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Piante clandestine in città

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È esperienza comune che le cose – anche le persone a volte – che ci stanno sempre davanti agli occhi, vengano a noia o nel migliore dei casi, non ci si accorga più della loro presenza.

È esperienza comune che le cose – anche le persone a volte – che ci stanno sempre davanti agli occhi, vengano a noia o nel migliore dei casi, non ci si accorga più della loro presenza. C’è bisogno allora di uno shock, di una rottura dell’abitudine che ce le faccia di nuovo apprezzare in una luce diversa.

È stata l’intuizione di base dell’opera pluriennale di una singolare coppia di artisti visuali, Christo e Jeanne-Claude, famosi per aver ‘incartato’, ovvero ricoperto con enormi teli di plastica, le strutture più disparate: monumenti, ponti, isole e coste, ma anche alberi e parchi cittadini. Il critico d’arte David Bourdon ha descritto le istallazioni di Christo come “revelation through concealment”: una rivelazione attraverso l’occultamento, o anche una sorta di sottolineatura, per l’inserimento di un elemento estraneo. Una simile disposizione d’animo ci dovrebbe guidare nelle nostre esplorazioni in città; potremmo allora vedere le cose abituali con uno sguardo vergine, come se fosse la prima volta.

Christo e Jeanne-Claude: istallazione ‘The Wall’, Wrapped Roman Wall. Mura Pinciane, Roma; 1974
Christo e Jeanne-Claude: istallazione ‘Wrapped Trees’, Fondation Beyeler and Berower Park, Riehen, Switzerland 1997-98
Christo e Jeanne-Claude: istallazione ‘The Gates’ Central Park, New York City; 2005

I monumenti cittadini cambiano d’aspetto con le stagioni, per la sovrapposizione di ‘enwrappement’ vegetali non meno stranianti dei teloni di plastica. È il caso della vite canadese, Parthenocissus tricuspidata, che – a differenza della congenere Parthenocissus quinquefolia, dalla disordinata vegetazione a colonne ricadenti – copre i muri in modo così completo e regolare che se per qualunque motivo (strappando le foglie di una certa zona, per esempio) una parte del muro rimane scoperta, le foglie delle zone vicine migrano a riempire il buco.

Parte delle mura romane del Castrum Praetorium di fianco a Porta Pia, coperte da cissus (Parthenocissus tricuspidata – Fam. Vitaceae). La copertura è completa e ordinata e segue il contorno del muro

Ma le sorprese per lo sguardo, in città, non finiscono qui. A ben guardare, qualunque angolo può riservare una novità; in ogni stagione, ma più facilmente in primavera-estate.

Può entrare a far parte di personali riti di sicurezza andare a cercare, anno dopo anno, presenze note nei vari angoli della città. Se non proprio in tutta la città, nelle zone più conosciute per frequentazione giornaliera.

Un occhio attento e curioso può imbattersi allora in una quantità di piante inconsuete. A volte è una fioritura esplosiva, a calamitare l’attenzione; altre volte la presenza di una pianta, di cui magari si ha un vago ricordo, che non ci si aspetterebbe di trovare in città: – Ehilà! E tu che ci fai qui? Non c’eravamo visti in India, l’ultima volta?

