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L’anima delle mucche… assassine

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In occasione del Gay pride che si è svolto sabato a Catania e della presentazione del suo libro "Chi ha paura della mucca assassina", abbiamo incontrato Vladimir Luxuria ed è stata, possiamo dirlo,

In occasione del Gay pride che si è svolto sabato a Catania e della presentazione del suo libro “Chi ha paura della mucca assassina”, abbiamo incontrato Vladimir Luxuria ed è stata, possiamo dirlo, una lezione di anima da uno che l’anima la tira fuori, la forgia, l’ascolta, la porge agli altri con semplicità, franchezza, sincerità. E’ arrivata l’anima di Vladimir Luxuria, si sentiva nell’aria, è arrivata a quelli della prima come a quelli della seconda fila e via via a tutti a quelli che non possono fare a meno di sorridere guardando le sue gambe da uomo, le spalle ma che poi restano rapiti dalle sue parole… la sua anima e stanno lì in silenzio con la voglia di ascoltarlo ancora e ancora fino a quando dentro qualcosa si muove nel silenzio della sala, a tutti. Un signore alla fine si alza e lo confessa: – Adesso sono io a sentirmi diverso -,  perché diversa è la discussione, diverso è tutto, sotto l’apparenza  del parlare di sessualità alludendo all’anima o forse il sesso è una scusa per andare oltre, a fondo.  Ed io ora son qui a chiedermi se i Gay pride, le manifestazioni lesbo trans ecc. siano solo una carnevalata come vogliono farci credere, come è comodo credere per le nostre anime ben sistemate sotto vuoto spinto e circoscritte tra i nostri comodi pensieri.

 

Mi chiamo Luxuria perché un mio amico vedendomi arrivare in palestra sempre luminosa a far casino, a parlare con questo e con quello, mi diceva che ero lussureggiante e mi chiamava così: Luxuria; e allora io presi questo  cognome perché avevo bisogno di cambiare il mio per via delle telefonate minatorie che arrivavano in casa. Il mio vero cognome è Guadagno, il nome lo sapete già.

Sono una ex ventenne ex uomo ex parlamentare, sono una quaranteen ager. La mia storia come quella di tanti inizia in tenera età, quando mi accorgo che mente e corpo prendono strade diverse ancor prima della coscienza della sessualità. Preferivo giocare con le bambole e parlare con le zie piuttosto che ascoltare le partite di calcio. Poi penso: è colpa mia, devo correggermi, cambiare, perché ciò è una mostruosità: – Non fare la femminuccia -,  mi dicono ed io cerco di impormi atteggiamenti  maschili; ma questo non corrisponde alla natura, la natura è per me sentirmi diversa e certo non è un capriccio perché sarebbe più facile non avere questa identità. Faccio la scelta di non soccombere, non reprimermi, reagire agli sguardi, le risatine, gli insulti e confrontarmi con gli altri. Per questo motivo fin dalla tenera età ho preso le parti dei più deboli. Se vedo un film di John Wayne io sto con gli indiani. Io sto lì perché mi sono sentita così,- e poi gli indiani han tutte quelle piume, che per altri motivi ho portato anch’io.

Mi sono trovata a fare militanza nei Gay pride, nel movimento trans e poi nella Mucca assassina e poi come candidata di Rifondazione. Ho usato il lato artistico per esprimere le mie idee. Sono nata a Foggia, cittadina ridente, nel senso che  tutti ridevano di me le prime volte che uscivo vestita da donna; vivo a Roma da ventitré anni, non sono fidanzata, ho una famiglia meravigliosa, alla faccia di quelli che dicono che siamo contro la famiglia. Mucca assassina è il nome di una festa, l’esperienza è nata a partire dal circolo, di cultura omosessuale e per l’assistenza ai malati di aids, Mario Mieli di Roma. Ho conosciuto il circolo perché un mio amico si è ammalato di aids; andavo a trovare Marco, c’era un amico che lo accudiva, gli passava, nelle parti intime, il latte detergente col cotone con una tale delicatezza che mi ricordava la mamma quando cambia il pannolino. Pensavo fosse un parente, un fidanzato. Mi disse di essere semplicemente un volontario dell’associazione Mario Mieli. Andai nella sede; quando sono arrivato ho trovato un edificio fatiscente: acqua che pioveva dal tetto, mura screpolate. Rischiavano la chiusura, entrando mi chiesero cinquanta mila lire. Dissi: organizziamo una festa di autofinanziamento. Nessuno però era disposto ad ospitarci. Alla fine trovammo un centro sociale nella zona Mattatoio di Roma da cui il nome Mucca assassina. All’inizio i gestori si vergognavano ad averci e poi invece… c’erano anche gli attori emergenti che venivano da noi per farsi conoscere. Sono stati dieci anni indimenticabili. Vedere gente che ballava, beveva anche facendosi una canna, era bellissimo: gay trans lesbiche tutti insieme per stare insieme. Mucca assassina è un luogo di aggregazione senza codice di abbigliamento. A noi non interessavano gli stilisti che ti vestono né gli uomini che ti svestono. Pina Baush è venuta a Mucca assassina per ispirarsi e poi i Tiro Mancino e la Cortellesi quando ancora non la conosceva nessuno; era un luogo di creatività artistica.

