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Il gallo e lo scorpione di Teodora Castellucci

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Alla 38esima edizione del festival di Santarcangelo, come ho scritto la scorsa settimana, particolare perchè acefalo, autogestito, anarchico e cruciale per l’idea di festival di tutto lo stivale festivaliero estivo, quale è diventato il nostro paese
Alla 38esima edizione del festival di Santarcangelo, come ho scritto la scorsa settimana, particolare perchè acefalo, autogestito, anarchico e cruciale per l’idea di festival di tutto lo stivale festivaliero estivo, quale è diventato il nostro paese, c’è anche spazio per le sorprese e i giovani artisti sorprendenti. Questo contorto e lungo periodo iniziale serve a liquidare la questione del festival che potete dirimere meglio sul sito delle “Altre velocità” ricco di documenti, trasmissioni radio scaricabili in podcast e articoli interessanti: www.altrevelocita.org

La sorpresa in questione è una figlia d’arte e anzi una figlia di una famiglia di artisti, una scuola familiare, come lo era un tempo il circo: lei si chiama Teodora Castellucci, ballerina, figlia di Romeo la mente della Societas Raffaello Sanzio, la compagnia che in questi giorni sta infiammando, ci dicono, il Festival d’Avignone con una elaborazione spettacolare della “Divina Commedia”. Come ha detto una mattina di queste Piergiorgio Giacchè, antropologo teatrale, “le stirpi diventano patetiche quando i figli scimmiottano i padri e i nonni”. Questo non è il caso di Teodora Castellucci che, nonostante i suoi giovanissimi 19 anni, ha trovato uno stile autonomo e originale coinvolgendo anche la più piccola sorella Agata nella danza, 17 anni, e il fratello Demetrio per la musica, 18 anni.

L’esordio dal titolo à elle vide, prodotto da Dewey Dell, è una danza tra due figure, due mostri, due animali, due colori diversi immersi in uno spazio vuoto nero. Il rosso è il gallo, il bianco lo scorpione: il primo è isterico, violento, straripante, nonostante il movimento sia molto contenuto, sui battiti di una furiosa musica tecno mischiata a versi di galli e galline; il secondo immobile, statico, apparentemente pacato, ma pronto a attaccare quando il ritmo incalza. Il gallo è un diavolo con la cresta che può trasformarsi in due corna, spaventoso, mentre il bianco non è angelico con un pungiglione fallico che incombe sulla testa della ballerina. Questa relazione vuota, come ha scritto sulla presentazione dello spettacolo la stessa Teodora, è tra “due caratteri che si rispecchiano nell’espressione, nel comportamento, nel movimento”. L’effetto, soprattutto del ballo del gallo interpretato da Teodora, è strabiliante e muove quasi al terrore lo spettatore che viene trascinato nel profondo di immagini archetipiche cariche di mistero.

Il suo talento, della Castellucci, è di futuro avvenire: è stata soprattutto abile nel re-interpretare un movimento animale per portarlo alle estreme conseguenze fisiche. Il modo di inclinare il capo come per raspare il terreno, il movimento delle mani come se fosse un farfugliare di piume sono alcune parti di questa danza che attrae e spaventa allo stesso tempo.

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