Inopinatamente a Roma, in via Spallanzani, si incontra una tropicale (sud-americana in origine) acclimatata nel clima cittadino. È Jacaranda mimosaefolia (sin. acutifolia) – Fam. Bignoniaceae, dall’esplosiva fioritura blu-pervinca a metà giugno.
La Jacaranda in un altro contesto ‘straniato’; qui tra le viti in una ambientazione ai castelli romani
Particolare dei fiori di Jacaranda, tubulosi-campanulati, come si conviene ad una bignoniacea
Nel cortile dell’Istituto G. Eastman, su Viale Regina Margherita, a Roma, si trova questo alberello sempreverde di origine brasiliana, fruttifero di facile acclimatazione in Italia. È Feijooa sellowiana – Fam. Myrtaceae; anche conosciuta come Guayabo o Gauyaba del Brasile.
Particolare dei fiori e frutto della Feijoa. I fiori hanno numerosi stami rossi e petali bianchi carnosi, commestibili, di sapore dolce; così come i frutti, verdi e allungati con la polpa biancastra, finemente granulosa, dal particolare aroma
Una pianta che attrae più per le sue bacche rosse (autunnali) che non in questa stagione, è il sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia – Fam. Rosaceae); qui all’interno del Policlinico Umberto 1° di Roma, davanti all’ex 1a Clinica Medica, sullo sfondo di una palma e di un angolo di architettura umbertina
Il melograno, Punica granatum – Fam. Lythraceae – è una pianta comune nei nostri climi, con portamento ad alberello, dai ‘bei vermigli fior’, presenti proprio in questa stagione. In alcune varietà i fiori sono giganti, variegati, simili a quelli dell’azalea. Entrambe fotografate nei giardini dell’Istituto G. Eastman, su Viale Regina Margherita a Roma
Grande albero fiorito di bianco fotografato ancora a Roma, Policlinico Umberto 1°, nei pressi della banca interna. Si tratta di Catalpa bignonioides – Fam. Bignoniaceae

La Catalpa è di origine nord-americana ma di facile disseminazione spontanea. I fiori tubulosi sono riuniti in inflorescenze a corimbo; ad essi segue la comparsa di numerosi baccelli allungati che rimangono appesi alla pianta per tutto l’autunno e l’inverno, ripieni di semi neri, alati

Intrigante la presenza di una pianta inconsueta in uno spazio pubblico. In un giardino privato si può ipotizzare una sensibilità ‘amatoriale’ del proprietario; ma in uno spazio pubblico? C’è arrivata da sola o ce l’ha messa qualcuno? Un giardiniere appassionato? Un progettista botanico con predilezioni esotiche?

Alcune piante sicuramente non possono ritrovarsi ‘per caso’ in un posto. Veri giganti vegetali, sono state certo piantate in origine da qualcuno che forse non ne aveva previsto lo sviluppo in altezza, alla ricerca della luce tra i palazzi.

Come due maestosi esemplari di Cinnamomum Camphora, un grande albero sempreverde di origine asiatica, dalle belle foglie lucide e coriacee che emanano, se stropicciate, un inconfondibile odore: dalla corteccia e dal legno si estraggono la resina e l’olio essenziale di canfora.

Grande albero di canfora Cinnamomum camphora – Fam. Lauraceae, qui fotografato all’interno dl Policlinico Umberto 1° di Roma, nelle vicinanza dell’ingresso posteriore del Pronto Soccorso
Altro enorme albero di canfora nei pressi della stazione Termini, in un piccolo giardino-parco giochi, all’incrocio via Volturno – via Cernaia

Non sono molti i grandi alberi dalla fioritura blu che è possibile incontrare in città; quei pochi si impongono subito all’attenzione e destano curiosità anche in chi di piante poco si interessa. Oltre alla Jacaranda, anche la Paulownia presenta fiori di colore blu-pervinca, ma ha foglie larghe e coperte da una sottile peluria nella pagina inferiore (tomentose); la fioritura è alquanto più precoce (aprile).

All’interno dell’Università ‘La Sapienza’, davanti alla Facoltà di Matematica c’è questa pianta inusuale, a fioritura primaverile di colore blu: Paulownia tomentosa – Fam. Scrophulariaceae. In questa stagione la pianta sta preparando i semi, all’interno di capsule biconvesse, come piccole noci (foto in alto)
Fiori, foglie e semi di Melia Azedarach (denominaz. americana: Chinaberry) – Fam. Meliaceae. I fiori, profumati, sono poco appariscenti e quasi scompaiono tra il vigoroso fogliame
Il tipico aspetto invernale della pianta di Melia Azedarach, con le numerose bacche dorate sui rami spogli. Qui fotografata con i ruderi romani di Jerash (Giordania) sullo sfondo.