Quando vedevo i vestiti delle mie sorelle il mio primo pensiero era di infilarmici dentro. Non mi sentivo diversa facendo questo, il mio era un atto di sincerità. Certo per uscire all’inizio dovevo farmi la mappa della città come quando c’è il G8, aver presente cioè la zona dei fasci, quella dei delinquenti ed altre zone della mia città in cui non dovevo andare. E non perché è il sud. Ho ricevuto violenza fisica a Foggia come anche a Londra da un gruppo di skinheads. Ma ho scelto e il dolore di reprimermi sarebbe stato più forte di un pugno in faccia. Quanti! Troppi quelli che fuggono! Quanti i matrimoni di facciata, falsi!

A Foggia c’era un ragazzo che ogni volta che mi vedeva anche da lontano cominciava a gridare fortissimo come un pazzo: “Ricchiò, ricchiò!”. Poi divento onorevole, ritorno e lui s’avvicina tutto prostrato: “Onorevole!” E mi chiede la raccomandazione per il figlio. Ma io gli dico che la raccomandazione non  gliela faccio perché chi fa politica deve aiutare una categoria di persone non gli amici. Questo gli dico. A 16 anni ho provato ad avere una fidanzata, era una ragazza inglese, le spiego tutto, lei ci sta, andiamo su una spiaggia di notte e le dico: fai tu, ed io come Patti Pravo chiudo gli occhi e penso ad un altro, penso ad un uomo ma… abbiamo lasciato perdere.

Che peso ha l’ironia? L’ironia è un mezzo di sopravvivenza come quella volta con Elisabetta Gardini quando si mise a gridare in bagno: “Io mi sento violentata e stuprata da te!”, ed io le dico: “Tesoro, stai tranquilla che né io né tanti uomini in Italia…” L’ironia è un’arma pacifica, con una battuta dimostri di essere più donna di lei. Sì, Simone De Beauvoir, il movimento femminista, hanno dato un grande contributo al movimento lesbo gay trans. Noi siamo angosciati dall’idea che bisogna diventare o solo maschi o solo femmine. Prima dell’ecografia c’era la nonna che con la collana vedeva se il nascituro era maschio o femmina, se la collana faceva un movimento circolare o trasversale ecc. Ora anche dall’ecografia sappiamo che esiste la sindrome di differenziazione sessuale: neonati con l’organo sessuale maschile ed in mezzo ai testicoli la vagina o il clitoride ipertrofico a forma di pene. In questi casi bisogna intervenire entro sei mesi chirurgicamente per decidere.

C’è un’identità parziale in me, non totale col genere femminile, non mi definisco una donna ma una trans. Non ho intenzione di operarmi, sono una trans gender: transito nei due generi. Cosa mi offende? Gli insulti non mi offendono, c’ho la corazza, mi offende l’ignoranza. la non disponibilità a sentire le ragioni degli altri, mi offende chi usa la violenza…

Perché il bisogno di esibizionismo? Ma una trans viene considerata esibizionista già per il solo fatto di vestirsi da donna! Poi ci sono quelli che fanno spettacolo, e chi fa spettacolo è esibizionista. Nei Gay pride l’esibizionismo è una reazione al buio in cui ci costringono. Poi ci sono le trans sudamericane che usano le piume perché ciò fa parte della loro cultura. Hanno meno problemi a mostrare il corpo. Sfilare per una città per loro significa questo. Ma sono la minoranza, venti persone al massimo. La maggior parte sono mamme di omosessuali, gente in jeans e maglietta. Certo i media guardano quello che decidono debba far notizia. E poi chi è esibizionista? Avete visto i politici davanti ad una telecamera? Sembrano le falene attratte dalla luce.

No, non vivo con mia mamma. Convivo con una donna alla pari (vive con me ed io la pago); non sopporto la solitudine; la sera tornando mi piace avere qualcuno con cui parlare, e poi quelle storie di persone che magari le trovano morte dopo dieci giorni… mi fanno tristezza. Con mia mamma abbiamo avuto una storia simile nel senso che anche lei ha dovuto affrontare una gravidanza nel ’65 in tempi in cui una borghese che  sposava un contadino si metteva contro la famiglia e poi andava all’altare con l’abito color crema, non con quello bianco.

No non voglio avere un figlio anche se potrei farne ed avrei amiche disposte ad accogliere il mio seme. Avete sentito del trans dell’Oregon che ha partorito, lui è un trans (io sono una trans) che ha mantenuto la vagina che gli ha permesso di partorire; per il resto lui ha fatto la mastoplastica demolitiva, ha assunto testosterone per i peli ecc. io invece ho fatto la mastoplastica additiva e così ecco svelato il mistero delle tette, sì mi stanno crescendo un bel paio di tette. Ci sono trans che hanno figli, ho un’amica trans con dei figli, si fa chiamare papà a seguito di colloqui con psicologi e pediatri; ci sono certo dei momenti strani forse di comicità come l’altro giorno al supermercato quando durante un momento di gran confusione lei si è voltata perché dall’altro lato i ragazzi la chiamavano: – Papààààà! – Eppure io non li vedo dei ragazzi disastrati, con problemi. Sul tema della genitorialità ci sono ancora molte resistenze,non sto parlando dell’Italia dove già i Dico sarebbero una rivoluzione, dico dell’estero dove già esiste un dibattito sulla genitorialità.

 

Quando finisce l’incontro pensiamo sia un vero peccato, un vero peccato davvero; c’eravamo abituati al suo volto bello e simpatico, il modo altrettanto divertente e accattivante di raccontarci le cose, la sua vita… l’ anima.

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