Boris, l’antifiction di culto

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Sono iniziate da pochi giorni a Roma le riprese della seconda stagione di Boris. Nuovi personaggi e l’ironia di sempre…

Sono iniziate da pochi giorni a Roma le riprese della seconda stagione di Boris. Nuovi personaggi e l’ironia di sempre…
Boris, il pesciolino rosso che presta il nome alla fiction, ha ancora molto da osservare e imparare mentre nuota e sbircia quello che lo circonda dalla sua piccola vasca di cristallo.
Quando, lo scorso anno, ha debuttato sul canale satellitare Fox, Boris è immediatamente diventata un vero fenomeno di culto. La prima stagione era incentrata sulle vicende di una troupe televisiva sul set della soap Occhi del cuore 2 (sempre sul punto di chiudere visto lo scarso successo degli Occhi del cuore 1): i protagonisti principali erano il regista Renè (Francesco Pannofino) sempre alle prese con attori e attrici scadenti tra i quali Stanis (Pietro Sermonti), Corinna (Carolina Crescentini), la nuova arrivata Cristina (Eugenia Costantini) e Karin (Karin Proia). Accanto a loro Arianna, assistente alla regia interpretata da Caterina Guzzanti, non a caso tra le guest star della seconda serie di “Boris” dovrebbe esserci suo fratello Corrado Guzzanti, mentre nella prima stagione l’ospite d’onore è stato un attore di gran livello come Roberto Herlitzka, oltre a Giorgio Tirabassi e Valerio Mastandrea. Il tutto è raccontato dal punto di vista di Alessandro (Alessandro Tiberi), stagista sfruttato innamorato del mondo dello spettacolo.
Boris (soggetto di Luca Manzi e Marco Mazzotta, sceneggiatura di Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo) racconta, con sarcasmo e ironia, costumi e malcostumi di un particolare modo di fare tv. Modello di riferimento in grado di conquistare il pubblico grazie all’ironia, al linguaggio originale e alla scelta degli attori. Di fianco all’idea, di per sé originale (il dietro le quinte dello show ricorda un po’ Studio 60, la serie americana sul mondo di un grande network televisivo ispirato alla NBC), si deve sottolineare il tono dissacrante e lo humor con cui le vicende vengono raccontate; una sorta di parodia della “classica” fiction.
I cliché sono tutti presenti. Così come l’ironia per raccontarli. Uno dei meriti di Boris consiste, infatti, nella dose di acidità e sarcasmo intelligente con cui si fotografano caratteri e situazioni, tic e tormentoni. Corrette le citazioni e i rimandi ad altre fiction di successo, d’altronde, quasi tutti gli attori della serie si sono misurati più volte con il genere sotto esame.
Un progetto senza dubbio coraggioso, che presenta la fiction in tutte le sue declinazioni, mettendola finalmente a nudo e smascherando i meccanismi con cattiveria e irriverenza. Una serie che, prendendo in giro questo sistema produttivo, tenta di dare un nuovo input a chi scrive e realizza la fiction italiana, dimostrando come si possa ancora raccontare con libertà, originalità e intelligenza senza sottostare alle leggi dell’audience.
Quasi un paradosso che, al tempo stesso, crea ritmo, dialettica e non-sense a suo modo intriso di una sua carica sferzante e persino brillante.
Peccato solo che non sembra ancora arrivato il tempo di vedere una serie del genere sulla televisione generalista e per seguirla dobbiamo per forza rifugiarci sul satellite di Sky.

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