce generosamente (in primavera); teme il gelo. Fiori viola, gialli o bianchi; produce piccoli frutti commestibili

– Come dire che ovunque, lungo le coste, ti sentivi a casa…

Sì, la flora mediterranea la ritrovavo ovunque; c’erano le stesse piante in Grecia, in Turchia… Il profumo del mirto, gli odori della primavera o dell’estate, arrivando in Sardegna nelle diverse stagioni…

E in Sicilia, l’odore speziato dell’elicriso; quello di fermentazione dei fichi caduti a terra, della passata di pomodoro messa al sole per fare la salsa. In Sicilia ho visto per la prima volta quel fiore profumatissimo che lì chiamano Pomelia o Frangipani (dal nome del famoso profumiere) o anche ‘albero dei gusci d’uovo’, per l’abitudine di proteggerne d’inverno le gemme apicali con dei gusci capovolti.

Plumeria alba – Fam. Apocynaceae. Originaria del Centro America, è stata poi diffusa dai viaggiatori in tutti i paesi a clima tropicale. Ha un profumo indimenticabile e molti usi rituali in Oriente. In Italia è riportata crescere spontaneamente solo a Palermo.

Tornavo dai viaggi con una quantità di semi e tante idee da sperimentare; spesso anche con piccole piantine da trapiantare, frutto del cauto contatto con il proprietario di una pianta vista davanti a una casa; di un sospettoso interrogatorio e infine di una generosa offerta di semi, talee o qualunque altra cosa desiderassi… Ma un bicchiere di vino, prima!

– Le piante come chiave di affratellamento tra i popoli, dunque?

Non fino a tanto, ma almeno argomento per un parlare comune; una facilitazione dei contatti tra le persone…

Tipica della Sardegna è la cosiddetta mimosa saligna (Acacia saligna – Fam. Fabaceae), vero albero dalle foglie allungate piuttosto coriacee e dalla ricchissima fioritura primaverile
Un’altra mimosa (Acacia farnesiana – Fam. Fabaceae) di origine sudamericana, per la prima volta coltivata a Roma negli horti farnesiani, ha portamento ad alberello spinoso e fiori radi in forma di piccoli globi dorati e profumati. Comunemente nota come ‘gaggia’, nelle isole viene chiamata ‘ganzirri’, probabilmente per la provenienza dall’omonimo paese siculo.
Ancora dalla Sicilia, presenza cospicua del verde pubblico, ad esempio nella città di Palermo, è Brachychiton acerifolius – Fam. Sterculiaceae, un albero di origine australiana, dalla sorprendente fioritura. Nella foto sono visibili la tendenza del tronco ad essere bombato in basso (piccolo esemplare coltivato in proprio, ma mai fiorito) e la forma delle foglie simili all’acero, in questa varietà

Lagerstroëmia indica – Fam. Lythraceae, è un vero albero, di origine orientale, dalla fioritura molto appariscente. Recentemente è anche utilizzata a Roma per l’arredo urbano (giardini dell’Eur; dintorni Staz. Termini). Fiorisce in piena estate in diverse varietà di colore (bianco, rosa, rosso, viola)
Ceropegia woodii – Fam. Apocynaceae è una curiosa pianta ricadente d’appartamento, dalle foglie cuoriformi (grigio-verdi, screziate) responsabili dei suoi vari appellativi: ‘pianta dei cuoricini’ (!), chain of hearts. Produce dei bulbilli agli internodi, che possono essere interrati e radicano con facilità. Anche il fiore è curioso, a forma di otricolo allungato e di colore violaceo (v. immagine in basso a destra)

–  Così tornavi dai (..piccoli!) viaggi e arricchivi la tua collezione con piante raccattate in giro; anche perché nel frattempo ti eri stabilizzato in una residenza fuori città, con della terra intorno…

Si, avevo/ho molto spazio; ma può bastare anche il piccolo giardino di casa, o un terrazzo in città. Mi sembrano indispensabili per sviluppare – o mantenere – un qualche tipo di contatto con la natura; perfino per accorgersi del passare delle stagioni…

–  Non tutti sono così fortunati…

Non si tratta di fortuna; è piuttosto un bisogno che nasce da dentro. Qualcuno non può farne a meno. Ho conosciuto gente che fa un vero viaggio per arrivare al posto dove ha un pezzetto di terra; chi va a coltivare il terreno di una sorella, di un amico; alcuni prendono sotto tutela un pezzo abbandonato e nascosto di un parco pubblico. Di quegli eroici ‘giardinieri appassionati’ che sono i pensionati non si parla mai abbastanza… [Vedi su “O”: I giardini di marzo… 
del 4.03.07]

– …Così, un posto per coltivare sarebbe una pre-condizione: come per Virginia Woolf avere ‘una stanza tutta per sé’ lo è per la scrittura…

Sì, e anche una specie di ancoraggio; si dice che i marinai abbiano sempre un pezzo di terra cui tornare…

– Trovi che sia così necessario?