Interi viali di Melia sono stati espiantati in anni recenti nel quartiere Appio-Latino. Forse per l’invasività della specie o anche per la tossicità dei  semi (ausano disturbi gastro-intestinali e neurotossicità). Sono andato a ricercarle, senza più trovarle. Ma non me le sono sognate; quelle piante le ricordo bene… Ne ho preso dei semi che hanno poi invaso un mio spazio in campagna, impegnandomi in una strenua lotta per tenerle a bada. Come per le acacie (Robinia pseudoacacia: anche esse infiltrata dal Nord-America) ogni seme che cade a terra dà origine ad una nuova pianta!

Alcuni semi di piante non stanziali si propagano – da una sede primitiva in giardini privati o vivai – per uno scherzo del vento o per l’opera di un raccoglitore incauto. Difficile resistere al fascino di un seme sconosciuto e al miracolo di vederne germogliare una pianta. La storia del fagiolo miracoloso – che cresce, cresce, invade la casa fino a sollevare il tetto e continua a salire verso il cielo – é rimasta nella memoria di tutti i bambini…

Può essere il caso di una liana sudamericana – Araujia sericofera – interessante per l’aspetto ceroso dei fiori, molto profumati e ricchi di nettare e per l’originale contenitore dei semi: un involucro per forma e dimensioni simile a una pera, contenente una miriade di semi neri con una coda costituita da filamenti sericei (da cui sericofera) per favorirne la disseminazione a distanza con il vento.

Altra pianta esotica, rinvenuta per caso in un contesto cittadino: Araujia sericofera (Fam. Asclepiadaceae), capace – con il profumo e la ricchezza del suo nettare – di attirare gli insetti notturni che spesso rimangono imprigionati (…per questo è chiamata ‘pianta crudele’!)

Si sarà capito, a questo punto, che la zona di Roma che abitualmente frequento è più o meno triangolare, estesa tra il quartiere S. Lorenzo e la Nomentana, con uno degli apici su Porta Pia e sconfinamenti occasionali verso la stazione Termini.

Le piante inusuali ed esotiche in città saranno centinaia, favorite dai recenti cambiamenti climatici e dalla diffusione dei viaggi in paesi lontani. Lungi dall’averne considerato anche solo una minima parte – si sono esclusi di proposito i parchi cittadini e l’orto botanico – rimane l’indicazione di metodo: prestare attenzione a qualunque elemento botanico inusuale attragga il nostro sguardo; seguire una pianta nel suo ciclo vitale, attraverso le stagioni (in un areale limitato, come quello delle nostre peregrinazioni giornaliere attraverso la città non è impossibile). Qualunque curiosità è ora facile da soddisfare attraverso il ricchissimo catalogo di immagini disponibile in rete, anche se il sistema alternativo – quello delle quattro chiacchiere tra ‘maniaci’ – è altrettanto efficace e certo più divertente.

Tornando al mio ‘territorio’: le zone intorno alle stazioni sono in tutto il mondo quartieri malfamati, e da noi non fanno eccezione. Infatti…

Una clandestina di origine americana (nome di battaglia: Phytolacca) è stata sorpresa dall’obbiettivo (v. sotto, foto di sinistra) mentre adesca i passanti lungo un marciapiede, adiacenze stazione Termini. Identificata e schedata. Se nel frattempo non cambieranno le norme della buoncostume, sarà da considerare prossimamente anche un dossier su “Le piante da marciapiede”…

Crescita spontanea di Phytolacca americana (Fam. Phytolaccaceae) in una fessura tra il marciapiede e un muro. I semi della pianta sono considerati tossici (irritanti gastrointestinali)
Aspetto generale della Fitolacca, a diffusione spontanea per disseminazione da parte degli uccelli. La pianta è anche conosciuta come ink plant, perché il succo dei suoi frutti, di un intenso colore violaceo, veniva in passato utilizzato come inchiostro

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