E’ che si arriva a sentirne il bisogno… Di un posto proprio, dove fermare le cose raccolte nel vasto mondo. Perché dietro ogni pianta ci sono ricordi, storie…

– Storie?

Un giardino conserva le impronte di chi ci è passato; le piante che amava chi è andato via. Alla fine di una storia ci si aggira per il giardino e non si sa a chi piacevano le piante che si vedono. Si fatica a ricordare chi ha voluto una cosa o un’altra… Ma il regno vegetale ha una memoria più persistente di quella labile degli umani; non serba rancori né dolore.

– Così è stato per il tuo giardino?

Sì, è cambiato nel tempo; pian piano si è riempito di piante ‘rare e preziose’, appunto, per essere state così desiderate e ‘vissute’. E il piacere è stato poi vederle crescere; cercare di capire le loro esigenze…

– Ti sei fatta un’idea del perché di questa passione per le piante? Non che sia poi così diffusa!

Molti non approfondiscono le motivazioni. Si dovrebbe essere in grado di dire perché si amano. E anche perché non si amano; ci sarà una spiegazione anche per essere del tutto indifferenti ad esse. Di solito la risposta si trova in fatti dimenticati o rimossi, accaduti nell’infanzia: tra i ricordi di quel periodo. Ci sono motivi inconsci anche nella scelta di una pianta dal fioraio, di un mazzo di fiori da regalare; perfino nelle piante che ci piace avere sul balcone di casa! – Perché mi piace? – dovremmo chiederci sempre…

– E’ questo che stai provando a fare, mettendo ordine tra i ricordi?

La predilezione per certe piante è solo una delle possibili sonde. Altri provano a mettere in sequenza i libri, o i film che li hanno particolarmente colpiti e a chiedersi il perché. Se ne può cavare un filo unitario, con risultati sorprendenti… E’ il gioco di una stagione particolare dell’esistenza, quando arriva il tempo in cui si riordinano i ricordi…

– E lo stesso sistema non si potrebbe applicare anche alla scelta delle persone nel corso della propria vita… Alle storie d’amore?

Sì, si potrebbe! Certo è una strada lunga; a volte richiede una introspezione dolorosa… Come si dice: “Ars longa… Vita brevis!”

– Direi di limitarci alle  piante!

Per me va bene, ma si perde molto!

– Oh, per favore!

“Illusioni d’amore – Le motivazioni inconsce nella scelta del partner” (Raffaello Cortina Ed.; la 1° ed. è del 1992), della psicologa Jole Baldaro Verde. Un libro che analizza quel che c’è dietro a molte scelte, apparentemente casuali, in campo affettivo. Può costituire un metodo di indagine applicabile a campi diversi

Diverse sfumature di colore dei fiori di Tibouchina urvilleana – Fam. Melastomataceae, un arbusto originario delle foreste brasiliane e adattabile ai nostri climi. Le foglie hanno un elegante disegno e sono vellutate al tatto
Brunfelsia calycina (Fam. Solanaceae) è il nome di questo piccolo arbusto di facile acclimatazione da noi dove fiorisce ai primi di giugno. Gli inglesi lo chiamano Yesterday Today and Tomorrow per la variazione cromatica del fiore in giorni successivi, dal blu scuro, al celeste, al bianco del terzo giorno, prima di sfiorire.
A sin. particolare della Brunfelsia calycina della foto precedente; a destra Brunfelsia pauciflora macrantha, di diverso portamento, foglie più grandi e fiori radi ma più grossi dell’altra varietà. Con il nome di Verga di S. Josè, la Brunfelsia è molto diffusa in Costarica, dove prende forme diverse, da un grosso cespuglio fino a un alberello

Dicentra spectabilis – Fam. Fumariaceae, una pianta da sottobosco, non troppo alta (max 50 cm) è conosciuta con nomi fantasiosi a causa della forma del fiore: ‘cuore sanguinante’, bleeding heart, ‘cuore di Maria’. Il colore più comune dei fiori è il rosa, ma ne esistono anche varietà di colore bianco e fucsia
Duranta spp. (species) – Fam. Verbenaceae, è un genere originario dell’America del sud, diffuso in Oriente e introdotto da noi da non molti anni. Sono piante adattabili ad usi diversi, per bordure, rampicanti e ricadenti, a seconda della varietà.

 

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'